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  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures USA in calo dopo il forte selloff; Applied Materials lancia un avvertimento sulla Cina: i temi che muovono i mercati oggi

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures USA in calo dopo il forte selloff; Applied Materials lancia un avvertimento sulla Cina: i temi che muovono i mercati oggi

    I futures sugli indici statunitensi sono scesi venerdì mattina, estendendo il brusco ribasso della sessione precedente — la peggiore per le azioni in oltre un mese. Gli investitori stanno ancora valutando l’avvertimento di Applied Materials (NASDAQ:AMD), secondo cui la spesa per le attrezzature di produzione di chip in Cina dovrebbe diminuire l’anno prossimo a causa delle restrizioni all’export imposte dagli Stati Uniti. Intanto, alcuni report indicano un lieve calo delle richieste di sussidi di disoccupazione negli USA, mentre l’avversione al rischio ha spinto Bitcoin (COIN:BTCUSD) sotto quota 100.000 dollari.

    Futures in ribasso

    I futures legati ai principali indici statunitensi erano in calo, segnalando un’ulteriore debolezza dopo il crollo di giovedì. Alle 02:49 ET, i futures sul Dow perdevano 69 punti (-0,2%), quelli sull’S&P 500 scendevano di 17 punti (-0,3%) e i futures sul Nasdaq 100 arretravano di 104 punti (-0,4%).

    La flessione di giovedì ha riflesso l’esaurirsi dell’ottimismo generato dalla riapertura del governo USA. Nuove preoccupazioni hanno rapidamente preso il sopravvento, tra cui dubbi sul fatto che le valutazioni molto elevate dei titoli tecnologici siano sostenibili. I nomi legati all’intelligenza artificiale, come Nvidia (NASDAQ:NVDA) e Broadcom (NASDAQ:AVGO), sono crollati, mentre Oracle (NYSE:ORCL) ha perso oltre un terzo del suo valore rispetto ai massimi di settembre.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno scritto che «le azioni hanno subito un forte tracollo a causa del continuo massacro nel settore tech, mentre gli investitori iniziano a rinunciare all’idea di un rally di fine anno».

    Ulteriore incertezza è arrivata dal dibattito interno alla Federal Reserve su un possibile nuovo taglio dei tassi a dicembre. Il blackout dei dati economici durante il lungo shutdown del governo ha confuso ulteriormente il quadro, e la Casa Bianca ha avvertito che il report sull’occupazione di ottobre potrebbe essere incompleto.

    Applied Materials segnala un calo della domanda in Cina

    Il titolo Applied Materials è sceso nel dopo-mercato dopo che l’azienda ha avvertito che la spesa per le apparecchiature per la produzione di semiconduttori in Cina diminuirà nel 2026 per via delle restrizioni USA.

    La società ha dichiarato che circa 110 milioni di dollari di prodotti non sono stati spediti durante il quarto trimestre fiscale a causa delle restrizioni — poi sospese dopo l’incontro tra il presidente USA Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping.

    L’azienda aveva già indicato che il suo fatturato 2026 subirà un impatto di 600 milioni di dollari per l’ampliamento dei limiti all’export statunitensi.

    Tuttavia, Applied Materials ha aggiunto che la crescente spesa globale per l’IA dovrebbe sostenere la domanda nella seconda metà del prossimo anno. Nonostante il calo after-hours, il titolo guadagna ancora circa il 36% da inizio anno.

    Richieste di sussidi in calo — secondo i report

    Secondo vari report basati su dati statali, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione negli USA sono diminuite lievemente la scorsa settimana, anche se non abbastanza da rafforzare le aspettative di un taglio dei tassi a dicembre.

    Haver Analytics, citata da Reuters, ha stimato 227.543 richieste nella settimana conclusa l’8 novembre, in calo dalle 228.899 precedenti. Bloomberg ha indicato una cifra simile, pari a circa 226.000.

    Il blackout dei dati della BLS ha interrotto la pubblicazione ufficiale dei numeri.

