Il petrolio torna a salire mentre nuovi attacchi colpiscono il Medio Oriente — cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

I futures legati ai principali indici azionari statunitensi hanno registrato un lieve calo, mentre i prezzi del petrolio hanno ripreso a salire con il conflitto che coinvolge l’Iran ancora in corso. L’escalation arriva nonostante il presidente degli Stati Uniti Donald Trump abbia annunciato un rinvio dei previsti attacchi militari statunitensi contro la rete elettrica iraniana. Nuovi attacchi sono stati segnalati in diverse aree del Medio Oriente, mentre Teheran ha respinto le affermazioni di Trump secondo cui le due parti avrebbero avuto “buoni” colloqui su una possibile fine delle ostilità. Gli investitori guardano ora alla pubblicazione dei dati sull’attività economica negli Stati Uniti, che potrebbero fornire i primi segnali sull’impatto del conflitto sull’economia più ampia.

Futures in tono prudente

I futures azionari statunitensi hanno mostrato un andamento cauto martedì, mentre gli investitori cercavano di valutare l’evoluzione della guerra con l’Iran dopo che Trump ha annunciato un breve rinvio degli attacchi contro centrali elettriche iraniane.

Alle 04:20 ET, i futures sul Dow erano in calo di 25 punti, pari allo 0,1%, mentre i futures sull’S&P 500 e sul Nasdaq 100 risultavano sostanzialmente invariati.

Gli indici principali di Wall Street avevano chiuso in rialzo nella seduta precedente, sostenuti dalle dichiarazioni di Trump secondo cui gli Stati Uniti avevano tenuto colloqui “produttivi” con Teheran. Tuttavia, le autorità iraniane hanno respinto questa affermazione e accusato Trump di aver inventato la notizia per calmare i mercati finanziari nervosi.

“Gli scetticismi sul fatto che il conflitto possa concludersi presto sono moltissimi”, hanno scritto gli analisti di Vital Knowledge in una nota ai clienti. Hanno aggiunto che il mercato azionario potrebbe avere ancora margini di rialzo, ma hanno avvertito che l’indice S&P 500 incontra un “tetto rigido” tra 6.900 e 7.000 punti. L’indice di riferimento ha chiuso la seduta di lunedì a 6.565,55.

Nuovi attacchi segnalati in Medio Oriente

Nonostante le speranze che l’annuncio di Trump potesse indicare un possibile allentamento del conflitto, nuovi attacchi missilistici sono stati segnalati in tutta la regione.

Secondo i media, diverse località in Israele, tra cui Tel Aviv, sono state colpite. Il Wall Street Journal ha inoltre riferito che Kuwait e Arabia Saudita sono stati presi di mira da attacchi con droni e missili. Israele, nel frattempo, ha dichiarato di aver colpito obiettivi in Libano collegati a Hezbollah sostenuto dall’Iran.

Un punto critico rimane lo Stretto di Hormuz — il passaggio strategico a sud dell’Iran attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Il passaggio è rimasto di fatto chiuso al traffico delle petroliere, diventando uno dei principali fronti dello scontro tra Stati Uniti, Israele e Iran. L’interruzione minaccia le forniture energetiche globali, in particolare per i grandi importatori asiatici.

I prezzi del petrolio sono aumentati rapidamente, alimentando timori di una nuova ondata di inflazione globale che potrebbe spingere le banche centrali a valutare nuovamente un aumento dei tassi di interesse.

I futures sul Brent, riferimento globale del petrolio, sono scesi brevemente sotto i 100 dollari al barile dopo l’annuncio di Trump — la prima volta in settimane. Tuttavia, i prezzi restano ben al di sopra dei livelli precedenti al conflitto, quando il Brent si aggirava intorno ai 70 dollari al barile.

Alle 04:34 ET, i futures sul Brent con scadenza maggio risultavano in rialzo dell’1,6% a 101,58 dollari al barile.

L’oro si stabilizza

I prezzi dell’oro si sono stabilizzati durante le contrattazioni europee, sostenuti dal calo temporaneo del petrolio che ha permesso al metallo prezioso di recuperare parte delle perdite recenti.

Il metallo era stato sotto pressione nelle ultime sedute a causa del forte aumento dei prezzi energetici, che aveva alimentato i timori di un’inflazione persistente.

Di conseguenza, i mercati hanno ridimensionato le aspettative di un allentamento monetario, con gli investitori sempre più convinti che le banche centrali — inclusa la Federal Reserve — manterranno i tassi di interesse elevati più a lungo.

Tassi più alti tendono a pesare sull’oro perché il metallo non genera rendimento, rendendo più attraenti gli strumenti finanziari che pagano interessi, come i titoli di Stato.

Alle 04:52 ET, l’oro spot era in calo dello 0,1% a 4.403,98 dollari l’oncia.

Il dollaro resta forte

Il dollaro statunitense è rimasto sostenuto mentre i trader valutavano le dichiarazioni contrastanti provenienti da Washington e Teheran.

La comunicazione confusa e la ripresa dei combattimenti hanno rafforzato il ruolo del biglietto verde come bene rifugio.

Dopo essere sceso vicino ai minimi di due settimane in seguito all’annuncio di Trump sui social media lunedì, l’indice del dollaro — che misura la valuta contro un paniere di valute internazionali — risultava in rialzo dello 0,3% a 99,25 alle 04:48 ET.

“Il dollaro continua a essere influenzato dalle ultime notizie sulla guerra in Medio Oriente”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota. “I trader saranno particolarmente interessati a sapere, soprattutto dal lato iraniano, se esiste una reale possibilità di avviare negoziati per un cessate il fuoco. Fino ad allora, qualsiasi ulteriore rialzo degli asset rischiosi e calo del dollaro resterà limitato.”

In arrivo gli indici PMI flash negli Stati Uniti

Nel calendario economico, i mercati attendono ora la pubblicazione dell’indice PMI flash statunitense di marzo.

Questa prima fotografia dell’attività economica potrebbe fornire alcune delle indicazioni iniziali su quanto la guerra con l’Iran stia influenzando l’economia, hanno spiegato gli analisti di Vital Knowledge.

La scorsa settimana il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha dichiarato che è “troppo presto per conoscere l’ampiezza e la durata dei potenziali effetti sull’economia” derivanti dal conflitto, pur sottolineando che l’aumento dei prezzi dell’energia farà salire l’inflazione nel breve periodo.

Separatamente, è attesa anche la pubblicazione di un indicatore settimanale sull’occupazione negli Stati Uniti da parte della società ADP. I segnali di un mercato del lavoro americano in rallentamento, insieme al rischio che uno shock energetico legato all’Iran riaccenda l’inflazione, sono diventati elementi centrali nelle preoccupazioni dei responsabili della Federal Reserve impegnati a definire la politica sui tassi di interesse.

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