Il petrolio estende il rally per la quarta seduta consecutiva sui timori di forniture dall’Iran

I prezzi del petrolio hanno continuato a salire durante le contrattazioni asiatiche di martedì, segnando la quarta seduta consecutiva di rialzi, mentre i mercati incorporano un premio per il rischio legato a possibili interruzioni delle forniture dall’Iran, sullo sfondo di un’intensificazione delle tensioni politiche.

Alle 21:18 ET (02:18 GMT), i future sul Brent con scadenza marzo guadagnavano lo 0,4% a 64,10 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) statunitense avanzava anch’esso dello 0,4% a 59,70 dollari al barile. Nella seduta precedente, il Brent aveva raggiunto un massimo di oltre sette settimane, mentre il WTI era salito ai livelli più alti da circa un mese.

Le tensioni in Iran aumentano il premio per il rischio

L’Iran, uno dei principali produttori dell’OPEC, sta attraversando la più grande ondata di proteste antigovernative degli ultimi anni. Le notizie di violenze diffuse e di pesanti vittime a seguito della repressione delle forze di sicurezza hanno alimentato i timori di instabilità e di potenziali interruzioni delle forniture.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che potrebbe ricorrere a un’azione militare se le autorità iraniane continueranno a usare forza letale contro i manifestanti. Ha inoltre annunciato l’intenzione di imporre un dazio del 25% a qualsiasi Paese che stia “facendo affari” con l’Iran, nel tentativo di isolare ulteriormente Teheran sul piano economico.

“La Cina è un acquirente chiave del petrolio iraniano. Resta da vedere se questa minaccia di dazi secondari sarà sufficiente a spingere la Cina ad allontanarsi dal petrolio iraniano”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota di ricerca.

Secondo Reuters, Trump dovrebbe incontrare martedì i suoi principali consiglieri per discutere le opzioni sulla questione iraniana.

Pressioni anche sulle esportazioni russe

I rischi per l’offerta non si limitano al Medio Oriente. Le infrastrutture russe per l’export petrolifero continuano a subire pressioni nel contesto del conflitto prolungato in Ucraina, con attacchi a impianti e hub di esportazione.

Tra i siti colpiti figura il terminale del Caspian Pipeline Consortium (CPC) vicino a Novorossiysk, una rotta cruciale per il greggio kazako. Secondo Bloomberg, le spedizioni dal terminale CPC questo mese dovrebbero attestarsi tra 800.000 e 900.000 barili al giorno, circa il 45% in meno rispetto alle stime iniziali.

Il Venezuela si prepara a tornare sui mercati

In controtendenza, un altro produttore OPEC, il Venezuela, si starebbe preparando a rientrare nei mercati petroliferi globali dopo un periodo di interruzioni. In seguito agli sviluppi politici nel Paese e alla cattura del presidente Nicolas Maduro, Trump ha dichiarato la scorsa settimana che Caracas consegnerà fino a 50 milioni di barili di petrolio agli Stati Uniti.

Se confermata, questa mossa potrebbe riportare gradualmente nuova offerta sul mercato globale, compensando in parte i rischi geopolitici attuali.

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