Le Borse europee avanzano leggermente in attesa dei colloqui sulla Groenlandia; BP segnala una pesante svalutazione: DAX, CAC, FTSE100

I mercati azionari europei hanno registrato lievi rialzi mercoledì, mentre gli investitori valutavano gli sviluppi geopolitici, con l’attenzione rivolta ai prossimi colloqui sul futuro della Groenlandia.

Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco guadagnava lo 0,1%, il CAC 40 francese saliva dello 0,4% e il FTSE 100 britannico avanzava dello 0,2%.

Colloqui sulla Groenlandia sotto i riflettori

Le preoccupazioni geopolitiche continuano a dominare il sentiment, con i mercati concentrati sull’incontro previsto tra il segretario di Stato americano Marco Rubio e rappresentanti della Groenlandia e della Danimarca. Il vertice arriva dopo le ripetute dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sull’ipotesi di “acquisire” il territorio semi-autonomo danese.

Trump ha più volte affermato che Washington deve controllare la Groenlandia per impedire a Russia o Cina di occupare la regione artica strategica e ricca di risorse minerarie. Groenlandia e Danimarca hanno ribadito che l’isola non è in vendita, ma Trump non ha escluso l’uso della forza.

Altrove, le tensioni in Iran continuano a pesare sul sentiment globale. Il gruppo statunitense per i diritti umani HRANA ha dichiarato mercoledì che il bilancio delle vittime delle proteste è salito a oltre 2.500 persone, mentre le autorità cercano di reprimere le manifestazioni. Martedì Trump ha esortato gli iraniani a continuare a protestare, affermando che gli aiuti sono in arrivo.

Attesi i dati sull’inflazione alla produzione negli USA

Con pochi dati macroeconomici europei in calendario, l’attenzione degli investitori si sposta nuovamente sugli Stati Uniti. I dati diffusi martedì hanno mostrato che l’inflazione al consumo negli USA è rimasta relativamente contenuta, mantenendo aperta la possibilità di tagli dei tassi nel 2026.

Ora i riflettori sono puntati sui dati sull’inflazione alla produzione e sulle vendite al dettaglio, che potrebbero fornire ulteriori indicazioni sull’evoluzione della politica monetaria.

BP segnala una forte svalutazione

Sul fronte societario, riflettori puntati su BP (LSE:BP.), dopo che il gruppo energetico ha annunciato svalutazioni comprese tra 4 e 5 miliardi di dollari nel quarto trimestre, in gran parte legate alle attività della transizione energetica, segnalando al contempo un debole andamento del trading petrolifero.

BP sta cercando di rifocalizzarsi sul core business oil & gas, ridimensionando i precedenti piani di trasformazione in una società orientata alle energie verdi.

Altrove, Pearson (LSE:PSON) ha riportato un’accelerazione della crescita delle vendite all’8% nell’ultimo trimestre dell’anno e ha dichiarato di attendersi un aumento dell’utile operativo 2025 di circa il 6%.

A Wall Street, gli investitori attendono nuovi risultati bancari più tardi in giornata, con i conti di Citigroup (NYSE:C), Bank of America (NYSE:BAC) e Wells Fargo (NYSE:WFC), dopo che JPMorgan Chase (NYSE:JPM) ha superato le attese sugli utili trimestrali martedì.

Il petrolio arretra con l’aumento delle scorte USA

I prezzi del petrolio sono scesi mercoledì, restituendo parte dei recenti guadagni dopo la ripresa delle esportazioni dal Venezuela e l’aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti, anche se gli sviluppi in Iran restano un fattore di rischio.

I futures sul Brent sono scesi dello 0,8% a 64,96 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha perso lo 0,8% a 60,69 dollari al barile.

Entrambi i contratti erano saliti di oltre il 2,5% martedì, portando il Brent a un massimo di 11 settimane e il WTI a un picco di 10 settimane, con guadagni per la quarta seduta consecutiva.

Le scorte di greggio negli USA sono aumentate di 5,23 milioni di barili nella settimana conclusa il 9 gennaio, secondo i dati dell’American Petroleum Institute diffusi martedì. I dati ufficiali dell’Energy Information Administration sono attesi più tardi in giornata.

Sul fronte dell’offerta, il Venezuela, membro dell’OPEC, ha ripreso le esportazioni di greggio nell’ambito di un accordo tra Caracas e Washington successivo alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti. Tuttavia, l’intensificarsi delle proteste in Iran ha accresciuto i timori di possibili interruzioni delle forniture dal quarto produttore OPEC mondiale.

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