    Dopo due tagli da 25 punti base in settembre e ottobre, il FedWatch di CME vede ora le probabilità di un terzo taglio a dicembre vicine al 50%.

    Bitcoin scende sotto i 100.000 dollari

    Bitcoin è crollato sotto la soglia dei 100.000 dollari, trascinato dal nervosismo sui tassi e dal nuovo selloff tecnologico.

    Alle 03:34 ET, Bitcoin perdeva il 6,5% a 96.968,6 dollari, dopo un minimo intraday di 96.866,1 dollari. Dall’inizio di ottobre ha bruciato oltre 450 miliardi di dollari di capitalizzazione.

    Produzione industriale cinese sotto le attese

    La produzione industriale cinese è cresciuta solo del 4,9% a ottobre, sotto il consenso del 5,5%, mentre le vendite al dettaglio sono salite del 2,9%, il ritmo più debole da agosto dello scorso anno.

  • DAX, CAC, FTSE100, Le borse europee arretrano tra dubbi sulla Fed e dati deboli dalla Cina

    DAX, CAC, FTSE100, Le borse europee arretrano tra dubbi sulla Fed e dati deboli dalla Cina

    I mercati azionari europei sono scesi venerdì, interrompendo una settimana perlopiù positiva, mentre gli investitori sono diventati più cauti sul quadro economico globale e sulle minori probabilità di un ulteriore taglio dei tassi da parte della Federal Reserve entro fine anno.

    Alle 08:10 GMT il DAX tedesco perdeva lo 0,4%, il CAC 40 francese lo 0,5% e il FTSE 100 britannico l’1,1%. Nonostante il calo odierno, tutti e tre gli indici rimangono avviati verso un bilancio settimanale positivo, sostenuti nei giorni scorsi dal ritorno dell’appetito per il rischio dopo la riapertura del governo statunitense.

    Attese di taglio dei tassi Fed ridimensionate

    Il sentiment europeo ha risentito della chiusura negativa di Wall Street, con il NASDAQ Composite in calo del 2,3%, penalizzato soprattutto dai titoli tecnologici ad alta crescita, mentre gli operatori hanno ridotto le attese di un allentamento della politica monetaria a dicembre e messo in discussione valutazioni elevate legate all’intelligenza artificiale.

    Commenti hawkish da parte di diversi membri della Fed hanno ulteriormente offuscato la possibilità di un taglio a dicembre. Alberto Musalem, presidente della Fed di St. Louis, ha avvertito che la banca centrale ha margini limitati per allentare senza rischiare un eccessivo stimolo, mentre Beth Hammack, presidente della Fed di Cleveland, ha sostenuto che la politica monetaria debba restare restrittiva per continuare a frenare l’inflazione. Neel Kashkari, presidente della Fed di Minneapolis, ha dichiarato a Bloomberg di aver osteggiato un taglio il mese scorso e di essere ancora incerto riguardo a dicembre.

    Secondo il FedWatch del CME Group, la probabilità di un taglio di 25 punti base il 10 dicembre è ora poco sopra il 50%, in calo dal 63% del giorno precedente.

    La frenata della Cina pesa sul sentiment

    Il clima si è ulteriormente deteriorato dopo i dati deludenti provenienti dalla Cina. La produzione industriale è cresciuta solo del 4,9% su base annua a ottobre, il ritmo più lento da agosto 2024, mentre le vendite al dettaglio sono aumentate del 2,9%, il livello più debole dallo scorso agosto. Le cifre evidenziano una domanda interna ancora fiacca nella seconda economia mondiale, un mercato cruciale per molti esportatori europei.

    Pesano anche le preoccupazioni sull’economia statunitense, con il rallentamento amministrativo del governo che dovrebbe frenare l’attività nella maggiore economia globale.

    La crescita dell’area euro rimane modesta: i dati attesi per oggi dovrebbero mostrare un aumento del PIL dello 0,2% nel terzo trimestre, dopo lo 0,1% nel secondo.

    Allianz, Swiss Re, Richemont e Melrose pubblicano conti solidi

    Sul fronte societario, Allianz (TG:ALV) ha alzato le stime di utile operativo per l’anno grazie a risultati record nel terzo trimestre e nei nove mesi.

    Swiss Re (TG:SR9) ha registrato un utile di 4 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2025, sostenuto da una migliore redditività nell’area property & casualty e da minori perdite catastrofali.

    Richemont (TG:RITN) ha superato le attese con vendite trimestrali in crescita del 14% a cambi costanti nel periodo luglio–settembre, mentre il gruppo attende l’esito dei negoziati tariffari tra Svizzera e Stati Uniti dopo l’annuncio di dazi del 39% da parte del presidente Trump sulle importazioni svizzere.

    Melrose Industries (LSE:MRO) ha comunicato una crescita dei ricavi del 14% nei quattro mesi fino al 31 ottobre, trainata dalla divisione Engines.

    Balzo del petrolio dopo l’attacco al porto russo

    I prezzi del petrolio sono balzati dopo un attacco ucraino con droni a un deposito nella città portuale russa di Novorossiysk, sollevando timori per l’offerta globale.

    Il Brent è salito dell’1,5% a 63,97 dollari al barile, mentre il WTI è avanzato dell’1,7% a 59,67 dollari.
    Nonostante il rialzo, entrambe le principali categorie restano avviate a chiudere la settimana con guadagni modesti dopo che l’OPEC ha previsto un lieve surplus di offerta globale nel 2026.

  • La Borsa di Milano scende per prese di profitto; pesano le incertezze sulla Fed, giù le banche, bene Enel, Azimut tenta il rimbalzo

    La Borsa di Milano scende per prese di profitto; pesano le incertezze sulla Fed, giù le banche, bene Enel, Azimut tenta il rimbalzo

    Le azioni a Milano e negli altri principali listini europei sono in calo questa mattina, dopo il recente rally che aveva portato il FTSE MIB ai massimi dal 2001.

    A Tokyo, la Borsa ha chiuso in forte ribasso a causa delle prese di profitto diffuse—soprattutto nel settore tecnologico—mentre anche Wall Street ha archiviato una seduta negativa ieri sera.

    A pesare ulteriormente sono le minori aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve nella riunione del prossimo mese. Il mercato attribuisce ora circa il 50% di probabilità a un movimento di un quarto di punto al meeting FOMC di dicembre, un fattore che sta frenando il sentiment globale.

    Anche i dati macro cinesi pubblicati oggi non aiutano: produzione industriale e vendite al dettaglio di ottobre sono scese ai livelli più bassi da agosto dello scorso anno.

    Verso le 9:30, il FTSE MIB arretrava dello 0,95%.

    I titoli bancari erano in forte calo, con l’indice di settore in flessione dell’1,6%. Banca Popolare di Sondrio (BIT:BPSO) perdeva il 2,7%, mentre Banco BPM (BIT:BAMI) arretrava del 2,5%. Mediobanca (BIT:MB) si muoveva in controtendenza, in lieve rialzo dello 0,15%. I due big UniCredit (BIT:UCG) e Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) lasciavano sul terreno oltre l’1,2%.

    Azimut (BIT:AZM) tentava un recupero, salendo dell’1,2% dopo il crollo del 10% di ieri legato all’ispezione della Banca d’Italia, che aveva aumentato l’incertezza sui tempi dello spin-off della nuova banca di wealth management. In una dichiarazione diffusa questa mattina, l’amministratore delegato Giorgio Medda ha affermato di ritenere le conclusioni dell’ispezione “pienamente gestibili”, precisando che “non sono collegate all’operazione TNB” e confermando di attendersi l’approvazione entro il secondo trimestre del prossimo anno.

    Leonardo (BIT:LDO) segnava un forte ribasso, perdendo il 2,1% dopo il rally della vigilia.

