Shock energetico e crescita più debole riaccendono i timori di stagflazione per le azioni europee: Goldman Sachs

Secondo Goldman Sachs, il rischio di stagflazione è tornato al centro del dibattito sulle azioni europee, mentre l’aumento dei prezzi dell’energia legato al conflitto in Medio Oriente si combina con revisioni al ribasso delle prospettive di crescita nella regione.

Gli strateghi della banca affermano che le tensioni geopolitiche hanno spostato il quadro macroeconomico lontano dal precedente scenario favorevole definito “Goldilocks”. Il team commodities di Goldman ha rivisto al rialzo le previsioni sui prezzi dell’energia, prevedendo ora Brent a 80 dollari al barile nel quarto trimestre del 2026, rispetto ai 60 dollari previsti prima del conflitto. Anche il gas europeo è visto più in alto, con il TTF atteso a 40 euro per megawattora, contro i 30 euro stimati in precedenza.

Parallelamente, gli economisti della banca hanno ridotto le previsioni di crescita dell’area euro. Il PIL è ora previsto in aumento dello 0,7% su base annua nel quarto trimestre, rispetto all’1,4% stimato prima della guerra. Anche le stime sull’inflazione sono state riviste al rialzo: l’inflazione headline è ora prevista al 3,2% entro il secondo trimestre, rispetto al 2% stimato in precedenza.

Di fronte a questo contesto, le banche centrali hanno assunto un orientamento più restrittivo. I mercati ora prezzano tre rialzi dei tassi della Banca Centrale Europea quest’anno, mentre prima del conflitto le aspettative sui tassi erano rimaste sostanzialmente stabili.

Goldman non considera ancora la stagflazione come lo scenario di base, ma avverte che i rischi sono aumentati. La banca ha osservato che “l’equilibrio dei rischi è peggiorato e la probabilità di uno scenario stagflazionistico è aumentata.” Gli strateghi hanno inoltre sottolineato che le sensibilità macroeconomiche tendono a essere non lineari, con rischi al ribasso più elevati qualora le interruzioni nello Stretto di Hormuz dovessero protrarsi.

Storicamente, i periodi di stagflazione sono stati difficili per i mercati azionari. L’analisi di Goldman mostra che il rendimento reale trimestrale mediano dello STOXX 600 scende a circa -1% durante fasi di stagflazione, rispetto a circa +3% negli altri contesti economici.

“La stagflazione esercita una doppia pressione sulle azioni: (1) comprimendo i fondamentali attraverso la pressione sui margini e (2) comprimendo le valutazioni tramite tassi più elevati e prospettive sugli utili più incerte”, hanno scritto in una nota gli strateghi guidati da Guillaume Jaisson.

Nonostante l’aumento dei rischi, la banca ritiene che i mercati azionari non abbiano ancora pienamente scontato uno scenario stagflazionistico. Sebbene la rotazione settoriale abbia iniziato ad assomigliare a un tipico schema da stagflazione — con Energia, titoli Value e settori Difensivi che sovraperformano rispetto a Growth e Ciclici — il livello degli indici principali suggerisce che gli investitori ritengano ancora lo shock contenuto.

“Una forte riprezzatura delle politiche ha creato un regime all’interno di un regime”, hanno scritto gli strateghi, aggiungendo che l’attuale contesto sta generando movimenti settoriali improvvisi e talvolta non lineari, rendendo difficile individuare vincitori e perdenti costanti.

In termini di posizionamento, Goldman continua a privilegiare un’impostazione difensiva. La banca è sovrappesata su Telecomunicazioni e Beni di consumo di base, mentre sottopesa Beni di consumo discrezionali, Auto e Chimica.

Vede inoltre opportunità nei settori Difesa e Infrastrutture fiscali, e continua a considerare le banche europee come un’interessante opportunità value per gli investitori che ritengono destinato a ridursi il rischio di stagflazione, citando utili resilienti e caratteristiche favorevoli di redditività.

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *