Le azioni europee hanno registrato modesti rialzi mercoledì, con gli investitori impegnati a valutare una nuova tornata di risultati societari in attesa dei dati preliminari sull’inflazione dell’area euro attesi più tardi in giornata.
Alle 08:02 GMT, il DAX tedesco avanzava dello 0,2%, il CAC 40 francese guadagnava lo 0,4% e il FTSE 100 britannico saliva dello 0,3%.
Stagione degli utili in primo piano, UBS si distingue
La forte correzione dei metalli preziosi iniziata alla fine della scorsa settimana si è stabilizzata, consentendo agli investitori di tornare a concentrarsi sulla stagione delle trimestrali, che resta intensa con numerose grandi società europee attese alla prova dei conti.
UBS (NYSE:UBS) ha brillato dopo aver comunicato un aumento del 56% dell’utile netto, ben oltre le attese, sostenuto dalle solide performance delle divisioni wealth management e investment banking. La banca svizzera, il maggiore gestore patrimoniale al mondo, ha inoltre annunciato l’intenzione di riacquistare almeno 3 miliardi di dollari di azioni nel 2026, lo stesso importo dello scorso anno, con l’obiettivo dichiarato di “fare di più”.
GSK (LSE:GSK) ha attirato l’attenzione dopo aver previsto una crescita più lenta delle vendite nel 2026, nella prima guidance presentata dal nuovo amministratore delegato Luke Miels. Il gruppo farmaceutico sta orientando la strategia verso il rafforzamento della pipeline per contrastare le future scadenze brevettuali dei principali farmaci contro l’HIV.
Novartis (NYSE:NVS) ha indicato un calo dell’utile operativo nel 2026 nell’ordine di una bassa percentuale a una cifra, penalizzato dalla crescente concorrenza di versioni più economiche di prodotti affermati, tra cui il farmaco cardiologico Entresto.
Nel settore bancario, Banco Santander (LSE:SAN) ha riportato un aumento del 12% dell’utile attribuibile per il 2025, il quarto anno consecutivo di risultati record, grazie a un solido margine di interesse e a commissioni ai massimi storici.
Crédit Agricole (EU:ACA) ha invece registrato un calo del 24% dell’utile netto nel quarto trimestre, appesantito da una rilevante charge di prima consolidazione legata alla partecipazione in Banco BPM, che ha oscurato ricavi annuali record e una proposta di aumento del dividendo.
Lo sguardo si sposterà anche su Wall Street, dove dopo la chiusura sono attesi i conti di Alphabet (NASDAQ:GOOG). La casa madre di Google dovrebbe riportare un aumento dei ricavi del 15,5% a 111,37 miliardi di dollari. Gli investitori guarderanno soprattutto ai piani di spesa per il 2026, alle prospettive della domanda cloud e agli aggiornamenti sui vincoli di capacità legati all’intelligenza artificiale.
In arrivo i dati sull’inflazione dell’area euro
Sul fronte macroeconomico, nel corso della giornata sono attesi i dati preliminari sull’inflazione dell’area euro di gennaio, alla vigilia della decisione sui tassi della Banca Centrale Europea. Le attese indicano un lieve rallentamento dell’inflazione annua all’1,7%, ben al di sotto dell’obiettivo del 2% della BCE.
La banca centrale dovrebbe lasciare i tassi invariati al 2% per la quinta riunione consecutiva. Tuttavia, uno scostamento significativo dai dati attesi potrebbe riaccendere le preoccupazioni dei policymaker, che di recente hanno segnalato i rischi legati al rapido apprezzamento dell’euro contro il dollaro e al suo potenziale effetto disinflazionistico.
Il petrolio prosegue il rialzo
I prezzi del petrolio hanno continuato a salire, sostenuti dalle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran, che alimentano timori di possibili interruzioni delle forniture dalla regione.
Il Brent con consegna ad aprile è salito dello 0,1% a 67,40 dollari al barile, mentre il WTI ha guadagnato lo 0,2% a 63,38 dollari. Entrambi i benchmark avevano chiuso la seduta precedente con rialzi prossimi al 2%.
Secondo quanto riportato martedì, gli Stati Uniti avrebbero abbattuto un drone iraniano che si avvicinava a una portaerei americana nel Mar Arabico, mentre alcune motovedette iraniane sarebbero state avvistate nei pressi di una petroliera battente bandiera statunitense nello Stretto di Hormuz. Gli episodi si sono verificati alla vigilia di colloqui programmati tra Washington e Teheran, sollevando dubbi sulla loro effettiva realizzazione.

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