    Enel (BIT:ENEL) beneficiava dei risultati trimestrali, salendo dell’1,7% dopo la pubblicazione dei conti dei nove mesi avvenuta ieri sera. Barclays ha commentato in una nota che i risultati “sono stati migliori del previsto”, apprezzando anche l’aumento della guidance sull’utile netto. Terna (BIT:TRN) guadagnava l’1,1%, sostenuta anch’essa dai risultati dei nove mesi.

    Nel lusso, Salvatore Ferragamo (BIT:SFER) balzava del 2,4%, Brunello Cucinelli (BIT:BC) avanzava dello 0,5% e Aeffe (BIT:AEF) dell’1,4%.

  • La joint venture ACC di Stellantis sarebbe vicina ad abbandonare il progetto della gigafactory di Termoli

    La joint venture ACC di Stellantis sarebbe vicina ad abbandonare il progetto della gigafactory di Termoli

    ACC — la joint venture tra Stellantis (BIT:STLAM), TotalEnergies (EU:TTE) e Mercedes (TG:MBG) — sarebbe sul punto di abbandonare “definitivamente” il progetto della gigafactory di Termoli, già sospeso in precedenza, secondo quanto riportato dalla stampa.

    La notizia è stata pubblicata da MF, che non ha citato fonti ma ha affermato che la decisione sarebbe imminente e potrebbe diventare ufficiale entro la fine dell’anno o nei primi mesi del 2026.

    Lo scorso 4 giugno, ACC aveva annunciato di aver rinviato i piani per la gigafactory a causa dell’evoluzione del mercato automobilistico, con la domanda che si sta orientando “verso veicoli elettrici a basso costo”.

    In un comunicato, la società ha dichiarato di “stare ancora valutando i suoi piani di investimento per l’Italia (e lo stesso per la Germania) con l’obiettivo di prendere una decisione entro la fine di quest’anno, nella migliore delle ipotesi”.
    Nel frattempo, ACC ha spiegato che “si sta concentrando sul miglioramento dell’efficienza produttiva e della competitività della sua Gigafactory di Billy-Berclau/Douvrin (Francia)”.

  • L’utile netto di Enel cala leggermente, ma il gruppo alza le previsioni per il 2025

    L’utile netto di Enel cala leggermente, ma il gruppo alza le previsioni per il 2025

    Enel (BIT:ENEL) ha rivisto al rialzo la guidance per l’anno in corso dopo aver pubblicato ieri sera, a mercati chiusi, i risultati dei primi nove mesi del 2025.

    Il gruppo ha registrato ricavi pari a 59,702 miliardi di euro, in aumento del 3,6% rispetto ai 57,634 miliardi dello stesso periodo del 2024, grazie soprattutto alla crescita delle vendite di commodity sul mercato all’ingrosso in un contesto di prezzi medi più elevati.

    L’utile netto del gruppo è diminuito lievemente (-0,29%), passando da 5,2514 miliardi nel 2024 agli attuali 5,236 miliardi. L’EBITDA ordinario è anch’esso sceso rispetto all’anno precedente, riducendosi di 187 milioni di euro. Tuttavia, al netto degli effetti delle variazioni di perimetro—riferite principalmente alla cessione delle attività di distribuzione e generazione elettrica in Perù—l’EBITDA ordinario sarebbe aumentato di 153 milioni di euro (+0,9%), sostenuto dai risultati positivi in Spagna e Colombia, che hanno più che compensato la riduzione dei margini in Italia. Nel complesso dell’America Latina, la buona performance operativa ha controbilanciato un effetto cambio negativo pari a 332 milioni di euro.

    L’EBIT ha seguito la stessa dinamica, attestandosi a 10,924 miliardi di euro per il periodo gennaio–settembre, in calo del 14,2% rispetto all’anno precedente. La riduzione di 1,8 miliardi riflette l’andamento operativo, l’aumento degli ammortamenti legati ai nuovi impianti entrati in funzione e maggiori rettifiche di valore su alcuni asset rinnovabili negli Stati Uniti e in Cile, compensando la diminuzione delle svalutazioni dei crediti.

