I mercati europei scivolano sui timori dei dazi mentre si intensifica lo scontro su Groenlandia: DAX, CAC, FTSE100

Le Borse europee hanno aperto la settimana in forte calo dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato l’introduzione di sanzioni economiche contro diversi Paesi europei qualora continuassero a opporsi al piano statunitense di acquisizione della Groenlandia.

Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco perdeva l’1,3%, il CAC 40 francese cedeva l’1,6% e il FTSE 100 britannico era in ribasso dello 0,4%.

La minaccia dei dazi pesa sul sentiment

Nel fine settimana, Trump ha indicato che gli Stati Uniti sono pronti a imporre dazi sulle esportazioni verso il mercato americano provenienti da otto Paesi europei contrari all’iniziativa sulla Groenlandia. Tra questi figurano Francia, Germania e Regno Unito, oltre a diversi Stati nordici e dell’Europa settentrionale.

Secondo il presidente USA, un dazio iniziale del 10% entrerebbe in vigore dal 1° febbraio, per poi salire al 25% a giugno nel caso in cui non si raggiungesse un accordo che consenta agli Stati Uniti di ottenere il controllo della Groenlandia, territorio semi-autonomo appartenente alla Danimarca.

In risposta, l’Unione Europea ha già sospeso la ratifica dell’accordo commerciale UE-USA. Secondo indiscrezioni di stampa, Bruxelles potrebbe riattivare un pacchetto di controdazi da 93 miliardi di euro sui beni statunitensi, una mossa che rischia di far salire ulteriormente la tensione e aumentare la probabilità di un più ampio conflitto commerciale transatlantico.

“Questo nuovo punto di attrito ha aumentato le preoccupazioni per un possibile indebolimento delle alleanze NATO e per la messa in discussione degli accordi commerciali siglati lo scorso anno con diversi Paesi europei, alimentando un clima di avversione al rischio sui mercati azionari e rafforzando la domanda di beni rifugio come oro e argento”, ha dichiarato Tony Sycamore, analista di mercato di IG.

La vicenda porta sotto i riflettori il World Economic Forum, al via nel corso della giornata a Davos, che vedrà la partecipazione di leader politici ed economici globali, inclusa una nutrita delegazione statunitense guidata dallo stesso Trump.

Attesa per l’inflazione dell’Eurozona

Il principale dato macroeconomico della giornata è l’indice dei prezzi al consumo di dicembre dell’Eurozona, in una seduta resa più tranquilla dall’assenza dei mercati statunitensi per la festività del Martin Luther King Jr. Day.

L’inflazione annua dell’area euro è attesa al 2,0%, in calo rispetto al 2,1% di novembre e in linea con l’obiettivo della Banca Centrale Europea per la prima volta dalla metà del 2025.

La BCE ha mantenuto i tassi invariati dopo la conclusione del ciclo di tagli a giugno e ha segnalato il mese scorso di non avere particolare urgenza di modificare la politica monetaria, grazie a un rallentamento dell’inflazione e a una crescita sorprendentemente solida verso la fine del 2025. Il prossimo meeting dell’istituto è previsto per l’inizio di febbraio.

Dati pubblicati in precedenza hanno inoltre mostrato che la crescita economica cinese è scesa a un minimo di tre anni nel quarto trimestre, con un PIL in aumento del 4,5% su base annua, in rallentamento rispetto al 4,8% del trimestre precedente.

Società e settori sotto osservazione

Il calendario societario europeo è piuttosto scarno, anche se il produttore britannico di materiali per l’edilizia Marshalls (LSE:MSLH) ha comunicato che l’utile ante imposte rettificato per il 2025 è in linea con le attese del mercato, nonostante l’incertezza nei mercati finali.

L’attenzione degli investitori potrebbe inoltre concentrarsi sui titoli tecnologici statunitensi quotati in Europa, che potrebbero essere oggetto di misure di ritorsione da parte delle autorità europee nel caso in cui Washington procedesse con i dazi legati alla disputa sulla Groenlandia.

Il petrolio arretra

I prezzi del petrolio sono scesi leggermente, restituendo parte dei guadagni della scorsa settimana mentre i mercati valutano il rischio crescente di una guerra commerciale legata alla Groenlandia.

Il Brent è sceso dello 0,1% a 59,74 dollari al barile, mentre il WTI statunitense ha perso lo 0,1% a 55,95 dollari.

I prezzi del greggio erano saliti a inizio della scorsa settimana per i timori che le tensioni in Iran potessero compromettere le forniture dal Medio Oriente, area che rappresenta una quota rilevante della produzione globale. Tuttavia, gran parte di questo premio al rischio si è dissolto dopo che Trump ha escluso un intervento militare immediato degli Stati Uniti, favorendo un ritracciamento prima della stabilizzazione di fine settimana.

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