L’oro tocca un nuovo massimo storico dopo un CPI USA moderato; l’argento supera i 90 dollari l’oncia

I prezzi dell’oro hanno raggiunto nuovi record nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì, dopo che i dati sull’inflazione statunitense, più contenuti del previsto, hanno rafforzato le attese di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno, mentre le crescenti tensioni in Iran hanno sostenuto la domanda di beni rifugio.

L’oro spot è balzato di oltre l’1% fino a un massimo storico di 4.640,13 dollari l’oncia alle 01:56 ET (06:56 GMT), superando il precedente record di 4.634,33 dollari l’oncia toccato nella seduta precedente. I futures sull’oro USA con scadenza marzo sono saliti dell’1% a 4.643,10 dollari l’oncia.

L’argento ha sovraperformato gli altri metalli preziosi, con un rialzo di oltre il 4% fino a un nuovo record di 91,56 dollari l’oncia. La corsa è stata alimentata da una forte domanda industriale e da flussi verso asset rifugio. Anche il platino ha registrato un deciso rialzo, arrivando a guadagnare fino al 4% a 2.444,21 dollari, avvicinandosi ai massimi storici toccati il mese scorso.

CPI USA debole e tensioni in Iran sostengono l’oro

I dati sull’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti diffusi martedì sono risultati inferiori alle attese. Il CPI core è aumentato dello 0,2% a dicembre e del 2,6% su base annua, sotto le previsioni, rafforzando le scommesse su futuri tagli dei tassi. I mercati ora prezzano circa due riduzioni dei tassi nel 2026.

“Due tagli dei tassi della Fed sembrano perfettamente raggiungibili, con rischi orientati verso un terzo alla luce del raffreddamento del mercato del lavoro”, hanno scritto gli analisti di ING in una recente nota.

Tassi più bassi tendono a favorire asset privi di rendimento come l’oro, riducendone il costo opportunità.

Restano inoltre in primo piano i rischi geopolitici. L’Iran è attraversato da proteste antigovernative sempre più intense che avrebbero causato circa 2.000 vittime, alimentando timori di un’instabilità più ampia in Medio Oriente.

I disordini hanno attirato avvertimenti da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha paventato possibili azioni militari e minacciato di imporre dazi del 25% ai Paesi che fanno affari con l’Iran. Trump ha anche esortato i manifestanti ad aumentare la pressione sulla leadership iraniana, scrivendo sui social che dovrebbero “prendere il controllo delle vostre istituzioni” e che “gli aiuti sono in arrivo”.

Le preoccupazioni sull’indipendenza della Fed rafforzano il metallo giallo

Ulteriore sostegno all’oro è arrivato dai timori sull’indipendenza della banca centrale statunitense, dopo che l’amministrazione Trump ha avviato un’indagine penale che coinvolge il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell.

Sebbene la notizia abbia scosso gli investitori, governatori di banche centrali e dirigenti dei principali istituti hanno espresso pubblicamente sostegno a Powell, sottolineando l’importanza di preservare l’autonomia della Fed dalle pressioni politiche.

Negli altri mercati dei metalli, i futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono saliti dello 0,4% a 12.237,20 dollari la tonnellata, mentre i futures sul rame negli Stati Uniti hanno guadagnato l’1,1% a 6,07 dollari la libbra. Anche il palladio ha registrato forti rialzi, salendo fino al 4% a 1.911,23 dollari l’oncia.

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *