La crescita dell’output dell’Eurozona prosegue a gennaio mentre migliora la fiducia delle imprese

L’attività del settore privato dell’area euro ha continuato a espandersi a gennaio, mantenendo il ritmo moderato registrato a dicembre, secondo gli ultimi dati flash del PMI composito dell’Eurozona pubblicati venerdì da HCOB. L’indice PMI composito dell’output è rimasto invariato a 51,5, segnando il tredicesimo mese consecutivo di espansione, seppur al ritmo congiuntamente più debole da settembre.

La crescita nel settore dei servizi ha rallentato, con l’indice sceso a un minimo di quattro mesi a 51,9 da 52,4 di dicembre. Al contrario, la produzione manifatturiera è tornata in territorio espansivo a 50,2 dopo la contrazione del mese precedente. Il PMI manifatturiero complessivo è salito a 49,4 da 48,8, un massimo di due mesi, pur continuando a indicare contrazione.

Le pressioni sui prezzi si sono intensificate. I costi degli input sono aumentati al ritmo più rapido da quasi un anno, mentre l’inflazione dei prezzi di vendita ha accelerato raggiungendo il livello più alto da aprile 2024, soprattutto nel settore dei servizi. Nonostante ciò, gli analisti di ING osservano che “anche se l’inflazione è rimasta sorprendentemente contenuta negli ultimi mesi nonostante tutte le turbolenze economiche, il PMI segnala un nuovo aumento delle pressioni sui prezzi. Detto questo, i movimenti non sono sufficienti a distogliere la BCE dalle sue aspettative di mantenere i tassi invariati nel prossimo futuro”.

Le condizioni della domanda sono risultate contrastanti. I nuovi ordini sono aumentati per il sesto mese consecutivo, ma al ritmo più lento da settembre 2025. Gli ordini all’esportazione hanno continuato a diminuire, sebbene in modo meno marcato rispetto a dicembre.

Il mercato del lavoro ha mostrato segnali di indebolimento, con le aziende dell’Eurozona che hanno ridotto gli organici per la prima volta in quattro mesi. Il calo dell’occupazione si è concentrato in Germania, dove i tagli ai posti di lavoro sono stati i più pesanti da novembre 2009, escludendo il periodo pandemico. Francia e resto dell’area euro hanno invece continuato a creare occupazione.

La fiducia delle imprese è migliorata sensibilmente. L’indice complessivo ha raggiunto un massimo di 20 mesi a gennaio, mentre l’ottimismo nel manifatturiero ha toccato un livello vicino al massimo degli ultimi quattro anni. Il sentiment è migliorato sia in Germania sia in Francia, mentre è leggermente peggiorato nel resto dell’Eurozona.

Commentando i dati, il dottor Cyrus de la Rubia, capo economista della Hamburg Commercial Bank, ha definito la ripresa “piuttosto debole” e ha affermato che i dati indicano “più o meno la stessa situazione anche nei prossimi mesi”. Ha inoltre aggiunto che l’aumento dell’inflazione nei servizi potrebbe rafforzare la decisione della Banca centrale europea di mantenere i tassi di interesse invariati, con alcuni membri che potrebbero persino sostenere rialzi anziché tagli.

A livello nazionale, i dati mostrano che la Germania ha iniziato il 2026 su un percorso di crescita, mentre la Francia ha registrato un calo mensile della produzione, probabilmente legato alle difficoltà politiche nel finalizzare il bilancio 2026.

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