Eni (BIT:ENI) beneficia di un doppio sviluppo positivo, tra il via libera al ritorno operativo in Venezuela e una nuova scoperta petrolifera offshore in Angola.
La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno alleggerito le restrizioni sul settore energetico venezuelano, rilasciando due licenze generali che consentono ad alcune major internazionali – tra cui Eni, Chevron, BP, Shell e Repsol – di riprendere attività petrolifere e del gas nel Paese membro dell’OPEC e di stipulare nuovi contratti di investimento. Restano tuttavia vietate operazioni che coinvolgano entità russe, iraniane o cinesi, o società a esse collegate.
In Borsa a Milano, il titolo Eni ha aperto in lieve rialzo per poi virare in territorio negativo, scambiando intorno a 18,12 euro.
Per Eni, “l’elemento centrale resta il recupero dei crediti e la normalizzazione dei flussi commerciali, mentre eventuali aumenti di produzione richiederanno tempi più lunghi”, sottolineano gli analisti di Equita. Nel 2024, la quota di produzione del gruppo in Venezuela è stata pari a 62 mila barili equivalenti al giorno, circa il 3,5% dei volumi upstream. Alla fine di giugno 2025, l’esposizione creditizia nominale verso PDVSA (inclusa quella della joint venture Cardon IV) ammontava a circa 2,3 miliardi di dollari, con un valore contabile di 0,9 miliardi.
Nel fine settimana, Eni ha inoltre confermato una rilevante scoperta petrolifera nel pozzo esplorativo Algaita-01, nel blocco 15/06 offshore Angola, a circa 18 chilometri dalla FPSO Olombendo. Le stime preliminari indicano un volume in posto di circa 500 milioni di barili.
Il pozzo, avviato il 10 gennaio 2026 e perforato dalla piattaforma Saipem 12000 in una profondità d’acqua di 667 metri, ha intercettato arenarie contenenti idrocarburi in diversi intervalli del Miocene superiore, caratterizzate da eccellenti proprietà petrofisiche. Una campagna completa di acquisizione dati, inclusi campionamenti di fluidi, ha confermato la qualità del reservoir e delle caratteristiche dei fluidi. La presenza di infrastrutture produttive già esistenti nelle vicinanze rafforza ulteriormente il valore della scoperta e ne migliora le prospettive di sviluppo.
Il blocco 15/06 è operato da Azule Energy (36,84%), in partnership con SSI (26,32%) e Sonangol E&P (36,84%). Azule Energy è controllata al 50% da Eni e al 50% da bp, e questo risultato consolida ulteriormente la solidità del portafoglio upstream del gruppo in Angola.
Equita mantiene la raccomandazione “buy” con un target price di 18 euro, stimando che “calcoliamo un valore netto per Eni di circa 70-90 milioni di euro derivante dalla scoperta”.
Secondo SIM si tratta di una “doppia notizia positiva: da un lato il rafforzamento della pipeline upstream a basso rischio in Angola, dall’altro la riapertura di un’opzione strategica di lungo termine in Venezuela con migliori possibilità di recupero del debito”.

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