La geopolitica è al centro dell’attenzione all’inizio della settimana di trading, con il previsto blocco statunitense dello Stretto di Hormuz che sta generando nuova volatilità sui mercati. La mossa ha spinto nuovamente al rialzo i prezzi del petrolio, mentre i prossimi dati sull’inflazione e una fitta agenda di trimestrali potrebbero fornire ulteriori indicazioni agli investitori.
1. Gli Stati Uniti avviano il blocco dello Stretto di Hormuz
L’esercito statunitense ha confermato che inizierà a limitare il traffico marittimo legato all’Iran nello Stretto di Hormuz a partire dalle 10:00 ET di lunedì, dopo un ordine del presidente Donald Trump in seguito al fallimento dei colloqui del fine settimana con l’Iran.
Secondo il Pentagono, le navi “in entrata o in uscita dai porti e dalle aree costiere iraniane” saranno prese di mira, mentre le altre imbarcazioni in transito nello stretto potranno continuare a navigare.
La decisione arriva dopo 21 ore di negoziati in Pakistan conclusi senza un accordo per prolungare un fragile cessate il fuoco di due settimane. Il vicepresidente JD Vance, che ha guidato la delegazione statunitense, ha dichiarato che l’Iran ha rifiutato le richieste di fermare le sue ambizioni nucleari. Il Pakistan, che ha svolto il ruolo di mediatore, ha invitato entrambe le parti a “rispettare il loro impegno per il cessate il fuoco.”
Nel frattempo, Israele e Libano terranno colloqui a Washington questa settimana, anche se i continui attacchi contro obiettivi legati a Hezbollah sollevano dubbi sulla durata di una tregua più ampia nella regione.
2. Il petrolio torna sopra i 100 dollari
I prezzi del greggio sono saliti nuovamente lunedì, superando ancora una volta la soglia dei 100 dollari al barile.
Il Brent è aumentato del 6,7% a 101,65 dollari, mentre il West Texas Intermediate statunitense è salito del 7,1% a 103,42 dollari.
Nonostante il rialzo, gli analisti di Pepperstone hanno affermato che la reazione del mercato è stata “relativamente contenuta,” poiché gli investitori interpretano il blocco principalmente come una leva negoziale.
“Non sarei affatto sorpreso di vedere gli asset rischiosi rimanere in parte sostenuti, con la continua speranza che si possa raggiungere un accordo che probabilmente continuerà a incoraggiare acquisti sui ribassi, anche mentre i benchmark del greggio potrebbero salire gradualmente con il restringersi dell’offerta fisica,” ha dichiarato Michael Brown, Senior Research Strategist di Pepperstone.
Il petrolio era sceso sotto i 100 dollari la scorsa settimana dopo l’annuncio del cessate il fuoco, arrivato dopo che Trump aveva minacciato di distruggere la “civiltà” iraniana nel caso in cui lo Stretto di Hormuz non fosse stato riaperto. Tuttavia, i prezzi restano ben al di sopra dei livelli precedenti al conflitto.
3. Focus sui prezzi alla produzione negli Stati Uniti
L’aumento dei prezzi dell’energia ha intensificato le preoccupazioni sull’inflazione a livello globale e sulle possibili risposte delle banche centrali.
Questa settimana l’attenzione si concentrerà sui dati dell’indice dei prezzi alla produzione (PPI) negli Stati Uniti, che offriranno un quadro più chiaro delle pressioni sui prezzi a marzo, il primo mese interamente influenzato dal conflitto con l’Iran.
I recenti dati sull’inflazione al consumo hanno già mostrato un forte aumento, trainato principalmente dall’incremento dei costi dei carburanti. I prezzi dell’energia sono saliti del 12,5% su base annua, rispetto allo 0,5% di febbraio.
Tuttavia, l’inflazione core—che esclude alimentari ed energia—si è attestata al 2,6% annuo e allo 0,2% su base mensile, entrambi valori inferiori alle attese.
Alla luce di ciò, gli analisti ritengono che la Federal Reserve potrebbe non dare eccessivo peso ai dati headline. I prossimi dati PPI potrebbero fornire ulteriori indicazioni sull’approccio della banca centrale ai tassi nei prossimi mesi.
“Un dato [PPI] più forte del previsto rafforzerebbe l’ipotesi di tassi “più alti più a lungo”, sostenendo probabilmente il dollaro e rendendo vulnerabile a nuove pressioni al ribasso il recente rimbalzo dell’EUR/USD,” ha dichiarato Laurence Booth, Global Head of Markets di CMC Markets.
4. I risultati delle banche al centro dell’attenzione
La stagione delle trimestrali negli Stati Uniti entra nel vivo questa settimana, guidata dai risultati delle principali banche di Wall Street.
Goldman Sachs (NYSE:GS) è tra le prime a pubblicare i conti, con il titolo in rialzo di circa il 3% da inizio anno. I ricavi da trading sono stati sostenuti dal riposizionamento dei portafogli legato agli sviluppi nell’intelligenza artificiale, mentre anche l’investment banking ha registrato una crescita.
Tuttavia, il conflitto con l’Iran potrebbe pesare sulle prospettive. Sebbene la volatilità possa favorire i ricavi da trading, prezzi elevati delle materie prime potrebbero scoraggiare operazioni come fusioni e acquisizioni, incidendo sulle commissioni di advisory.
Tra le altre banche attese questa settimana figurano JPMorgan Chase (NYSE:JPM), Wells Fargo (NYSE:WFC), Citigroup (NYSE:C), Bank of America (NYSE:BAC) e Morgan Stanley (NYSE:MS).
Al di fuori del settore bancario, sono attesi anche i risultati di Netflix e PepsiCo.
5. In arrivo i risultati del lusso europeo
In Europa, l’attenzione si concentrerà anche sul settore del lusso, con diverse grandi aziende pronte a pubblicare i risultati.
LVMH (EU:MC), il maggiore gruppo mondiale del lusso e proprietario di marchi come Louis Vuitton e Dior, presenterà i ricavi del primo trimestre, con le tensioni geopolitiche che potrebbero influenzarne le prospettive. Anche Kering (EU:KER) e Hermes (EU:RMS) pubblicheranno i risultati.
Secondo Reuters, le vendite nei mercati del lusso come Dubai e Abu Dhabi sono diminuite a causa del conflitto, pesando su un settore da 400 miliardi di dollari.
Altrove, ASML (EU:ASML) pubblicherà i risultati mercoledì, con gli investitori attenti alla capacità del gruppo olandese di soddisfare la forte domanda proveniente dai produttori di semiconduttori per l’intelligenza artificiale.

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