I future azionari statunitensi hanno registrato un lieve arretramento venerdì, mentre gli investitori valutavano le crescenti speculazioni su una possibile nomina di Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve. Sul fronte societario, Apple ha fornito un forte sostegno grazie a risultati trimestrali solidi, mentre i metalli preziosi hanno ritracciato dai massimi storici. Intanto, il rischio di uno shutdown del governo statunitense sembra essere stato scongiurato.
Apple brilla nel trimestre e migliora le prospettive
Apple (NASDAQ:AAPL) ha pubblicato risultati nettamente superiori alle attese in termini di ricavi e utili nel primo trimestre fiscale, che include il periodo natalizio. Il gruppo ha registrato la migliore crescita trimestrale delle vendite di iPhone degli ultimi quattro anni, con ricavi da iPhone in aumento del 23,3% su base annua a 85,27 miliardi di dollari, il dato più elevato dal quarto trimestre del 2021.
La domanda è stata particolarmente forte per la nuova gamma iPhone 17, soprattutto per i modelli Pro di fascia alta, consentendo ad Apple di aumentare la quota di mercato globale degli smartphone a circa il 20% nel 2025, dal 18% del 2024. La società ha inoltre sorpreso positivamente sul fronte della guidance, prevedendo una crescita dei ricavi fino al 16% nel trimestre di marzo, sostenuta dalla domanda di iPhone, da una forte ripresa in Cina e da un’accelerazione in India. Le spese operative sono attese tra 18,4 e 18,7 miliardi di dollari, leggermente superiori a quelle del primo trimestre.
Nonostante i risultati brillanti, Apple ha segnalato persistenti vincoli dal lato dell’offerta. “Al momento siamo vincolati. E a questo punto è difficile prevedere quando domanda e offerta torneranno in equilibrio”, ha dichiarato l’amministratore delegato Tim Cook, aggiungendo: “stiamo riscontrando una minore flessibilità nelle catene di fornitura rispetto al normale, in parte a causa dell’aumento della domanda di cui ho appena parlato”. Come molti operatori del settore, l’azienda continua a fare i conti con la scarsità di chip di memoria, che incide sulla produzione.
Future USA in calo con il ritorno alla cautela
I future di Wall Street hanno mostrato un calo, con un atteggiamento più prudente degli investitori in vista dell’annuncio sulla Fed. Alle 03:25 ET, i future sull’S&P 500 cedevano 55 punti (-0,8%), quelli sul Nasdaq 100 erano in calo di 240 punti (-0,9%) e i future sul Dow Jones perdevano circa 400 punti (-0,8%).
Giovedì, Wall Street ha chiuso una seduta mista: S&P 500 e Nasdaq Composite in ribasso, appesantiti dal comparto tecnologico dopo le perdite di Microsoft (NASDAQ:MSFT), mentre il Dow Jones Industrial Average ha registrato un lieve progresso. Su base settimanale, S&P 500 e Nasdaq sono in rialzo di circa lo 0,8%, mentre il Dow è leggermente negativo.
L’attenzione resta alta anche su una nuova tornata di trimestrali, con i risultati attesi da Exxon Mobil (NYSE:XOM), Chevron (NYSE:CVX), American Express (NYSE:AXP), Verizon (NYSE:VZ), Regeneron Pharmaceuticals (NASDAQ:REGN) e Aon (NYSE:AON).
Kevin Warsh favorito per la guida della Fed
Il presidente Donald Trump ha dichiarato giovedì sera che annuncerà a breve il nome del successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve, alimentando le ipotesi su Kevin Warsh, ex governatore della Fed, come principale candidato. “Molte persone pensano che sia qualcuno che avrebbe potuto essere lì già qualche anno fa”, ha detto Trump. “Sarà una persona molto rispettata, conosciuta da tutti nel mondo finanziario”.
Le dichiarazioni sono state interpretate come un chiaro riferimento a Warsh, che nel 2017 aveva perso la corsa alla presidenza della Fed proprio contro Powell. Reuters ha riferito che Warsh ha visitato la Casa Bianca giovedì, mentre Wall Street Journal e Bloomberg hanno indicato che l’amministrazione si sta preparando a nominarlo.
Warsh è considerato favorevole a tassi di interesse più bassi, in linea con le posizioni espresse da Trump nell’ultimo anno, ma è visto anche come una scelta relativamente moderata rispetto ad altri nomi circolati. Trump ha più volte criticato Powell per non aver tagliato i tassi in modo più deciso, alimentando timori sull’indipendenza della banca centrale, rafforzati all’inizio del mese quando Powell ha definito politicamente motivata un’indagine penale sui lavori di ristrutturazione della Fed.
Accordo last-minute evita lo shutdown
Si è attenuata anche l’incertezza politica dopo il raggiungimento di un accordo notturno per evitare un nuovo shutdown del governo federale. La Casa Bianca e i Democratici al Senato hanno concordato di far avanzare un ampio pacchetto di leggi di spesa, separando il bilancio del Dipartimento per la Sicurezza Interna e finanziandolo temporaneamente per due settimane ai livelli attuali.
Sabato rappresentava la scadenza per approvare cinque leggi di spesa necessarie a mantenere operative ampie parti dell’amministrazione federale. L’amministrazione Trump aveva già affrontato uno shutdown di 43 giorni lo scorso autunno. L’intesa è vista come un modo per guadagnare tempo in vista di ulteriori negoziati, soprattutto dopo le polemiche sull’applicazione delle politiche migratorie seguite alla morte dei cittadini statunitensi Alex Pretti e Renee Good a Minneapolis.
Oro, argento e petrolio in ritracciamento
I metalli preziosi hanno registrato un forte calo dopo aver toccato livelli record, complice il rafforzamento del dollaro legato alle attese su un presidente della Fed meno accomodante. L’oro spot è sceso del 3,1% a 5.184,26 dollari l’oncia, mentre i future sull’oro con scadenza aprile hanno perso il 4,1% a 5.151,24 dollari. Nonostante la correzione, l’oro resta in rialzo di oltre il 20% da inizio gennaio, avviandosi verso il sesto aumento mensile consecutivo e il miglior rialzo mensile dal 1982.
Anche gli altri metalli hanno rallentato dopo una settimana molto volatile: l’argento spot è crollato del 7,3% a 106,073 dollari l’oncia dopo aver toccato un record giovedì, mentre il platino ha perso l’8,5% a 2.394,98 dollari.
I prezzi del petrolio sono scesi dopo tre sedute consecutive di rialzo, pur restando avviati verso forti guadagni settimanali, con il mercato concentrato sui rischi geopolitici legati a un possibile intervento militare statunitense contro l’Iran. Il Brent è sceso dell’1,8% a 68,36 dollari al barile, mentre il WTI ha perso l’1,8% a 64,24 dollari. Entrambi i benchmark restano comunque in rialzo di oltre il 5% su base settimanale.
L’OPEC e i suoi alleati, noti come OPEC+, si riuniranno domenica. Le indiscrezioni indicano che il gruppo dovrebbe mantenere invariata la produzione, dopo aver sospeso da gennaio gli aumenti mensili avviati nel 2025, quando l’offerta era cresciuta di circa 2,9 milioni di barili al giorno, contribuendo a indebolire i prezzi a causa dei timori di eccesso di offerta e di un rallentamento della domanda globale.

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