L’oro segna nuovi record sopra i 5.100 dollari l’oncia con la corsa ai beni rifugio

L’oro ha superato con decisione la soglia dei 5.100 dollari l’oncia lunedì, proseguendo il forte rally della scorsa settimana mentre gli investitori si sono riversati sul metallo prezioso in un contesto di crescente incertezza geopolitica.

Il prezzo spot dell’oro è salito di quasi il 2,5% fino a un nuovo massimo storico di 5.111,11 dollari l’oncia alle 18:52 ET (00:52 GMT). Anche i futures sull’oro USA hanno registrato un balzo del 2,5%, toccando il record di 5.145,39 dollari l’oncia.

La scorsa settimana il metallo giallo ha guadagnato oltre l’8%, aggiornando più volte i massimi storici, e dall’inizio dell’anno segna un rialzo vicino al 17%. La spinta arriva dalla combinazione di rischi geopolitici, aspettative di una politica monetaria statunitense più accomodante nel 2026 e acquisti costanti da parte delle banche centrali.

Il rialzo ha coinvolto anche gli altri metalli preziosi. L’argento è balzato del 6% fino al record di 109,46 dollari l’oncia, mentre il platino è salito del 4% toccando un nuovo massimo a 2.910,67 dollari l’oncia.

Geopolitica e minacce tariffarie sostengono l’oro

Un fattore chiave del balzo dell’oro nel corso del mese è l’aumento delle tensioni tra gli Stati Uniti e alcuni alleati della NATO sulla Groenlandia, che ha contribuito a destabilizzare i mercati globali.

La retorica del presidente Donald Trump sugli interessi strategici degli Stati Uniti nell’Artico ha messo sotto pressione le relazioni transatlantiche, alimentando timori di ricadute diplomatiche ed economiche più ampie.

A rafforzare ulteriormente il quadro, Trump ha intensificato nel fine settimana le tensioni commerciali con il Canada, minacciando l’imposizione di un dazio del 100% sui beni canadesi qualora Ottawa procedesse con un accordo commerciale con la Cina. In un post sui social, Trump ha scritto che il Canada potrebbe diventare un “porto di smistamento” per le merci cinesi dirette negli Stati Uniti e ha avvertito che Pechino “si mangerebbe il Canada vivo” se l’intesa andasse in porto.

Attesa per la decisione della Fed

L’oro continua inoltre a beneficiare delle aspettative sulla politica monetaria statunitense. La Federal Reserve concluderà la sua riunione di politica monetaria mercoledì e i mercati si attendono in larga parte tassi invariati.

Sebbene una pausa sia già ampiamente scontata, gli investitori analizzeranno con attenzione il comunicato della Fed e le dichiarazioni del presidente Jerome Powell per ottenere indicazioni sui tempi e sull’entità di possibili tagli dei tassi più avanti nell’anno. Tassi di interesse più bassi tendono a favorire l’oro, riducendo il costo opportunità di detenere un asset privo di rendimento.

“Sia i dati sia la solida difesa dell’indipendenza delle banche centrali da parte del presidente Powell indicano poche probabilità di un taglio dei tassi della Fed il 28 gennaio”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota.

“L’attenzione sarà rivolta alla nomina imminente del nuovo presidente della Fed da parte del presidente Trump, ai prossimi dati macroeconomici e alla capacità di questa figura di convincere il resto del comitato a procedere con ulteriori tagli”, hanno aggiunto.

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *