L’oro arretra, interrompendo una serie positiva di quattro sedute

I prezzi dell’oro sono scesi martedì dopo aver raggiunto un massimo di tre settimane, interrompendo una sequenza di quattro rialzi consecutivi mentre gli investitori hanno preso profitto e il dollaro statunitense si è rafforzato in un contesto di rinnovata incertezza sui dazi commerciali americani.

Alle 04:30 ET (09:30 GMT), l’oro spot è sceso dell’1,1% a 5.170,51 dollari l’oncia, arretrando dopo aver toccato in precedenza il livello più alto dalla fine di gennaio. Anche i futures sull’oro statunitense sono diminuiti, perdendo lo 0,7% a 5.190,44 dollari l’oncia.

Il metallo prezioso era salito del 2,5% nella seduta precedente, mentre riemergevano le preoccupazioni sulla politica commerciale degli Stati Uniti. Anche l’argento ha invertito la rotta, scendendo di quasi il 2% a 86,55 dollari l’oncia martedì dopo quattro sessioni consecutive di rialzi.

Dollaro più forte pesa sull’oro

L’indice del dollaro statunitense è salito dello 0,1% martedì, recuperando dopo aver perso circa lo 0,5% in precedenza e aver chiuso la seduta di lunedì sostanzialmente invariato. Un dollaro più forte tende a penalizzare l’oro rendendolo più costoso per gli investitori che utilizzano altre valute.

La scorsa settimana, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato i precedenti ampi dazi commerciali del presidente Donald Trump, spingendo l’amministrazione ad annunciare rapidamente nuove tariffe fino al 15%, riaccendendo i timori di un’escalation delle tensioni commerciali globali.

Trump ha avvertito lunedì che i Paesi che “fanno giochi” con gli accordi commerciali statunitensi dovranno affrontare dazi più elevati, segnalando la possibilità di ulteriori misure nonostante le sfide legali.

Anche gli sviluppi geopolitici sono rimasti sotto osservazione. Stati Uniti e Iran dovrebbero tenere giovedì a Ginevra un terzo round di negoziati nucleari, mentre persistono tensioni militari e pressioni regionali.

UBS mantiene una visione rialzista e punta a 6.200 dollari l’oncia

Nonostante il calo di martedì, UBS ha ribadito una visione positiva sull’oro, prevedendo un possibile rialzo fino a 6.200 dollari l’oncia nei prossimi mesi, sostenendo che i fattori fondamentali alla base del rally restano solidi.

Dal punto di vista geopolitico, la banca prevede che l’incertezza rimanga elevata. Il rafforzamento della presenza militare statunitense in Medio Oriente e le scadenze sempre più ravvicinate per un accordo nucleare con l’Iran aumentano la probabilità di ulteriore volatilità. UBS ha osservato che, sebbene gli shock geopolitici abbiano spesso effetti temporanei sui mercati più ampi, tendono a provocare forti picchi di volatilità — condizioni che generalmente sostengono la domanda di asset di copertura come l’oro.

Anche le condizioni macroeconomiche sono considerate favorevoli. UBS si aspetta che la Federal Reserve continui ad allentare la politica monetaria, prevedendo due tagli dei tassi da 25 punti base entro la fine di settembre. Un dollaro più debole e rendimenti reali in calo rafforzerebbero ulteriormente l’attrattiva dell’oro, soprattutto se l’inflazione continuerà a moderarsi e la Fed adotterà una posizione più accomodante nel corso dell’anno.

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