Bitcoin (COIN:BTCUSD) ha registrato un calo durante la sessione asiatica di lunedì, riducendo parte del rimbalzo della scorsa settimana dopo che le nuove minacce tariffarie del presidente statunitense Donald Trump — legate alla Groenlandia — hanno indebolito il sentiment verso gli asset rischiosi.
La flessione di Bitcoin ha pesato anche sull’intero comparto crypto, con diversi token esposti a prese di profitto dopo i guadagni registrati nei giorni precedenti.
Bitcoin è sceso del 2,8% a 92.519,6 dollari alle 00:56 ET (05:56 GMT). Dopo un rialzo di circa il 5% la scorsa settimana, la principale criptovaluta mondiale tratta ora al di sotto dei recenti massimi.
Il clima è stato ulteriormente appesantito dal rinvio di un disegno di legge molto atteso negli Stati Uniti, volto a definire un quadro normativo per il settore crypto. Il dibattito è stato posticipato dopo le obiezioni sollevate da alcune voci dell’industria, in particolare Coinbase, aumentando l’incertezza per gli investitori.
I dazi sulla Groenlandia colpiscono il rischio
Trump ha dichiarato di voler imporre dazi fino al 25% sulle importazioni provenienti da diverse grandi economie europee — tra cui Danimarca, Francia e Regno Unito — finché non verrà raggiunto un accordo per il trasferimento della Groenlandia sotto il controllo statunitense.
I leader europei hanno respinto con decisione la proposta, con la Francia che, secondo indiscrezioni, starebbe preparando misure economiche di ritorsione contro gli Stati Uniti. Lo scontro ha innescato forti ribassi sui mercati globali più sensibili al rischio, alimentando i timori su tensioni all’interno della NATO e su possibili azioni più dirette degli Stati Uniti legate alla Groenlandia.
Trump, che da tempo sostiene l’importanza strategica della Groenlandia per la sicurezza nazionale USA, ha anche evocato l’ipotesi di un intervento militare nel territorio danese. Tali dichiarazioni sono state prese più seriamente dai mercati dopo l’incursione statunitense in Venezuela all’inizio del 2026.
Sebbene le criptovalute non siano direttamente colpite da dazi o tensioni geopolitiche, questi fattori riducono l’appetito per il rischio necessario a sostenere investimenti speculativi. Le ripetute minacce tariffarie di Trump nel corso del 2025 hanno già coinciso con diversi episodi di “risk-off” nel mercato crypto.
L’aumento dell’avversione al rischio ha inoltre spinto alcuni investitori a privilegiare beni rifugio tradizionali come l’oro rispetto agli asset digitali.
Quasi 900 milioni di dollari liquidati nel mercato crypto
La volatilità ha provocato una forte ondata di liquidazioni nel mercato delle criptovalute, con posizioni per 869,5 milioni di dollari chiuse nelle ultime 24 ore, secondo i dati di Coinglass.
La maggior parte delle liquidazioni ha riguardato posizioni long. Solo Bitcoin ha visto cancellate scommesse per circa 229,5 milioni di dollari, mentre Ether e Solana hanno registrato liquidazioni rispettivamente per circa 154,6 milioni e 60,5 milioni di dollari.
Le vendite del fine settimana hanno di fatto annullato gran parte del modesto recupero osservato nell’ultima settimana, confermando la fragilità del sentiment nel settore.
Le altcoin seguono Bitcoin al ribasso
La maggior parte delle principali criptovalute ha chiuso in calo lunedì, seguendo l’andamento di Bitcoin.
Ether, la seconda criptovaluta per capitalizzazione, è scesa del 3,5% a 3.199,06 dollari. XRP ha perso il 4,7%, tornando sotto quota 2 dollari. Solana è arretrata del 6,6%, mentre Cardano e BNB hanno ceduto rispettivamente il 7,8% e il 2,3%.
Pesanti ribassi anche tra le memecoin, con Dogecoin in calo del 7,4% e $TRUMP in flessione del 6,4%.

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