I prezzi dell’oro hanno proseguito il calo nelle contrattazioni asiatiche di venerdì, penalizzati da prese di profitto dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha segnalato che annuncerà il nome del prossimo presidente della Federal Reserve nel corso della giornata. La prospettiva di una maggiore chiarezza sulla leadership della banca centrale ha spinto gli investitori a ridurre l’esposizione dopo il forte rally di gennaio.
L’oro spot è sceso del 3,6% a 5.180,26 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro con scadenza aprile hanno perso il 2,8% a 5.199,24 dollari l’oncia alle 01:28 ET (06:28 GMT). Nonostante il brusco arretramento, il metallo prezioso resta avviato a chiudere un gennaio eccezionale, dopo aver toccato una serie di massimi storici nel corso del mese.
In calo anche gli altri metalli preziosi dopo una settimana molto volatile. L’argento spot ha ceduto il 5,5% a 109,2920 dollari l’oncia, ritracciando dal record segnato giovedì, mentre il platino spot è sceso del 6,5% a 2.474,98 dollari l’oncia. Giovedì l’oro aveva raggiunto un massimo vicino a 5.600 dollari l’oncia, sostenuto dalla domanda di beni rifugio dopo le notizie su possibili ulteriori attacchi statunitensi contro l’Iran. Le contrattazioni sono state brevemente disturbate anche da un problema tecnico alla London Metal Exchange.
Trump pronto ad annunciare il candidato alla Fed; Warsh in pole position
Trump ha dichiarato ai giornalisti giovedì sera che annuncerà venerdì mattina il nome del prossimo presidente della Federal Reserve. Diverse indiscrezioni indicano l’ex governatore della Fed Kevin Warsh come principale candidato, un’ipotesi rafforzata dalle parole dello stesso Trump. “Molte persone pensano che sia qualcuno che avrebbe potuto essere lì già qualche anno fa”, ha detto il presidente.
Warsh, che nel 2017 aveva perso la corsa alla guida della Fed contro Jerome Powell, ha in larga parte sostenuto le richieste di Trump per tagli dei tassi più aggressivi. La sua possibile nomina arriva in un contesto di crescente incertezza dei mercati sull’indipendenza della banca centrale, dopo le ripetute pressioni pubbliche di Trump per una forte riduzione dei tassi.
La Fed ha lasciato invariato il costo del denaro nella riunione di questa settimana e Powell, nella conferenza stampa successiva, ha invitato il suo eventuale successore a non farsi coinvolgere nella politica elettorale. L’annuncio di Trump potrebbe eliminare una fonte rilevante di incertezza per i mercati, riducendo parte della domanda di oro come bene rifugio.
Detto ciò, l’ipotesi di una politica monetaria più accomodante sotto una nuova leadership potrebbe sostenere l’oro nel lungo periodo. Le perdite più contenute dei futures rispetto al prezzo spot suggeriscono che il mercato stia già scontando questo scenario.
Oro in rialzo di circa il 20% a gennaio, argento guida i guadagni
Nonostante il forte calo di venerdì, l’oro spot resta in rialzo di circa il 20% nel mese di gennaio, mentre anche gli altri metalli preziosi sono avviati a chiudere con guadagni consistenti.
Il metallo giallo è stato al centro di un forte flusso verso i beni rifugio, alimentato dall’aumento delle tensioni geopolitiche globali, in particolare tra gli Stati Uniti e altre grandi potenze. A sostenere il comparto ha contribuito anche il netto indebolimento del dollaro, legato alle preoccupazioni sulla solidità fiscale degli Stati Uniti e all’incertezza sulla politica dei tassi.
Anche argento, platino e palladio hanno beneficiato degli acquisti, con l’argento protagonista assoluto di gennaio, avviato a un rialzo superiore al 50%. Il platino segna un progresso di circa il 20%, mentre il palladio guadagna quasi il 18%.

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