Le borse europee arretrano mentre il conflitto in Medio Oriente pesa sulla fiducia degli investitori: DAX, CAC, FTSE100

Le borse europee hanno aperto in calo giovedì, con gli investitori che seguono con cautela gli sviluppi del conflitto in Medio Oriente, ormai giunto al sesto giorno e fonte di crescente incertezza per i mercati.

Alle 08:02 GMT l’indice DAX perdeva lo 0,4%, mentre il CAC 40 cedeva lo 0,4%. Il FTSE 100 arretrava dello 0,1%.

La guerra con l’Iran mette alla prova la “resilienza economica globale”

Le tensioni nella regione si sono intensificate dopo gli attacchi missilistici condotti nel fine settimana da Stati Uniti e Israele contro obiettivi iraniani. Mercoledì un sottomarino statunitense ha affondato una nave da guerra iraniana al largo dello Sri Lanka, mentre le difese aeree della NATO hanno distrutto un missile balistico iraniano diretto verso la Turchia.

Al momento non ci sono segnali di una rapida de-escalation. Il Senato degli Stati Uniti ha respinto, in gran parte secondo linee di partito, una mozione che mirava a interrompere la campagna aerea e a richiedere l’autorizzazione del Congresso per ulteriori azioni militari.

Nel frattempo Mojtaba Khamenei, figlio della guida suprema iraniana uccisa, è emerso come possibile successore, secondo la Casa Bianca, suggerendo che Teheran non intende cedere alle pressioni.

Kristalina Georgieva ha affermato che il conflitto sta mettendo alla prova “la resilienza economica globale”.

“Questo conflitto, se dovesse protrarsi nel tempo, ha un evidente potenziale di influenzare i prezzi globali dell’energia, il sentiment dei mercati, la crescita e l’inflazione. E imporrebbe nuove responsabilità ai decisori politici in tutto il mondo,” ha dichiarato giovedì.

Attesi i dati sulle vendite al dettaglio dell’Eurozona

Il sentiment degli investitori è stato inoltre indebolito dal timore che il forte aumento dei prezzi energetici possa alimentare l’inflazione in Europa, una regione fortemente dipendente dalle importazioni di energia. Ciò ha alimentato speculazioni su possibili rialzi dei tassi da parte della European Central Bank.

Tuttavia François Villeroy de Galhau ha dichiarato giovedì di non vedere, allo stato attuale, motivi per aumentare i tassi.

Ha aggiunto che il conflitto potrebbe spingere l’inflazione verso l’alto e frenare la crescita economica, ma che l’entità dell’impatto dipenderà dalla durata della crisi.

Nel corso della giornata gli investitori esamineranno i nuovi dati sulle vendite al dettaglio dell’Eurozona. Per gennaio gli economisti prevedono un aumento dello 0,3% su base mensile, pari a una crescita dell’1,7% su base annua.

In precedenza giovedì la Cina ha fissato l’obiettivo di crescita economica per il 2026 tra il 4,5% e il 5%, leggermente inferiore al ritmo di circa il 5% registrato nel 2025 e il più basso dal 1991.

Focus sui risultati societari

La stagione delle trimestrali continua inoltre a offrire nuovi spunti ai mercati.

Il gruppo britannico dei beni di consumo Reckitt Benckiser Group plc (LSE:RKT) ha riportato una crescita delle vendite comparabili nel quarto trimestre superiore alle attese, sostenuta dalla forte domanda nei mercati emergenti, e prevede una crescita del 4-5% delle attività principali nel 2026.

Il gruppo logistico tedesco Deutsche Post AG (TG:DHL) ha previsto un aumento dell’utile operativo nel 2026, in linea con le aspettative di mercato nonostante il deterioramento del contesto geopolitico.

L’assicuratore svizzero Zurich Insurance Group (TG:ZFIN) ha registrato nel 2025 il profitto annuale più alto della sua storia, sostenuto dalla performance record di un’attività statunitense non posseduta direttamente e da un anno con pochissime catastrofi naturali.

La società dermatologica Galderma Group AG (BIT:1GALD) ha più che raddoppiato l’obiettivo di vendite di picco per il farmaco Nemluvio portandolo oltre i 4 miliardi di dollari dopo aver registrato ricavi annuali superiori a 5 miliardi per la prima volta.

Il gruppo immobiliare residenziale tedesco LEG Immobilien SE (TG:LEGG) ha pubblicato risultati 2025 superiori alle stime su diversi indicatori chiave, confermando al contempo la guidance per il 2026, anche se l’aumento graduale della vacanza degli immobili e un dividendo parzialmente pagato in azioni hanno attenuato il quadro complessivo.

Il petrolio continua a salire

I prezzi del petrolio hanno proseguito la loro salita giovedì, estendendo il rally della settimana mentre il conflitto in Medio Oriente alimenta timori di interruzioni dell’offerta in una delle principali regioni produttrici di greggio.

Il Brent è salito del 2,9% a 83,75 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha guadagnato il 3,2% a 77,08 dollari.

Entrambi i benchmark registrano ora cinque sedute consecutive di rialzo. Il Brent ha raggiunto il livello più alto da luglio 2024 mentre i trader restano preoccupati per i rischi alle forniture legati al conflitto, in particolare per i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz.

L’Iran ha preso di mira petroliere nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto, bloccando di fatto il traffico attraverso questo cruciale passaggio marittimo.

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