I prezzi dell’oro sono saliti nelle contrattazioni asiatiche di giovedì, recuperando dai minimi di un mese, anche se i guadagni sono rimasti contenuti mentre i mercati valutano le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran e un orientamento più restrittivo della Federal Reserve.
Nonostante il recupero, il metallo prezioso è rimasto sotto pressione per tutto il mese di aprile, poiché la domanda di beni rifugio è stata in gran parte compensata dalla forza del dollaro e dalle preoccupazioni che il conflitto con l’Iran possa alimentare l’inflazione.
L’oro spot è salito dello 0,5% a 4.564,12 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro sono aumentati dello 0,3% a 4.575,66 dollari l’oncia alle 02:12 ET (06:12 GMT).
Anche altri metalli preziosi hanno recuperato dalle recenti perdite. L’argento spot è salito dell’1,2% a 72,2485 dollari l’oncia, mentre il platino spot è avanzato del 2% a 1.918 dollari l’oncia.
L’oro sotto pressione dopo i segnali più restrittivi della Fed
L’oro era sceso bruscamente durante la notte dopo che la Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati mercoledì. Tuttavia, la riunione ha evidenziato crescenti divisioni tra i membri riguardo all’orientamento accomodante della banca centrale.
Tre membri del comitato hanno espresso opposizione alla linea accomodante, citando rischi inflazionistici più elevati e incertezza legata al conflitto con l’Iran.
Questo sviluppo ha portato i trader a ridurre ulteriormente le aspettative di tagli dei tassi nel 2026. Il dollaro si è rafforzato giovedì, proseguendo i guadagni dei giorni precedenti.
La riunione di mercoledì è stata anche l’ultima sotto la guida del presidente Jerome Powell, che ha annunciato che lascerà l’incarico ma resterà nel consiglio come governatore.
Kevin Warsh, indicato come suo successore, dovrebbe essere confermato nelle prossime settimane e ha già dichiarato al Congresso di non aver preso impegni per ridurre i tassi.
Tassi elevati penalizzano asset senza rendimento come l’oro, aumentando il costo opportunità rispetto a investimenti che generano interessi.
Oltre alla Fed, anche la Bank of England e la Banca Centrale Europea annunceranno le loro decisioni nel corso della giornata.
Il rally del petrolio alimenta i timori sull’inflazione
I mercati dei metalli preziosi hanno continuato a subire pressioni a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio, con il Brent salito ai massimi da quattro anni.
Il movimento segue notizie secondo cui Donald Trump riceverà un briefing su ulteriori opzioni militari contro l’Iran, tra cui attacchi diretti, una riapertura parziale forzata dello Stretto di Hormuz e operazioni speciali sui depositi di uranio.
L’aumento del petrolio ha intensificato i timori di inflazione energetica, spingendo le banche centrali verso politiche più restrittive, un fattore che pesa sull’oro dall’inizio del conflitto.

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