I prezzi del petrolio sono aumentati per la seconda seduta consecutiva venerdì, con rialzi superiori all’1% e avviati verso il terzo guadagno settimanale consecutivo, mentre gli operatori valutavano le incertezze sulle forniture di greggio dal Venezuela e le crescenti preoccupazioni per la produzione in Iran. I future sul Brent sono saliti di circa l’1,3% a quota 62,8 dollari al barile, mentre il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) ha guadagnato anch’esso circa l’1,3% a circa 58,5 dollari, proseguendo il rimbalzo dopo il balzo di oltre il 3% registrato giovedì in seguito ai ribassi precedenti. Il Brent è sulla buona strada per un aumento settimanale di circa il 2,7%, mentre il WTI segna un progresso di circa l’1,4%.
L’incertezza geopolitica è stata un fattore chiave questa settimana, con l’attenzione dei trader rivolta a come gli ultimi sviluppi in Venezuela stiano influenzando i flussi globali di greggio e con le tensioni interne in Iran che alimentano i timori sull’offerta. Gli analisti indicano inoltre che un aumento dello stress geopolitico sta sostenendo i prezzi, nonostante le aspettative di un mercato in surplus nel 2026. “I colli di bottiglia nel flusso dei barili soggetti a sanzioni e segnali di domanda stabile sembrano controbilanciare, almeno per ora, lo scenario di eccesso di offerta nel 2026”, ha affermato Priyanka Sachdeva, senior market analyst di Phillip Nova. “L’escalation delle tensioni geopolitiche contribuisce allo slancio attuale dei prezzi del petrolio”.
Il mercato è stato sostenuto anche dal rischio politico legato alle azioni degli Stati Uniti in Venezuela, inclusa la rimozione del presidente Nicolás Maduro e le iniziative dell’amministrazione Trump per assumere il controllo del settore petrolifero del Paese, con possibili implicazioni sulle esportazioni future. Le proteste civili in Iran, unite ai timori che il conflitto tra Russia e Ucraina possa estendersi ulteriormente alle esportazioni di petrolio russo, hanno rafforzato il premio per il rischio sul greggio.
“L’impennata dei prezzi è stata dovuta principalmente alla rivendicazione di Trump di controllare le esportazioni di petrolio del Venezuela, che potrebbe portare a un aumento dei prezzi rispetto alle vendite precedentemente scontate”, ha dichiarato Tina Teng, market strategist di Moomoo ANZ.
Nel frattempo, le principali compagnie petrolifere e le grandi case di trading stanno cercando di posizionarsi per accedere al greggio venezuelano nell’ambito dei nuovi schemi del governo statunitense, competendo per esportare barili accumulati in stoccaggio a causa di un complesso regime di embargo.
Resta tuttavia l’attenzione sul quadro complessivo dell’offerta. Nonostante i rischi geopolitici, le scorte globali sono in aumento e alcuni analisti avvertono che un surplus strutturale potrebbe limitare ulteriori rialzi, a meno di un’ulteriore escalation delle tensioni.

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