L’oro estende i guadagni per il quarto giorno mentre Trump segnala una possibile uscita dalla guerra con l’Iran

I prezzi dell’oro sono saliti per la quarta sessione consecutiva durante le contrattazioni europee di mercoledì, sostenuti da un dollaro statunitense più debole mentre gli investitori valutavano i segnali che Stati Uniti e Iran potrebbero avvicinarsi a una soluzione del conflitto in Medio Oriente.

L’oro spot è salito dell’1,6% a 4.742,67 dollari l’oncia alle 07:20 ET (11:20 GMT), mentre i future sull’oro statunitense sono aumentati del 2,0% a 4.770,80 dollari.

Il metallo prezioso aveva già registrato un balzo del 3,5% nella sessione precedente con l’indebolimento del dollaro, anche se nel complesso ha comunque chiuso il mese di marzo con un calo superiore all’11%.

Trump afferma che gli Stati Uniti potrebbero uscire dall’Iran entro 2-3 settimane

L’ascesa dell’oro è arrivata dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha affermato che Washington potrebbe ritirarsi dal conflitto con l’Iran entro “due o tre settimane.” Le sue parole hanno alimentato le speranze di una possibile de-escalation nella guerra che dura ormai da oltre un mese, anche se l’incertezza sui tempi e sulle condizioni di un eventuale accordo ha mantenuto gli investitori prudenti.

Da Teheran, i media statali hanno riferito che il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato che l’Iran è pronto a porre fine alla guerra, ribadendo tuttavia alcune richieste chiave, tra cui garanzie contro futuri attacchi.

Anche il calo del dollaro statunitense ha sostenuto i prezzi del metallo prezioso, rendendo l’oro più conveniente per gli acquirenti internazionali. L’indice del dollaro USA, che misura la valuta contro un paniere di principali divise, era in calo dello 0,5%.

Le speranze di un possibile allentamento delle tensioni hanno inoltre fatto scendere leggermente i prezzi del petrolio, ancora elevati dopo settimane di conflitto. Questo ha contribuito ad attenuare le preoccupazioni su un possibile aumento dell’inflazione guidato dall’energia che potrebbe costringere le banche centrali ad alzare i tassi di interesse. L’oro, che non produce rendimento, tende infatti a soffrire in contesti di tassi più alti.

Gli investitori stanno ora guardando ai prossimi dati economici statunitensi, tra cui il rapporto sui nonfarm payrolls di venerdì, che potrebbe offrire ulteriori indicazioni sulle prospettive della politica monetaria e dei mercati valutari.

Tra gli altri metalli preziosi, l’argento è sceso dello 0,4% a 74,85 dollari l’oncia, mentre il platino è salito dell’1,2% a 1.976,83 dollari l’oncia.

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