Le borse europee hanno aperto in calo giovedì, mentre gli investitori seguivano gli sviluppi in rapida evoluzione del conflitto in Iran e le possibili prospettive di un cessate il fuoco.
Verso le 08:10 GMT, l’indice paneuropeo Stoxx 600 era in calo dello 0,7%. Il DAX tedesco perdeva lo 0,9%, il CAC 40 francese lo 0,5% e il FTSE 100 britannico lo 0,6%.
Secondo diverse indiscrezioni, Teheran starebbe esaminando una proposta di pace in 15 punti avanzata dagli Stati Uniti. Tuttavia, le due parti sembrano ancora lontane dal raggiungere un accordo immediato che possa porre fine al conflitto, ormai in corso da quasi un mese.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe detto ai suoi collaboratori di voler vedere una rapida conclusione dei combattimenti, segnalando che la Casa Bianca potrebbe cercare una via d’uscita dall’offensiva militare condotta congiuntamente con Israele, ha riportato il Wall Street Journal.
Trump ha sostenuto che l’Iran sarebbe ora desideroso di raggiungere un accordo per fermare le ostilità. Questa versione contrasta però con le dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano, secondo cui Teheran non avrebbe intenzione di avviare negoziati finalizzati a rallentare il conflitto.
I prezzi del petrolio restano elevati, riflettendo le persistenti preoccupazioni degli investitori per una possibile chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico attraverso il quale transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale. Il rischio di attacchi iraniani ha di fatto bloccato lo stretto per settimane, facendo salire i prezzi del greggio e riaccendendo i timori di un aumento dell’inflazione a livello globale.
Di conseguenza, alcune banche centrali hanno iniziato a indicare che possibili rialzi dei tassi d’interesse potrebbero tornare sul tavolo. Mercoledì, la presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde ha dichiarato che un aumento dei costi di finanziamento potrebbe essere preso in considerazione anche in presenza di un’inflazione “non troppo persistente” causata da uno shock energetico legato al conflitto con l’Iran.
Il contratto futures con scadenza a maggio sul Brent, benchmark globale del petrolio, era in rialzo del 2,8% a 105,04 dollari al barile. Il Brent è sceso recentemente dai circa 110 dollari al barile registrati la scorsa settimana grazie alle speranze di una possibile conclusione del conflitto, ma resta ben al di sopra dei livelli precedenti allo scoppio della guerra a fine febbraio.
Gli analisti hanno inoltre sottolineato che, anche se la guerra dovesse terminare a breve, gli investitori potrebbero continuare a richiedere un premio per il rischio geopolitico sul petrolio nel breve periodo, il che significa che i prezzi del greggio potrebbero non tornare immediatamente ai livelli precedenti al conflitto.

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