Le Borse europee hanno mostrato un andamento misto mercoledì, con gli investitori improntati alla cautela in vista del discorso del presidente degli Stati Uniti Donald Trump al World Economic Forum, previsto più tardi nella giornata.
Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco cedeva lo 0,3%, il CAC 40 francese era sostanzialmente invariato, mentre il FTSE 100 britannico guadagnava lo 0,1%.
Trump in arrivo a Davos
Il sentiment di mercato è stato sotto pressione questa settimana dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato un’escalation di dazi contro diversi alleati europei qualora gli Stati Uniti non fossero autorizzati ad acquistare la Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca.
Parlando in una conferenza stampa martedì sera, Trump ha ribadito la sua posizione secondo cui l’isola dovrebbe diventare territorio statunitense.
“Penso che troveremo una soluzione che renderà la NATO molto felice e renderà molto felici anche noi. Ma ne abbiamo bisogno per motivi di sicurezza. Ne abbiamo bisogno per la sicurezza nazionale”, ha dichiarato.
Alla domanda su fino a che punto sarebbe disposto a spingersi per ottenere la Groenlandia, Trump ha risposto in modo evasivo: “Lo scoprirete”,
alimentando i timori che possa sfruttare il palco di Davos per intensificare la sua pressione, con il rischio di inasprire ulteriormente i rapporti con gli alleati europei.
In precedenza, Christine Lagarde, presidente della European Central Bank, aveva affermato che l’economia europea necessita di una “profonda revisione” per affrontare “l’alba di un nuovo ordine internazionale”. Lagarde ha aggiunto che i dazi statunitensi avrebbero probabilmente solo un impatto inflazionistico limitato complessivamente, pur colpendo più la Germania rispetto alla Francia, sottolineando però che l’Europa sarebbe più forte eliminando le barriere commerciali non tariffarie all’interno dell’Unione.
Inflazione britannica in accelerazione a dicembre
L’inflazione nel Regno Unito è risultata superiore alle attese a dicembre. L’indice dei prezzi al consumo su base annua è salito al 3,4% dal 3,2% di novembre, superando le attese del 3,3%, secondo i dati diffusi in mattinata.
L’inflazione britannica resta la più elevata tra i Paesi del G7, nonostante una crescita economica debole. Tuttavia, gli economisti si aspettano un forte rallentamento nei prossimi mesi, quando gli aumenti dello scorso anno delle tariffe energetiche e di altri prezzi regolamentati usciranno dal confronto annuo.
Società in evidenza
Sul fronte societario, Burberry (LSE:BRBY) ha superato le attese sulla crescita delle vendite nel trimestre natalizio e ha confermato una previsione di utile annuo in linea con il consenso, grazie al miglioramento della domanda in Cina e al rinnovato focus sulle radici britanniche del marchio.
Premier Foods (LSE:PFD) ha pubblicato risultati solidi per il terzo trimestre, con ricavi dei marchi in aumento del 5,2% dopo un Natale migliore delle attese.
Atos (EU:ATO) ha comunicato ricavi preliminari per l’esercizio 2025 pari a 8 miliardi di euro, centrando l’obiettivo, e una fuoriuscita di cassa inferiore alle previsioni.
Barry Callebaut (BIT:1BARN) ha registrato un calo del 9,9% dei volumi di vendita nel primo trimestre e ha annunciato che Hein Schumacher assumerà il ruolo di amministratore delegato entro fine mese.
InPost (EU:INPST) ha riportato un aumento del 25% dei volumi di pacchi nel 2025, grazie alla forte crescita internazionale e al balzo delle consegne nel Regno Unito, raggiungendo il record di 1,4 miliardi di pacchi.
Fuori dall’Europa, Netflix (NASDAQ:NFLX) è finita sotto i riflettori dopo aver superato le attese su ricavi e utili del quarto trimestre, annunciando però una pausa nei riacquisti di azioni per rafforzare la liquidità in un contesto di forte competizione per Warner Bros Discovery.
Petrolio in calo sulle tensioni legate alla Groenlandia
I prezzi del petrolio sono scesi bruscamente mercoledì, a causa dei timori per la crescita globale legati alle minacce statunitensi di nuovi dazi nel contesto della disputa sulla Groenlandia.
Il Brent è sceso dell’1,5% a 63,95 dollari al barile, mentre il WTI ha perso l’1,3% a 59,56 dollari. Entrambi i contratti avevano chiuso la seduta precedente in rialzo di circa l’1,5% dopo che il Kazakistan, produttore OPEC+, aveva sospeso temporaneamente la produzione in due giacimenti.
Oltre alle tensioni geopolitiche, il mercato attende il rapporto mensile dell’Agenzia Internazionale dell’Energia più tardi nella giornata, oltre agli aggiornamenti sulle scorte di petrolio e benzina negli Stati Uniti. I dati settimanali dell’American Petroleum Institute sono attesi in giornata, mentre quelli ufficiali dell’Energy Information Administration saranno pubblicati giovedì, entrambi con un giorno di ritardo a causa di una festività federale negli Stati Uniti.

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