Il petrolio avanza leggermente grazie ai dati positivi sulla crescita cinese, ma le tensioni su Groenlandia frenano i rialzi

I prezzi del petrolio hanno registrato un lieve rialzo martedì, sostenuti da dati economici cinesi migliori delle attese, anche se i guadagni sono rimasti limitati dalla cautela dei mercati dopo le nuove minacce di dazi commerciali da parte dell’amministrazione Trump nei confronti di diversi Paesi europei, legate alla disputa sulla Groenlandia.

Alle 08:05 ET (13:05 GMT), i futures sul Brent con consegna a marzo salivano dello 0,8% a 64,41 dollari al barile, mentre il greggio statunitense West Texas Intermediate guadagnava anch’esso lo 0,8% a 59,83 dollari al barile, dopo la chiusura dei mercati di lunedì.

La ripresa cinese offre sostegno

Secondo i dati diffusi lunedì, l’economia cinese è cresciuta leggermente più del previsto nel quarto trimestre del 2025, grazie agli stimoli governativi e alla ripresa dei consumi, consentendo di raggiungere l’obiettivo di crescita annuale fissato da Pechino.

Il PIL è aumentato dell’1,2% su base trimestrale nei tre mesi fino a dicembre, superando le attese dell’1,1%. Questo ha portato la crescita del PIL nel 2025 al 5%, centrando l’obiettivo governativo per il terzo anno consecutivo, in un contesto di ripresa post-pandemica contenuta e crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti.

I dati ufficiali hanno inoltre mostrato che la capacità di raffinazione cinese è aumentata del 4,1% su base annua nel 2025, mentre la produzione di greggio è cresciuta dell’1,5%, entrambi a livelli record. In quanto primo importatore mondiale di petrolio, segnali di rafforzamento dell’economia cinese sono considerati positivi per un mercato del greggio alle prese con preoccupazioni di eccesso di offerta.

Le minacce tariffarie sulla Groenlandia pesano sul sentiment

Lunedì i mercati petroliferi sono stati caratterizzati da forte volatilità dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di imporre dazi a diverse grandi economie europee fino al raggiungimento di un accordo per il trasferimento della Groenlandia sotto il controllo di Washington.

Trump ha ipotizzato tariffe fino al 25% contro Paesi come Francia, Danimarca e Regno Unito, senza escludere l’uso della forza militare in relazione alla Groenlandia. Il presidente ha più volte sostenuto che il controllo statunitense del territorio è essenziale per la sicurezza nazionale. Le recenti azioni degli Stati Uniti in Venezuela hanno inoltre alimentato la prudenza degli investitori su possibili ulteriori escalation militari.

Attesa per il rapporto IEA e i dati sulle scorte USA

Oltre alle tensioni geopolitiche, l’attenzione del mercato è rivolta al rapporto mensile dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), atteso per mercoledì. Il documento dovrebbe fornire nuovi elementi sull’evoluzione dell’offerta, dopo i ripetuti avvertimenti dell’IEA su un possibile surplus nel 2026, e includere anche previsioni per il 2027.

Il rapporto dell’IEA segue di una settimana quello dell’OPEC, che ha espresso una visione più ottimistica sulla domanda di petrolio nel 2026 e 2027.

Gli operatori attendono inoltre i prossimi dati sulle scorte petrolifere statunitensi, che potrebbero offrire ulteriori indicazioni sull’equilibrio tra domanda e offerta nel principale produttore mondiale di greggio.

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