I prezzi dell’oro hanno registrato un calo nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì, ritracciando dai forti rialzi dei giorni precedenti mentre gli investitori hanno preso profitto. Il movimento si è inserito in un contesto di lieve rafforzamento del dollaro e di mercati ancora concentrati sui rischi geopolitici e sull’attesa di dati macroeconomici chiave dagli Stati Uniti.
L’oro spot è sceso di circa l’1% a 4.450,55 dollari l’oncia alle 02:13 ET (07:13 GMT), mentre i futures sull’oro USA con consegna a marzo hanno ceduto lo 0,8% a 4.460,55 dollari l’oncia. La flessione segue un deciso rally durato due sedute, sostenuto dalla domanda di beni rifugio dopo l’improvvisa escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela.
L’attenzione si sposta dai rischi geopolitici ai dati USA
Il rally ha perso slancio a metà settimana, con gli operatori che hanno incassato i guadagni e rivolto l’attenzione ai segnali macroeconomici. A pesare è stato anche il rimbalzo del dollaro, che rende l’oro più costoso per gli investitori che operano in altre valute.
L’incertezza geopolitica resta elevata dopo l’operazione delle forze statunitensi in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro, un evento che ha scosso i mercati globali e inizialmente rafforzato la domanda di asset rifugio come l’oro.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha successivamente dichiarato che Washington intende vendere petrolio venezuelano ed è in dialogo con Caracas su futuri accordi energetici. L’ipotesi di un ritorno del greggio venezuelano sui mercati globali attraverso canali controllati dagli USA ha alleviato alcune preoccupazioni sull’offerta di petrolio, senza però ridurre in modo significativo le tensioni geopolitiche più ampie.
Ora l’attenzione degli investitori è rivolta ai dati economici statunitensi in uscita nei prossimi giorni, in particolare al rapporto sui non-farm payrolls previsto per venerdì. I numeri saranno determinanti per le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve. I mercati scontano attualmente due ulteriori tagli dei tassi nel corso dell’anno, uno scenario generalmente favorevole all’oro, poiché riduce il costo opportunità di detenere attività prive di rendimento.
Ripiegano anche gli altri metalli
Nel resto del comparto dei metalli preziosi si sono registrate vendite marcate. L’argento ha perso il 2,1% a 79,26 dollari l’oncia, mentre il platino è sceso del 6% a 2.302,60 dollari l’oncia, con gli investitori che hanno ridimensionato le posizioni dopo il recente balzo dei prezzi.
Tra i metalli di base, i futures sul rame di riferimento al London Metal Exchange hanno ceduto lo 0,5% a 13.133,20 dollari la tonnellata, mentre i futures sul rame USA sono scesi dell’1,2% a 6,02 dollari la libbra. Entrambi i contratti avevano toccato nuovi massimi storici all’inizio della settimana.

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