I prezzi dell’oro si sono stabilizzati martedì poco sotto i livelli record, mentre i mercati continuano a valutare l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche in Iran e le crescenti preoccupazioni per le pressioni politiche negli Stati Uniti sulla Federal Reserve, in attesa dei dati chiave sull’inflazione americana previsti più tardi in giornata.
L’oro spot scambiava invariato a 4.588,9 dollari l’oncia alle 01:08 ET (06:08 GMT), dopo aver toccato un massimo storico di 4.629,4 dollari l’oncia nella seduta precedente. I future sull’oro USA con scadenza marzo sono scesi dello 0,4% a 4.596,81 dollari l’oncia.
Iran e autonomia della Fed sostengono la domanda; CPI in arrivo
Il recente rally dell’oro è stato sostenuto dall’escalation delle tensioni in Iran, dove le proteste contro il governo e gli avvertimenti degli Stati Uniti su una possibile intervento hanno alimentato i timori di una più ampia instabilità regionale, rafforzando i flussi verso i beni rifugio.
“Le proteste in Iran mantengono elevate le tensioni geopolitiche, mentre il presidente Trump ha ribadito le minacce di prendere la Groenlandia, offrendo ulteriore sostegno ai metalli preziosi”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota.
Gli acquisti sono stati favoriti anche dal clima di incertezza nella politica e nella gestione monetaria statunitense. L’amministrazione Trump ha notificato alla Federal Reserve la convocazione davanti a un grand jury e ha avviato un’indagine penale sul presidente Jerome Powell, incentrata sulla sua testimonianza di giugno al Congresso riguardo ai lavori di ristrutturazione della sede della Fed. L’iniziativa ha riacceso i timori di interferenze politiche sull’indipendenza della banca centrale.
In una dichiarazione pubblica, Powell ha definito le convocazioni — e le minacce di un’incriminazione penale — come “pretesti” per esercitare pressioni sulla Fed affinché modifichi la propria politica sui tassi di interesse, ribadendo che le decisioni continueranno a basarsi sulle condizioni economiche e non su influenze politiche.
L’attenzione dei mercati è ora rivolta ai dati sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) degli Stati Uniti, in uscita più tardi martedì, che potrebbero fornire nuovi segnali sulla possibilità di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nel 2026.
Metalli ancora su livelli elevati
Anche l’argento aveva toccato livelli record nella seduta precedente. Martedì, il prezzo dell’argento è rimasto sostanzialmente invariato a 84,94 dollari l’oncia, dopo aver segnato un massimo storico di 86,22 dollari l’oncia lunedì.
Il platino è sceso dell’1,4% a 2.310,09 dollari l’oncia, dopo aver guadagnato oltre il 3% nella seduta precedente. I prezzi del rame hanno mostrato una lieve flessione: i future di riferimento al London Metal Exchange sono scesi dello 0,6% a 13.089,20 dollari la tonnellata, mentre i future sul rame USA hanno perso lo 0,3% a 5,99 dollari la libbra.
Nonostante il calo, entrambi i contratti restano vicini ai massimi storici raggiunti la scorsa settimana, dopo i forti rialzi registrati a inizio settimana.

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