I mercati azionari europei hanno registrato forti ribassi lunedì, con il sentiment globale penalizzato dopo gli attacchi militari su larga scala condotti dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran nel fine settimana.
Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco perdeva il 2,5%, il CAC 40 francese cedeva il 2,1% e il FTSE 100 britannico arretrava dello 0,8%.
Il conflitto in Medio Oriente pesa sui mercati
I mercati azionari in Asia e in Europa hanno trattato in territorio negativo, mentre i futures statunitensi indicavano ulteriori ribassi prima dell’apertura di Wall Street, dopo gli attacchi del weekend che avrebbero causato la morte di diversi alti funzionari iraniani, tra cui la Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei.
L’Iran ha risposto con attacchi diretti contro diverse aree del Medio Oriente, inclusi obiettivi militari statunitensi nella regione.
Non emergono segnali concreti di una rapida de-escalation, con il presidente statunitense Donald Trump che durante la notte ha dichiarato che le operazioni militari congiunte di Stati Uniti e Israele continueranno e potrebbero protrarsi per diverse settimane.
“Non negozieremo con gli Stati Uniti”, ha dichiarato lunedì su X il principale responsabile della sicurezza iraniana Ali Larijani, rafforzando la posizione più rigida di Teheran dopo le discussioni della scorsa settimana sulla possibilità di un accordo nucleare con Washington.
Rally azionario sotto pressione
Il calo dei mercati europei segue una fase particolarmente positiva, con le borse che venerdì avevano chiuso su livelli record dopo otto mesi consecutivi di rialzi sostenuti da risultati aziendali migliori delle attese.
L’indice paneuropeo STOXX 600 aveva appena registrato la più lunga serie mensile positiva dal periodo 2012-2013.
Sebbene la stagione delle trimestrali stia ormai terminando, alcune società hanno comunque pubblicato aggiornamenti rilevanti lunedì, in un contesto di mercato diventato più prudente.
Smith & Nephew (LSE:SN.) ha riportato un aumento del 15,5% dell’utile annuale, beneficiando dei progressi del piano di rilancio che ha generato risparmi sui costi e sostenuto la crescita delle divisioni.
Bunzl (LSE:BNZL) ha registrato un calo del 9,8% dell’utile ante imposte rettificato annuale, penalizzato da condizioni di mercato più deboli nella divisione nordamericana e da interruzioni della supply chain legate ai dazi.
Galp Energia (EU:GALP) ha evidenziato una solida performance operativa nel 2025, sostenuta da una forte generazione di cassa e da una struttura finanziaria solida nonostante prezzi del petrolio più deboli.
Dati macroeconomici sotto osservazione
Sul fronte macroeconomico, le vendite al dettaglio in Germania sono diminuite più del previsto a gennaio, con un calo dello 0,9% su base mensile rispetto alla flessione dello 0,2% attesa.
Nel Regno Unito, i prezzi delle abitazioni sono aumentati dello 0,3% a febbraio, risultando superiori dell’1,0% rispetto a un anno prima, secondo i dati della Nationwide Building Society.
Gli investitori attendono inoltre la lettura finale del PMI manifatturiero dell’Eurozona di febbraio, prevista nel corso della giornata e attesa confermare il ritorno del settore in territorio espansivo.
Prezzi del petrolio in forte rialzo
I mercati petroliferi hanno registrato forti rialzi lunedì dopo che gli attacchi di ritorsione iraniani hanno disturbato il traffico marittimo nello strategico Stretto di Hormuz.
I futures sul Brent sono balzati del 9,6% a 79,85 dollari al barile, il livello più alto da gennaio 2025, mentre il West Texas Intermediate statunitense è salito del 9,3% a 73,22 dollari al barile, massimo da giugno.
Il rialzo è seguito alle notizie secondo cui tre petroliere sarebbero state danneggiate durante il transito nello Stretto di Hormuz, via marittima fondamentale che collega il Golfo al Mar Arabico.
In condizioni normali, attraverso lo stretto transitano ogni giorno volumi pari a circa un quinto della domanda mondiale di petrolio, provenienti da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Iran e Kuwait.
Un’interruzione prolungata o la chiusura del passaggio potrebbe spingere ulteriormente al rialzo i prezzi del greggio e causare carenze di approvvigionamento per grandi importatori come Cina e India.

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