    Il nuovo Piano Strategico del gruppo verrà presentato alla comunità finanziaria nel febbraio 2026.

    È stato approvato un acconto sul dividendo 2025 pari a 0,23 euro per azione, in aumento del 7% rispetto all’acconto del 2024, e pagabile dal 21 gennaio. La società ha ricordato che la politica dei dividendi, coerente con il Piano Strategico 2025–2027, prevede un dividendo minimo di 0,46 euro per azione per l’esercizio 2025, con un possibile incremento fino a un payout del 70% dell’utile netto ordinario.

    Per il 2025, Enel prevede un EBITDA ordinario compreso tra 22,9 e 23,1 miliardi di euro, mentre l’utile netto ordinario dovrebbe collocarsi leggermente al di sopra del limite superiore della guidance (6,7–6,9 miliardi).

    Dopo la diffusione dei risultati, il titolo Enel ha aperto oggi ai massimi storici sopra i 9 euro, con un progresso dell’1,30%.

    Barclays ha confermato la raccomandazione overweight e un target price di 9 euro su Enel. I risultati del terzo trimestre «sono stati migliori del previsto e la guidance è stata rivista al rialzo», sottolineano gli analisti, che continuano a considerare il titolo una delle scelte principali del settore.

    Gli analisti di WebSim Intermonte parlano di «risultati solidi», “ancora una volta principalmente sostenuti dal crescente contributo delle Reti”.
    La società aggiunge: “Continuiamo ad apprezzare il crescente peso delle attività regolate nel business mix, così come la concentrazione geografica in Italia e Spagna”.
    WebSim conclude: “Questo, insieme alla forte contrazione registrata dallo spread BTP-BUND negli ultimi dodici mesi, ha permesso il rerating del titolo, con il P/E a 1 anno di ENEL salito da 10,0x agli attuali 12,9x”, mantenendo un prezzo obiettivo di 9,5 euro e una raccomandazione neutrale.

  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures, Il crollo di Disney potrebbe pesare su Wall Street

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures, Il crollo di Disney potrebbe pesare su Wall Street

    I futures sugli indici statunitensi indicano un’apertura in ribasso giovedì, suggerendo che le azioni potrebbero muoversi verso il basso dopo due sessioni consecutive di risultati contrastanti.

    Il sentiment di mercato è sotto pressione a causa del forte calo pre-market di Disney (NYSE:DIS), le cui azioni scendono del 6,0% dopo che la società ha pubblicato utili del quarto trimestre fiscale superiori alle attese ma ricavi inferiori alle previsioni.

    Il movimento ribassista potrebbe comunque essere attenuato dopo la firma, da parte del presidente Donald Trump ieri sera, del disegno di legge che pone ufficialmente fine allo shutdown governativo più lungo nella storia degli Stati Uniti. La misura ripristina i finanziamenti per la maggior parte delle agenzie federali fino al 30 gennaio, aprendo la strada al ritorno dei principali dati economici e riducendo l’incertezza per gli investitori.

    Restano però dubbi sul calendario statistico. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato ai giornalisti mercoledì che i rapporti sull’occupazione e sull’inflazione di ottobre “probabilmente non verranno mai pubblicati” a causa della durata dello shutdown.

    Mercoledì, i principali indici statunitensi hanno nuovamente mostrato andamenti divergenti, replicando il quadro contrastato di martedì. Il Dow ha toccato un nuovo massimo storico in chiusura, mentre il Nasdaq, ad alta concentrazione tecnologica, ha continuato a indebolirsi.

    Il Nasdaq è sceso di 61,84 punti, o lo 0,3%, a 23.406,46. L’S&P 500 è salito modestamente di 4,31 punti, o lo 0,1%, chiudendo a 6.850,92. Il Dow è balzato di 326,86 punti, o lo 0,7%, chiudendo a 48.254,82.

