I prezzi dell’oro sono rimasti sostanzialmente invariati durante le contrattazioni asiatiche di venerdì e si avviano verso solidi guadagni mensili, sostenuti dalla persistente domanda di beni rifugio in un contesto di crescenti rischi geopolitici e continua incertezza economica.
Le preoccupazioni legate ai cambiamenti nella politica commerciale degli Stati Uniti, insieme ai timori di un rallentamento della crescita nelle principali economie globali, hanno spinto gli investitori a privilegiare asset difensivi, consentendo al metallo prezioso di recuperare gran parte delle perdite registrate a fine gennaio.
Anche nuove tensioni geopolitiche hanno sostenuto la domanda dopo lo scoppio di un conflitto tra Pakistan e Afghanistan, sebbene gli scontri siano finora rimasti limitati all’area regionale.
Oro verso solidi guadagni a febbraio, recupera il calo di gennaio
L’oro spot è rimasto stabile a 5.187,18 dollari l’oncia alle 00:12 ET (05:12 GMT), mentre i futures sull’oro con consegna ad aprile sono saliti dello 0,2% a 5.203,61 dollari l’oncia.
Il metallo registra un rialzo di circa il 6,7% nel mese di febbraio, recuperando in modo significativo dai minimi di inizio mese dopo che un rally speculativo si era rapidamente esaurito.
I prezzi spot erano scesi fino a circa 4.600 dollari l’oncia all’inizio di febbraio prima di avviare una fase di recupero.
L’aumento delle tensioni legate all’Iran è stato uno dei principali fattori alla base del rimbalzo dell’oro, dopo che gli Stati Uniti hanno rafforzato la propria presenza militare in Medio Oriente e minacciato possibili azioni nel caso in cui Teheran avesse respinto un accordo nucleare.
I negoziati tra Washington e Teheran si sono conclusi questa settimana senza un accordo, ma entrambe le parti hanno accettato di proseguire i colloqui, alimentando la speranza di un’intesa futura.
L’incertezza sulle prospettive economiche statunitensi ha inoltre sostenuto i prezzi dell’oro, soprattutto dopo che una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato gran parte dei dazi commerciali del presidente Donald Trump.
Trump ha successivamente annunciato l’introduzione di nuovi dazi attraverso un diverso quadro legale e ha minacciato ulteriori misure tariffarie, mantenendo i mercati in tensione per possibili perturbazioni economiche.
Anche altri metalli preziosi sono saliti venerdì e si avviano verso una forte performance mensile. L’argento spot è aumentato dell’1,7% a 89,7785 dollari l’oncia ed è in rialzo del 6% nel mese, mentre il platino spot è balzato del 3% a 2.351,63 dollari l’oncia, registrando un guadagno dell’8,4% a febbraio.
Il rame registra guadagni moderati a febbraio mentre l’attenzione resta sulla domanda cinese
Tra i metalli industriali, i prezzi del rame sono saliti leggermente venerdì e si avviano verso guadagni mensili moderati, mentre gli operatori attendono segnali più chiari dalla Cina, il maggiore importatore mondiale.
I futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono saliti dello 0,2% a 13.333,0 dollari per tonnellata e risultano in rialzo di circa l’1,2% nel mese.
I futures sul rame COMEX sono aumentati dello 0,4% a 6,0480 dollari per libbra, portando i guadagni mensili a circa l’1,1%.
La performance relativamente contenuta del rame a febbraio è stata attribuita principalmente alla riduzione dell’attività di mercato durante il Capodanno Lunare cinese, periodo in cui i mercati della Cina continentale sono rimasti chiusi per oltre una settimana.
Gli analisti di ANZ hanno osservato che le scorte di rame in Cina sono aumentate più del previsto durante la pausa festiva, mentre anche le scorte globali sono cresciute a causa di interruzioni nelle attività minerarie e nel commercio.
Con la riapertura dei mercati cinesi questa settimana, l’attenzione si è spostata su una possibile ripresa degli acquisti. Si prevede che la domanda di rame aumenterà rapidamente nei prossimi trimestri con l’accelerazione degli investimenti nelle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale.

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