I prezzi dell’oro sono saliti nella sessione asiatica di giovedì, dopo un balzo superiore al 2% nella seduta precedente, mentre gli investitori hanno valutato il persistere dei rischi geopolitici e i segnali contrastanti provenienti dalla Federal Reserve.
L’oro spot è salito dello 0,9% a 5.019,95 dollari l’oncia alle 02:03 ET (07:03 GMT), mentre i futures sull’oro negli Stati Uniti hanno guadagnato lo 0,6% a 5.037,75 dollari.
Mercoledì il metallo prezioso era avanzato del 2,1%, recuperando gran parte delle perdite registrate all’inizio della settimana.
I volumi di scambio sono rimasti contenuti, con diversi importanti mercati asiatici chiusi per festività, fattore che ha accentuato le oscillazioni di breve periodo.
Le tensioni geopolitiche sostengono la domanda di beni rifugio; focus sulla Fed
L’incertezza geopolitica ha continuato a sostenere la domanda di oro. Gli investitori hanno monitorato l’inasprirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, comprese le preoccupazioni per la sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz e lo stallo nei negoziati sul nucleare.
Anche i limitati progressi nei colloqui di pace tra Russia e Ucraina hanno alimentato i timori sulla sicurezza globale, rafforzando i flussi verso asset rifugio come l’oro.
Tuttavia, il sentiment è diventato più prudente dopo la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione della Fed, che hanno evidenziato divisioni tra i policymaker sull’orientamento futuro dei tassi di interesse.
Alcuni funzionari hanno segnalato la possibilità di ulteriori rialzi qualora l’inflazione dovesse restare persistente, mentre altri hanno riconosciuto che potrebbero emergere le condizioni per un allentamento nel corso dell’anno.
La prospettiva di tassi statunitensi più elevati più a lungo ha sostenuto il dollaro e i rendimenti dei Treasury, limitando i guadagni dell’oro, che non offre rendimento.
L’indice del dollaro USA è rimasto pressoché invariato dopo un rialzo dello 0,6% nella notte, in risposta al tono leggermente restrittivo dei verbali.
L’oro tende a soffrire quando i costi di finanziamento aumentano, poiché rendimenti più alti accrescono il costo opportunità di detenere il metallo.
Gli investitori attendono ora i dati sull’indice dei prezzi PCE statunitense in uscita venerdì, la misura d’inflazione preferita dalla Fed, per indicazioni più chiare sulla politica monetaria.
Altri metalli in rialzo; l’argento guida i guadagni
Anche gli altri metalli preziosi e industriali hanno registrato progressi.
L’argento è balzato del 2,3% a 78,98 dollari l’oncia, mentre il platino è salito dello 0,8% a 2.099,11 dollari.
Sul fronte dei metalli di base, i futures sul rame al London Metal Exchange sono scesi dello 0,5% a 12.920,20 dollari la tonnellata, mentre i futures sul rame negli Stati Uniti sono saliti dello 0,5% a 5,80 dollari la libbra.

Leave a Reply