Il petrolio arretra dopo il rally legato ai rischi di offerta in Iran; sotto osservazione l’aumento delle scorte USA

I prezzi del petrolio hanno registrato un lieve calo nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì, allontanandosi dai massimi di diverse settimane toccati nella seduta precedente, mentre gli investitori valutavano i timori di possibili interruzioni dell’offerta in Iran a fronte di dati che mostrano un forte aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti.

Alle 20:18 ET (01:18 GMT), i futures sul Brent con scadenza marzo perdevano lo 0,4% a 65,19 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate (WTI) statunitense scendevano dello 0,5% a 60,87 dollari al barile.

Entrambi i contratti erano balzati di oltre il 2,5% martedì, portando il Brent a un massimo di 11 settimane e il WTI a un picco di 10 settimane, estendendo un rally che dura ormai da quattro sedute consecutive.

I rischi sull’offerta iraniana sostengono i recenti rialzi

L’impennata dei prezzi all’inizio della settimana è stata alimentata dall’aumento delle tensioni geopolitiche legate alle proteste antigovernative in Iran, che hanno sollevato timori su possibili interruzioni delle esportazioni di greggio da parte di uno dei maggiori produttori dell’OPEC.

I trader hanno progressivamente incorporato un premio per il rischio geopolitico, alla luce della possibilità di interruzioni delle forniture.

Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno contribuito ad accrescere il nervosismo dei mercati. Trump ha avvertito di possibili azioni militari se le autorità iraniane continueranno la repressione violenta dei manifestanti e ha invitato i dimostranti a “prendere il controllo delle vostre istituzioni”, scrivendo sui social che “gli aiuti sono in arrivo”.

Ha inoltre minacciato di imporre dazi ai Paesi che continuano a commerciare con Teheran, nel tentativo di isolare ulteriormente il regime, alimentando così il premio geopolitico incorporato nei prezzi del petrolio.

Forte aumento delle scorte USA – API

In questo contesto di tensioni geopolitiche, i dati diffusi martedì dall’American Petroleum Institute hanno mostrato che le scorte di greggio negli Stati Uniti sono aumentate di 5,3 milioni di barili la scorsa settimana, ben al di sopra delle attese degli analisti, che prevedevano un incremento di circa 2 milioni di barili.

Le scorte di benzina sono cresciute di circa 8,2 milioni di barili, mentre quelle di distillati sono aumentate di circa 4,3 milioni di barili, indicando un’ampia disponibilità di prodotti raffinati.

L’attenzione si sposta ora sui dati ufficiali dell’Energy Information Administration, attesi più tardi nella giornata di mercoledì, che dovrebbero confermare le tendenze delle scorte di greggio e dei prodotti petroliferi.

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