I mercati azionari europei hanno iniziato la seduta di lunedì in territorio negativo, mentre gli investitori valutavano l’ultimatum del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che chiede all’Iran di riaprire lo Stretto di Hormuz.
Alle 08:00 GMT, l’indice Stoxx 600 paneuropeo era in calo dell’1,3%, mentre il DAX tedesco perdeva il 2,0%, il CAC 40 francese cedeva l’1,6% e il FTSE 100 britannico arretrava dell’1,3%.
I mercati europei hanno seguito il trend negativo dell’Asia, dove le borse hanno registrato ribassi. Molte economie asiatiche dipendono fortemente dalle importazioni energetiche dal Golfo, rendendole particolarmente vulnerabili a eventuali interruzioni delle forniture.
“L’escalation della guerra rimane una cattiva notizia per i mercati finanziari”, ha dichiarato Thomas Mathews, responsabile dei mercati Asia-Pacifico presso Capital Economics.
Con l’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ormai alla quarta settimana, una nuova ondata di attacchi su Teheran avrebbe causato interruzioni diffuse dell’elettricità nella capitale iraniana.
L’attenzione dei mercati resta concentrata sullo Stretto di Hormuz, un passaggio marittimo strategico a sud dell’Iran attraverso il quale transita circa il 20% dell’offerta mondiale di petrolio. Il traffico navale nello stretto è stato in gran parte sospeso per il timore di attacchi iraniani, mentre le compagnie di trasporto container hanno incontrato difficoltà nel trovare coperture assicurative per le rotte nella zona.
Trump ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero colpire infrastrutture energetiche cruciali dell’Iran se Teheran non riaprirà lo stretto entro la notte di lunedì. L’Iran ha respinto l’ultimatum, affermando che il passaggio rimarrà “completamente chiuso” se le sue infrastrutture energetiche dovessero essere attaccate.
I mercati petroliferi hanno reagito con forza ai timori di una prolungata interruzione delle forniture. Il Brent, riferimento globale per il greggio, è salito mentre i trader prezzano il rischio di una riduzione delle esportazioni dal Golfo Persico, una delle principali regioni produttive di energia al mondo.
I futures sul Brent con scadenza maggio erano in rialzo dell’1,7% a 114,10 dollari al barile, dopo aver chiuso a 112,19 dollari venerdì. Prima dell’inizio del conflitto in Iran, il Brent era scambiato intorno ai 70 dollari al barile.
Anche l’Europa potrebbe affrontare pressioni energetiche significative, dato che importa notevoli quantità di gas naturale dal Golfo, in particolare dal Qatar. Un importante impianto di produzione di gas nel Paese è stato recentemente colpito durante attacchi iraniani contro obiettivi nella regione, facendo impennare i prezzi del gas naturale in Europa.
La scorsa settimana la Banca Centrale Europea ha avvertito che un conflitto prolungato potrebbe riaccendere le pressioni inflazionistiche che sembravano essersi attenuate prima dello scoppio della guerra a fine febbraio. L’istituto ha dichiarato che i responsabili della politica monetaria sono pronti ad adeguare i tassi di interesse se necessario, alimentando le speculazioni su possibili rialzi del costo del denaro nei prossimi mesi.

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