L’oro scende sotto i 4.900 dollari l’oncia mentre si avvicinano i colloqui USA-Iran e i dati macro

L’oro e l’argento hanno esteso le perdite martedì, proseguendo la debolezza della seduta precedente, mentre gli investitori restano prudenti in vista di importanti dati economici statunitensi attesi nel corso della settimana.

Le tensioni di mercato sono aumentate anche in previsione dei negoziati tra Washington e Teheran sul programma nucleare iraniano. Allo stesso tempo, le festività negli Stati Uniti e in Cina hanno ridotto i volumi di scambio, mentre un lieve rafforzamento del dollaro ha esercitato ulteriore pressione sui metalli preziosi.

L’oro spot è sceso dell’1,9% a 4.898,51 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro con consegna ad aprile hanno perso il 2% a 4.916,66 dollari l’oncia alle 01:22 ET (06:22 GMT).

L’argento spot è calato di quasi il 3% a 74,4875 dollari l’oncia. Il platino spot ha registrato un ribasso dello 0,7% a 2.007,43 dollari l’oncia.

In arrivo i colloqui nucleari a Ginevra

Funzionari di Stati Uniti e Iran sono attesi a Ginevra martedì per discutere la lunga disputa sul programma nucleare di Teheran.

I colloqui si svolgono in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno rafforzato la propria presenza militare nella regione, mentre il presidente Donald Trump ha più volte minacciato un’azione militare nel caso in cui l’Iran rifiutasse un accordo con Washington.

Lunedì Trump ha dichiarato ai giornalisti che sarà coinvolto indirettamente nei negoziati e che ritiene che l’Iran sia interessato a raggiungere un’intesa.

Nelle ultime settimane, gli Stati Uniti hanno dispiegato due portaerei e diverse unità navali nell’area. L’Iran, dal canto suo, ha avviato esercitazioni militari nello Stretto di Hormuz, una rotta marittima strategica per il trasporto energetico globale.

Nonostante l’aumento delle tensioni, i metalli preziosi non hanno beneficiato di una significativa domanda da bene rifugio. Gli investitori restano cauti dopo la forte correzione dai massimi di fine gennaio, quando un’ondata speculativa aveva spinto oro e altri metalli su nuovi record.

Attesa per dati USA e verbali della Fed

L’attenzione questa settimana è rivolta ai prossimi indicatori macroeconomici statunitensi, oltre ai verbali della riunione di gennaio della Federal Reserve, attesi per mercoledì.

Mercoledì saranno pubblicati i dati sulla produzione industriale, mentre venerdì è previsto l’indice dei prezzi PCE — la misura d’inflazione preferita dalla Fed.

In particolare, il dato PCE sarà osservato con attenzione per ottenere nuovi segnali sull’andamento dell’inflazione e sulla traiettoria dei tassi di interesse.

L’incertezza sulla politica monetaria statunitense ha pesato sull’oro nelle ultime settimane, soprattutto dopo che il presidente Donald Trump ha nominato Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve.

Warsh è considerato meno accomodante, e la sua nomina ha contribuito a forti vendite sui metalli preziosi, mentre molti operatori hanno preso profitto dopo il rally speculativo che aveva spinto i prezzi a nuovi massimi in gennaio.

I recenti dati statunitensi hanno fornito segnali contrastanti: l’inflazione si è moderata leggermente a gennaio, mentre il mercato del lavoro ha mostrato segnali di rafforzamento.

Un dollaro più forte in un contesto di scambi ridotti per festività lunedì ha ulteriormente penalizzato le materie prime, accentuando la pressione ribassista sull’oro.

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