I prezzi del petrolio sono rimasti sostanzialmente invariati lunedì, mantenendo i recenti rialzi mentre gli operatori valutavano l’aumento delle tensioni geopolitiche a fronte delle persistenti preoccupazioni per un possibile surplus di offerta, in attesa anche delle indicazioni della Federal Reserve nel corso della settimana.
Alle 22:18 ET (03:18 GMT), i future sul Brent con scadenza marzo scendevano dello 0,1% a 65,84 dollari al barile, mentre il WTI statunitense perdeva anch’esso lo 0,1% a 61,03 dollari al barile.
Entrambi i benchmark avevano guadagnato oltre il 2% venerdì, sostenuti da un aumento dei premi per il rischio geopolitico.
Le tensioni geopolitiche sostengono i prezzi
Il sentiment di mercato resta fragile dopo che gli Stati Uniti hanno segnalato un irrigidimento della postura militare. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che un’”armata” di forze navali statunitensi — incluso un gruppo da battaglia con portaerei — è diretta verso il Medio Oriente, in un contesto di crescenti tensioni con l’Iran. Un eventuale conflitto che coinvolga Teheran alimenta i timori di interruzioni nelle spedizioni di greggio da una delle principali aree produttive mondiali.
I mercati petroliferi hanno inoltre risentito delle recenti tensioni geopolitiche legate alla Groenlandia, che hanno contribuito ad aumentare la volatilità sui mercati finanziari globali.
Sul fronte dell’offerta, parte delle pressioni al ribasso si è attenuata dopo il ritorno a pieno regime della principale rotta di esportazione del greggio kazako. Il Caspian Pipeline Consortium ha comunicato che il terminale sul Mar Nero è tornato operativo dopo il completamento delle riparazioni a un punto di ormeggio, consentendo la ripresa delle esportazioni a livelli normali.
Timori di eccesso di offerta e attesa per la Fed
Nonostante il supporto nel breve periodo fornito dal contesto geopolitico, gli investitori restano cauti sulle prospettive di medio termine. Persistono i timori che il mercato petrolifero possa trovarsi in surplus più avanti nell’anno, qualora la crescita della produzione superi quella della domanda, soprattutto con l’offerta dei produttori non OPEC che continua a mostrarsi resiliente.
L’attenzione si sposta ora sulla riunione di politica monetaria della Federal Reserve prevista questa settimana, con i mercati che si attendono in larga parte tassi invariati. Gli investitori analizzeranno attentamente le indicazioni della Fed per cogliere segnali sui tempi di eventuali tagli dei tassi più avanti nell’anno, dato che le aspettative sui tassi possono influenzare la domanda di petrolio attraverso l’impatto sulla crescita economica e sul dollaro statunitense.

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