Le Borse europee avanzano leggermente mentre si arresta il calo dei metalli; Publicis sotto i riflettori: DAX, CAC, FTSE100

Le Borse europee hanno mostrato lievi rialzi martedì, sostenute dalla chiusura positiva di Wall Street e dai segnali che la recente ondata di vendite sui metalli preziosi è stata di breve durata.

Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco saliva dello 0,8%, il CAC 40 francese guadagnava lo 0,4% e il FTSE 100 britannico avanzava dello 0,1%.

Mercati dei metalli più stabili migliorano il sentiment

Dopo alcune sedute di forte volatilità, segnate in particolare dal brusco calo dei prezzi di oro e argento tra la fine della scorsa settimana e il weekend, i mercati globali sembrano essersi stabilizzati. I metalli preziosi hanno recuperato terreno lunedì, rafforzando la fiducia degli investitori e spingendo il Dow Jones Industrial Average a salire di oltre 500 punti, pari a circa l’1%, a Wall Street.

Il sentiment globale ha beneficiato anche dell’annuncio del presidente statunitense Donald Trump, arrivato nella tarda serata di lunedì, di un accordo commerciale con l’India che riduce i dazi sui beni indiani al 18% dal precedente 50%. L’intesa, giunta dopo mesi di negoziati, è stata interpretata come un passo verso la normalizzazione delle relazioni commerciali.

Publicis al centro dell’attenzione

In Europa l’attenzione torna sulla stagione delle trimestrali, con numerose grandi società attese alla prova dei conti questa settimana.

Publicis Groupe (EU:PUB) è sotto i riflettori dopo che una serie di importanti acquisizioni di clienti ha spinto i ricavi sottostanti del quarto trimestre oltre le attese. Il gruppo pubblicitario francese ha generato nel 2025 un free cash flow di 2,03 miliardi di euro prima delle variazioni del capitale circolante, in crescita del 10,6% su base annua, e ha proposto un dividendo di 3,75 euro per azione, in aumento del 4,2%, interamente pagato in contanti.

Anche Amundi (EU:AMUN) ha pubblicato risultati solidi, riportando un aumento del 6% dell’utile ante imposte rettificato nel 2025 a 1,86 miliardi di euro, sostenuto da afflussi netti record pari a 88 miliardi di euro, in concomitanza con il lancio del nuovo piano strategico fino al 2028.

Akzo Nobel (EU:AKZA) ha invece segnalato un netto miglioramento dei margini nel quarto trimestre rispetto all’anno precedente, mentre il produttore olandese di vernici affronta una domanda debole e prosegue il percorso verso una possibile fusione con la statunitense Axalta Coating Systems.

Gli investitori guardano anche a una fitta agenda di risultati a Wall Street, con i conti di PayPal (NASDAQ:PYPL), Pfizer (NYSE:PFE) e Marathon Petroleum (NYSE:MPC), in attesa dei numeri di Advanced Micro Devices (NASDAQ:AMD) dopo la chiusura. Il sentiment sui titoli legati all’intelligenza artificiale resta fragile dopo i risultati deludenti di Microsoft (NASDAQ:MSFT) della scorsa settimana.

Inflazione francese in calo

I dati diffusi in mattinata indicano che le pressioni inflazionistiche restano contenute in Francia, la seconda economia dell’area euro. I prezzi al consumo sono scesi dello 0,3% su base mensile a gennaio, con un aumento annuo limitato allo 0,3%, inferiore alle attese dello 0,6%.

La Banca Centrale Europea terrà una riunione di politica monetaria nel corso della settimana ed è ampiamente previsto che mantenga i tassi invariati al 2% per la quinta volta consecutiva. La presidente Christine Lagarde potrebbe essere interrogata sull’impatto di un euro più forte sull’inflazione, dopo che la valuta unica ha superato brevemente quota 1,20 dollari la scorsa settimana, il livello più alto dal 2021. Sebbene l’euro abbia poi ritracciato, resta in rialzo di oltre il 2% nelle ultime due settimane.

Il petrolio continua a scendere

I prezzi del petrolio sono scesi anche martedì, per la seconda seduta consecutiva, dopo che l’allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran ha ridotto il premio di rischio geopolitico sul mercato del greggio. Il Brent ha perso lo 0,4% a 65,96 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è sceso dello 0,4% a 61,90 dollari.

Entrambi i benchmark avevano già registrato un calo superiore al 4% nella seduta precedente, dopo che Trump ha dichiarato che l’Iran sta “seriamente dialogando” con Washington, segnalando una possibile de-escalation con il Paese membro dell’OPEC. Secondo Reuters, Iran e Stati Uniti dovrebbero riprendere i colloqui sul nucleare venerdì in Turchia.

A pesare ulteriormente sui prezzi è stato anche il rafforzamento del dollaro, con l’indice del biglietto verde vicino ai massimi di una settimana, rendendo il petrolio denominato in dollari più costoso per gli acquirenti esteri.

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