Le borse europee scendono tra il rally del petrolio e le attese per le banche centrali: DAX, CAC, FTSE100

Le azioni europee hanno aperto in calo giovedì, penalizzate da un forte aumento dei prezzi del petrolio ai massimi intraday dall’inizio del conflitto con l’Iran, mentre gli investitori si preparavano a una serie di decisioni chiave sui tassi di interesse.

Alle 07:00 GMT, lo Stoxx 600 perdeva lo 0,5%, il DAX scendeva dell’1,0%, il CAC 40 cedeva l’1,3% e il FTSE 100 arretrava dello 0,1%.

Il petrolio in rialzo alimenta i timori dei mercati

Il Brent, riferimento globale del greggio, ha superato i 125 dollari al barile durante la notte dopo indiscrezioni secondo cui Donald Trump dovrebbe ricevere un briefing su possibili nuovi attacchi militari contro l’Iran.

L’iniziativa sarebbe vista come uno strumento per superare lo stallo nei negoziati con Teheran sul programma nucleare, secondo Axios.

Trump ha inoltre scritto sui social media: “Iran can’t get their act together. They don’t know how to sign a nonnuclear deal. They better get smart soon!”

Gli analisti di Deutsche Bank hanno affermato che queste tensioni, insieme alla continua chiusura dello Stretto di Hormuz, hanno “alimentato crescenti timori di uno shock stagflazionistico prolungato” legato all’aumento dei prezzi dell’energia. Hanno aggiunto che tali preoccupazioni hanno già pesato sui mercati asiatici e si stanno ora trasmettendo alle borse europee e ai future statunitensi.

Banche centrali sotto i riflettori

Con il rischio geopolitico in aumento e i prezzi dell’energia elevati, l’attenzione si concentra ora sulle decisioni della European Central Bank e della Bank of England attese più tardi nella giornata.

La BCE dovrebbe mantenere il tasso sui depositi al 2%, ma gli analisti di Deutsche Bank sottolineano che i mercati iniziano a prezzare un rialzo nella riunione di giugno, vista l’esposizione dell’Europa al rincaro del petrolio.

“[S]o the question today is whether the ECB validates that view,” hanno scritto gli analisti.

Per la Bank of England, si prevede anch’essa una pausa sui tassi al 3,75%, accompagnata però da segnali di rischio legati a una crescita più debole e a pressioni inflazionistiche in aumento.

La decisione della Fed evidenzia divisioni interne

Anche la Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi mercoledì, come previsto, ma la decisione ha messo in luce profonde divisioni tra i membri.

Il presidente Jerome Powell ha dichiarato che resterà nel consiglio della banca centrale dopo la fine del suo mandato a maggio, una scelta inusuale che potrebbe complicare il passaggio di consegne a Kevin Warsh, indicato da Trump come suo successore.

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