Intesa Sanpaolo smentisce le indiscrezioni su una quota Generali legata a Caltagirone

Le voci su Assicurazioni Generali (BIT:G) sono state nettamente ridimensionate dopo le prese di posizione sia di Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) sia del gruppo Caltagirone (BIT:CALT), in seguito a notizie di stampa che ipotizzavano una possibile operazione sulle azioni del Leone di Trieste.

Le indiscrezioni sono partite dal sito Lo Spiffero, secondo cui un consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo, riunitosi in una non meglio precisata domenica, avrebbe approvato l’acquisto della partecipazione del gruppo Caltagirone in Generali. Ricostruzione che è stata rapidamente smentita.

Un portavoce di Intesa Sanpaolo ha ribadito nel fine settimana che il consiglio in calendario il 1° febbraio sarà dedicato esclusivamente all’esame del bilancio e del piano industriale 2026-2029, respingendo “qualsiasi altra insinuazione come infondata”.

Anche il gruppo Caltagirone, che detiene il 6,2% di Generali, ha definito la notizia “priva di fondamento”, sottolineando che non c’è stato “alcun contatto con Intesa su questo tema”.

Nonostante le smentite ufficiali, Lo Spiffero ha insistito, scrivendo:
“Mentre le dichiarazioni ufficiali negano persino l’esistenza di contatti, fonti milanesi e romane, diverse ma convergenti, confermano che un dialogo tra Messina e Caltagirone esiste. Non un caffè casuale, non un saluto di cortesia, ma una discussione sul dossier Generali all’interno del più ampio terremoto MPS-Mediobanca”.

Il sito ha collegato il presunto confronto al più ampio dossier relativo all’aggregazione tra Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca. Nell’ambito di questo processo, Siena dovrà presentare entro marzo il piano industriale alla Banca centrale europea, chiarendo se Mediobanca resterà indipendente e quotata o verrà completamente integrata, con un’eventuale uscita dalla Borsa.

In caso di integrazione totale, la partecipazione di circa il 13% che Mediobanca detiene in Generali finirebbe sotto il controllo diretto di Monte dei Paschi, diventando una leva strategica o una pedina negoziale. Questo scenario viene indicato come possibile fonte di attrito tra l’amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio — favorevole a una lettura più “finanziaria” degli asset di Generali — e Francesco Gaetano Caltagirone, che ha costruito una parte rilevante della propria influenza proprio intorno a Monte dei Paschi.

Sul fondo pesa anche la situazione a Siena, dove il rinvio al 28 gennaio del regolamento per il rinnovo del consiglio di amministrazione ha aggiunto ulteriore incertezza, tra tensioni sulla composizione delle liste e l’ombra dell’inchiesta milanese.

A Piazza Affari, intanto, il titolo Intesa Sanpaolo ha avviato la settimana a 5,84 euro, in rialzo dello 0,8%, riducendo il calo da inizio anno a circa il 2%.

La scorsa settimana UBS ha alzato i target price su diverse banche italiane, portando quello di Intesa Sanpaolo da 6,15 a 6,45 euro, di BPER da 11,8 a 13,1 euro e di Banco BPM da 12,5 a 12,8 euro. La raccomandazione resta buy sui primi due titoli e neutral su Banco BPM.
“Il quadro è solido, ma serve una scintilla di crescita per ridurre il gap di valutazione con la Spagna”, hanno sintetizzato gli analisti, ricordando che lo scorso anno le banche italiane hanno sottoperformato quelle spagnole in Borsa, invertendo la tendenza vista nel 2023-2024.

Intesa Sanpaolo continua comunque a presentare un profilo valutativo favorevole, con un consenso degli analisti orientato in prevalenza al positivo. Secondo i dati di Investing.com, 16 analisti su 19 raccomandano l’acquisto del titolo, con una sola indicazione hold e due sell. Il target price medio a 12 mesi è pari a circa 5,68 euro, con stime comprese tra 5,30 e 6,40 euro.

Un quadro simile emerge anche da Valueinvesting.io, che segnala una raccomandazione media “Buy” sulla base di 27 analisti e un prezzo obiettivo medio a 12 mesi di 5,44 euro, incorporando un potenziale upside di circa il 7,5% rispetto alle quotazioni attuali.

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