Le borse europee estendono il calo mentre le minacce sui dazi continuano a pesare sul sentiment: DAX, CAC, FTSE100

Le azioni europee hanno proseguito la discesa martedì, ampliando le perdite della seduta precedente, mentre gli investitori restano preoccupati per le possibili conseguenze economiche legate a nuovi dazi commerciali.

Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco cedeva lo 0,9%, il CAC 40 francese lo 0,8% e il FTSE 100 britannico lo 0,8%.

Le tensioni sui dazi offuscano le prospettive di crescita

I mercati regionali erano scivolati bruscamente lunedì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato un’escalation dei dazi contro diversi alleati europei, qualora Washington non fosse autorizzata ad acquistare la Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca.

Il clima prudente sembrava destinato a protrarsi anche martedì, con la riapertura dei mercati statunitensi dopo la chiusura festiva di lunedì, attesa con nuovi ribassi. Trump ha dichiarato in tarda serata di lunedì che incontrerà diversi funzionari al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, ma ha ribadito la propria posizione sulla Groenlandia, affermando che “la Groenlandia è fondamentale per la sicurezza nazionale e mondiale. Non si può tornare indietro”.

I leader europei hanno ampiamente respinto le richieste di Trump e starebbero preparando misure di ritorsione nel caso in cui i dazi venissero effettivamente introdotti. Un vertice straordinario dei leader dell’UE è previsto per giovedì, aumentando il rischio di un più ampio conflitto commerciale transatlantico.

Ad accentuare il tono cauto, Citigroup ha declassato martedì il giudizio sulle azioni europee, citando l’elevata incertezza sulle prospettive degli utili.

Rallenta la crescita salariale nel Regno Unito, aumentano le attese di tagli dei tassi

I dati macroeconomici britannici diffusi martedì indicano un allentamento delle pressioni inflazionistiche. Il tasso di disoccupazione è rimasto elevato a novembre, mentre la crescita dei salari ha rallentato, rafforzando le aspettative di ulteriori tagli dei tassi da parte della Bank of England nel corso dell’anno.

Il tasso di disoccupazione si è attestato al 5,1% nei tre mesi fino a novembre, invariato rispetto al periodo precedente e al livello più alto dall’inizio del 2021. Nel frattempo, la crescita delle retribuzioni, al netto dei bonus, è scesa al 4,5% su base annua, dal 4,6% precedente.

La Bank of England ha ridotto il tasso di riferimento di 25 punti base al 3,75% nella riunione di dicembre e tornerà a riunirsi all’inizio di febbraio.

In Germania, i prezzi alla produzione sono diminuiti in linea con le attese a dicembre, registrando un calo annuo del 2,5%, secondo i dati dell’ufficio federale di statistica.

Riflettori sul settore farmaceutico britannico

Sul fronte societario, il settore farmaceutico britannico è stato al centro dell’attenzione. GSK (LSE:GSK) ha annunciato di aver raggiunto un accordo definitivo per l’acquisizione di RAPT Therapeutics (NASDAQ:RAPT), società biofarmaceutica californiana in fase clinica, per un valore stimato del capitale di circa 2,2 miliardi di dollari.

Separatamente, AstraZeneca (LSE:AZN) ha comunicato che uscirà dal Nasdaq e procederà a una quotazione diretta delle proprie azioni ordinarie e del debito al New York Stock Exchange, con efficacia dopo la chiusura dei mercati del 30 gennaio.

Petrolio stabile dopo una seduta volatile

I prezzi del petrolio si sono mostrati relativamente stabili martedì, consolidando dopo le forti oscillazioni della sessione precedente, innescate dalle rinnovate minacce tariffarie di Trump verso l’Europa.

Il Brent è sceso dello 0,5% a 63,63 dollari al barile, mentre il WTI statunitense ha perso lo 0,6% a 58,97 dollari.

Al di là delle tensioni geopolitiche, l’attenzione degli operatori è rivolta al rapporto mensile dell’International Energy Agency, in pubblicazione mercoledì, che potrebbe fornire nuovi indizi sull’evoluzione dell’offerta. L’agenzia ha più volte avvertito del rischio di un surplus di offerta nel 2026.

Il rapporto segue quello diffuso la scorsa settimana dall’Organization of the Petroleum Exporting Countries, che ha invece offerto una visione più ottimistica sulla domanda di petrolio nel 2026 e 2027.

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