Il settore manifatturiero italiano ha registrato una crescita per il secondo mese consecutivo a marzo, ma le aziende hanno dovuto affrontare un forte aumento delle pressioni sui costi legate al conflitto in Medio Oriente.
L’indice PMI (Purchasing Managers’ Index) del manifatturiero italiano è salito a 51,3 a marzo, rispetto al 50,6 di febbraio. Il dato è rimasto sopra la soglia dei 50 punti, che separa la crescita dalla contrazione, e ha superato la previsione di 50,9 emersa da un sondaggio Reuters tra nove analisti.
Secondo S&P Global, il miglioramento è stato trainato principalmente dall’allungamento dei tempi di consegna dei fornitori e da un aumento degli acquisti da parte delle imprese, che hanno anche incrementato le scorte. Tuttavia, sia la crescita della produzione sia il ritmo dei nuovi ordini hanno rallentato rispetto al mese precedente.
Sebbene il valore del PMI pari a 51,3 indichi solo una crescita moderata dell’attività, rappresenta comunque il livello più alto da febbraio 2023, segnalando un graduale recupero di un settore che ha attraversato un periodo di debolezza negli ultimi tre anni.
Allo stesso tempo, le pressioni sui costi si sono intensificate in modo significativo. L’inflazione dei costi dei fattori produttivi è salita al livello più alto degli ultimi tre anni e mezzo nel mese di marzo. L’indice è salito a 69,0, con un aumento di oltre 10 punti rispetto al mese precedente, raggiungendo il valore più alto da settembre 2022.
“L’impatto della guerra in Medio Oriente si sta facendo sentire tra i produttori italiani,” ha affermato Eleanor Dennison, economista di S&P Global.

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