I prezzi dell’oro hanno toccato nuovi massimi storici durante la sessione asiatica di lunedì, avvicinandosi a quota 4.700 dollari l’oncia, mentre gli investitori si sono rifugiati nei beni difensivi dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato nuovi dazi contro diversi Paesi europei nell’ambito della sua iniziativa sulla Groenlandia.
L’oro spot è salito dell’1,6% a 4.667,33 dollari l’oncia alle 02:26 ET (07:26 GMT), dopo aver raggiunto un massimo intraday record di 4.690,75 dollari. Anche i futures sull’oro negli Stati Uniti hanno segnato un nuovo picco, toccando 4.697,71 dollari l’oncia.
Rischio dazi e attese sui tagli dei tassi sostengono l’oro
L’oro ha esteso il forte rialzo della scorsa settimana dopo che Trump ha annunciato nel fine settimana l’intenzione degli Stati Uniti di introdurre nuovi dazi su otto Paesi europei contrari al piano di Washington di assumere il controllo della Groenlandia.
Secondo la proposta, dal 1° febbraio verrebbe applicato un dazio del 10% sui beni provenienti dai Paesi interessati, con un aumento al 25% previsto da giugno in assenza di un accordo. Tra i Paesi coinvolti figurano Francia, Germania e Regno Unito, oltre a diversi Stati nordici e dell’Europa settentrionale.
L’annuncio ha suscitato dure critiche da parte dei funzionari europei e ha riacceso i timori di una più ampia disputa commerciale transatlantica, spingendo gli investitori verso i metalli preziosi.
La minaccia dei dazi si inserisce in un contesto già favorevole per l’oro, che nelle ultime settimane ha beneficiato delle crescenti aspettative di un allentamento della politica monetaria da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno. Dati macroeconomici statunitensi più deboli e segnali di raffreddamento dell’inflazione hanno rafforzato le scommesse su un taglio dei tassi, riducendo il costo opportunità di detenere asset privi di rendimento come l’oro.
Anche l’argento ha registrato un forte rialzo, balzando di oltre il 4% fino a un nuovo massimo storico di 94,03 dollari l’oncia. Il metallo beneficia sia della domanda difensiva sia del suo utilizzo industriale.
Il platino è salito di oltre l’1% a 2.358,69 dollari l’oncia, sostenuto dal crescente interesse degli investitori per gli asset fisici.
Il rame si rafforza dopo i dati sulla crescita cinese
Tra i metalli industriali, il rame ha chiuso in rialzo lunedì dopo che i dati hanno mostrato che l’economia cinese ha raggiunto l’obiettivo di crescita del 5% fissato da Pechino per il 2025, attenuando i timori sulla domanda del principale importatore mondiale.
I futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono saliti dello 0,6% a 12.881,0 dollari la tonnellata. Il rame ha inoltre beneficiato del rally degli asset fisici nella parte finale del 2025, con gli investitori che puntano su un aumento della domanda legato alla crescita degli investimenti globali nei data center.
I dati cinesi hanno mostrato che la crescita del PIL nel trimestre di dicembre è risultata leggermente superiore alle attese, alimentando le speranze che l’economia resti resiliente, un segnale positivo per la domanda globale di rame.
Tuttavia, le cifre hanno anche evidenziato una ripresa disomogenea, con le esportazioni ancora principali motori della crescita mentre gli investimenti delle imprese e la spesa privata restano deboli. Questo squilibrio ha rafforzato le attese di ulteriori misure di stimolo da parte di Pechino, con la People’s Bank of China attesa martedì a decidere su un tasso chiave di riferimento.

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