Oro e argento ai massimi storici mentre le tensioni USA-Iran spingono la domanda di beni rifugio

I prezzi di oro e argento hanno raggiunto nuovi record giovedì, con l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran che ha rafforzato la domanda di asset considerati beni rifugio.

L’oro è salito fino a un massimo storico vicino ai 5.600 dollari l’oncia, proseguendo il forte rialzo dopo le indiscrezioni secondo cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe valutando una nuova azione militare contro l’Iran. Anche l’argento ha toccato livelli senza precedenti, superando quota 119 dollari l’oncia, sostenuto da flussi difensivi altrettanto robusti.

Il rally dei metalli preziosi non mostra segnali di rallentamento in un contesto di crescenti rischi geopolitici globali, che ha spinto gli investitori verso asset fisici e rifugi sicuri. A sostenere i prezzi hanno contribuito anche la debolezza del dollaro e l’incertezza sulla politica statunitense, mentre anche il rame ha segnato nuovi massimi storici nel corso della seduta.

L’oro spot è balzato di oltre il 2% fino a un record di 5.595,41 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro con consegna ad aprile hanno toccato un picco di 5.625,89 dollari. Pur ritracciando leggermente dai massimi, il metallo giallo si manteneva ben al di sopra dei 5.500 dollari alle 00:45 ET (05:45 GMT). L’argento spot è salito di oltre l’1% fino al massimo storico di 119,4280 dollari l’oncia.

“L’oro non è più soltanto una copertura contro le crisi o l’inflazione; è sempre più visto come un asset neutrale e affidabile di conservazione del valore, che offre anche diversificazione in una gamma più ampia di scenari macroeconomici”, hanno scritto gli analisti di OCBC in una nota.
“Questo aiuta a spiegare perché le correzioni tendono a essere contenute e ben supportate”, hanno aggiunto. OCBC ha recentemente rivisto al rialzo la previsione sul prezzo dell’oro per il 2026 a 5.600 dollari l’oncia.

Trump valuta un attacco contro l’Iran – CNN

Secondo quanto riportato da CNN nella serata di mercoledì, Trump starebbe considerando un “nuovo attacco di ampia portata” contro l’Iran dopo lo stallo dei negoziati sul programma nucleare e sulla produzione missilistica del Paese. La notizia arriva dopo il dispiegamento di diverse navi statunitensi in Medio Oriente e le precedenti minacce di azione militare, che Trump ha presentato come un possibile sostegno alle proteste diffuse in Iran.

In precedenza, Trump aveva scritto sui social media invitando l’Iran a raggiungere un accordo “giusto ed equo” con Washington e a cessare le proprie attività nucleari. Ha inoltre avvertito che un eventuale prossimo attacco statunitense sarebbe molto più grave di quello condotto a metà del 2025, quando le forze USA colpirono i principali siti nucleari iraniani.

Secondo CNN, l’amministrazione starebbe ora valutando raid aerei contro leader iraniani e funzionari della sicurezza ritenuti responsabili dell’uccisione di manifestanti, oltre a ulteriori attacchi contro infrastrutture nucleari. Qualsiasi escalation rischierebbe di far aumentare drasticamente le tensioni in Medio Oriente, con l’Iran che ha promesso una dura rappresaglia.

Le tensioni geopolitiche legate alla politica estera statunitense sono state un importante fattore di sostegno per l’oro e per gli asset rifugio, soprattutto dopo l’incursione militare lanciata da Washington in Venezuela all’inizio del mese. Anche le richieste di Trump su Groenlandia hanno contribuito a questo clima, sebbene nelle ultime settimane il tono sia apparso più moderato.

L’oro è rimasto sostanzialmente indifferente alla decisione della Federal Reserve di lasciare invariati i tassi di interesse, come ampiamente previsto. La banca centrale ha inoltre presentato una valutazione positiva dell’economia statunitense, mentre il presidente Jerome Powell ha evitato di rispondere a domande sull’indipendenza della Fed nel contesto di un’indagine del Dipartimento di Giustizia.

Platino tonico, rame ai massimi

La forza dell’oro si è estesa anche agli altri metalli, favorita dalla debolezza del dollaro e dalla ricerca di beni rifugio fisici. Il platino spot è salito del 2,6% a 2.775,73 dollari l’oncia, restando vicino ai massimi recenti e non lontano dai record toccati all’inizio del mese, dopo aver seguito l’oro nel rally di fine 2025.

Anche il rame ha partecipato al rialzo, con i futures di riferimento sul London Metal Exchange in crescita di oltre il 6% fino a un record di 14.123,95 dollari la tonnellata. Il metallo rosso ha beneficiato anche delle notizie su un possibile ulteriore sostegno politico al settore immobiliare cinese, un’importante fonte di domanda in quello che è il principale Paese importatore di rame al mondo.

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *