Le azioni di Trevi Finanziaria Industriale (BIT:TFIN) sono crollate di oltre il 37% lunedì dopo che il gruppo ingegneristico italiano ha annunciato un aumento di capitale da 100 milioni di euro e un ampio piano di rifinanziamento del debito, sviluppi che hanno messo in secondo piano il quarto anno consecutivo di miglioramento della redditività.
La società con sede a Cesena, specializzata nelle opere nel sottosuolo, ha registrato un forte aumento dell’utile netto attribuibile al gruppo, salito a 8,1 milioni di euro nell’esercizio 2025 rispetto a 1,5 milioni di euro dell’anno precedente.
L’EBITDA ricorrente è cresciuto del 2,2% a 85,5 milioni di euro, con margini in miglioramento al 13,7%. Tuttavia, gli investitori hanno reagito negativamente all’effetto diluitivo dell’aumento di capitale e alla riclassificazione di una parte significativa del debito a breve termine.
Il pacchetto finanziario approvato dal consiglio di amministrazione mira a rafforzare la struttura patrimoniale di Trevi attraverso diverse misure. Tra queste figura un nuovo finanziamento ammortizzabile quinquennale da 170 milioni di euro destinato a rifinanziare le passività esistenti, inclusa un’obbligazione da 50 milioni di euro in scadenza nel 2026.
CDP Equity, azionista sostenuto dallo Stato con una partecipazione del 21,3%, si è impegnato a sottoscrivere la propria quota pro-rata dell’aumento di capitale da 100 milioni di euro, mentre Mediobanca ha firmato un accordo di pre-garanzia per la restante parte. In vista dell’operazione, Trevi ha inoltre proposto un raggruppamento azionario nel rapporto di una nuova azione ogni 20 esistenti.
Sul piano operativo, il gruppo continua a beneficiare di una forte domanda. Gli ordini acquisiti hanno raggiunto il livello record di 734,3 milioni di euro nel 2025, in aumento del 21% rispetto all’anno precedente.
Questo slancio è proseguito anche all’inizio del 2026 con nuovi contratti, tra cui il progetto Manhattan Jail a New York e il progetto Taziz Salt negli Emirati Arabi Uniti. A fine febbraio il portafoglio ordini complessivo ammontava a 837 milioni di euro.
Nonostante questa solida pipeline, le previsioni per il 2026 indicano un temporaneo rallentamento della redditività. Trevi prevede ricavi compresi tra 640 milioni e 670 milioni di euro, mentre l’EBITDA ricorrente è atteso tra 70 milioni e 80 milioni di euro, in calo rispetto agli 85,5 milioni del 2025, principalmente a causa di un diverso mix geografico dei progetti.
L’amministratore delegato Giuseppe Caselli ha definito l’operazione finanziaria un passaggio strategico fondamentale per rafforzare la flessibilità finanziaria e sostenere il nuovo piano industriale 2026-2029.
Il piano punta a una crescita media annua dei ricavi del 5,5% e mira a ridurre l’indebitamento finanziario netto fino a livelli prossimi allo zero entro la fine del periodo.
La divisione principale Trevi continua a rappresentare il motore delle attività del gruppo, mentre la divisione Soilmec, dedicata alle attrezzature, ha registrato una ripresa delle vendite negli Stati Uniti nella seconda metà del 2025 dopo la maggiore chiarezza sulle misure tariffarie locali.

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