    Il rialzo del Dow è stato favorito da una forte performance di UnitedHealth (NYSE:UNH), Goldman Sachs (NYSE:GS) e Cisco Systems (NASDAQ:CSCO).

    Al contrario, il continuo calo del Nasdaq riflette persistenti timori sulle valutazioni troppo elevate, nonostante il forte balzo di Advanced Micro Devices (AMD). AMD è salita del 9,0% dopo che la CEO Lisa Su ha dichiarato che la crescita dei ricavi annuali della società dovrebbe mediamente superare il 35% nei prossimi tre-cinque anni. Ha inoltre affermato che AMD potrebbe ottenere una quota “a doppia cifra” nel mercato dei chip AI per data center, attualmente dominato da Nvidia (NASDAQ:NVDA).

    Gli operatori hanno monitorato anche gli sviluppi a Washington, dove la Camera dei Rappresentanti si preparava a votare sul disegno di legge che conclude formalmente lo shutdown storico.

    La performance settoriale è stata mista. I titoli auriferi hanno registrato un forte rialzo grazie al balzo del prezzo dell’oro, con il NYSE Arca Gold Bugs Index in aumento del 3,7%. Anche i titoli delle compagnie aeree hanno messo a segno guadagni solidi, con il NYSE Arca Airline Index in crescita del 2,6%.

    Forza anche nei settori dell’acciaio, farmaceutico e dei semiconduttori, mentre i titoli energetici sono crollati a causa del forte calo del prezzo del petrolio.

  • DAX, CAC, FTSE100, Le azioni europee in calo mentre gli investitori attendono dati economici chiave dopo la riapertura del governo USA

    DAX, CAC, FTSE100, Le azioni europee in calo mentre gli investitori attendono dati economici chiave dopo la riapertura del governo USA

    Le borse europee hanno invertito i guadagni iniziali giovedì pomeriggio, scendendo mentre gli investitori attendono una serie di dati economici cruciali, dopo la fine del più lungo shutdown federale nella storia degli Stati Uniti, conclusosi mercoledì sera con la firma da parte del presidente Donald Trump di un nuovo pacchetto di finanziamento.

    La Camera dei Rappresentanti, controllata dai Repubblicani, ha approvato il provvedimento con 222 voti favorevoli e 209 contrari, con due deputati assenti.

    Dopo aver firmato il disegno di legge nella Sala Ovale, Trump ha affermato che il governo ora “riprenderà le operazioni normali” dopo che “le persone sono state ferite così gravemente” dal lungo shutdown.

    Il compromesso prevede un nuovo finanziamento temporaneo che estende l’operatività del governo fino al 30 gennaio.

    Le aspettative di un possibile taglio dei tassi da parte della Federal Reserve il mese prossimo hanno contribuito a limitare le perdite sui mercati.

    Tra i principali indici europei, Regno Unito e Germania sono passati in territorio negativo, mentre la Francia è rimasta saldamente in rialzo.
    Lo Stoxx 600 europeo è salito dello 0,11%, il FTSE 100 è sceso dello 0,34%, il DAX tedesco ha perso lo 0,4%, mentre il CAC 40 francese è avanzato dello 0,69%.

    Movimenti di mercato nel Regno Unito

    A Londra, 3I Group (LSE:III) è crollata di quasi 16%, nonostante un forte aumento degli utili del primo semestre, dopo aver segnalato un contesto più difficile e un recente indebolimento delle performance di Action, il rivenditore discount che rappresenta la maggior parte del suo portafoglio.

    L’utile del semestre è aumentato a £3,287 miliardi da £2,048 miliardi, mentre l’utile per azione è salito a 339,8 pence da 211,6 pence.

    Tra i titoli più deboli figurano Aviva (LSE:AV.), WPP (LSE:WPP), Admiral (LSE:ADM), SSE (LSE:SSE), Barratt Redrow (LSE:BTRW), Vodafone (LSE:VOD), BP (LSE:BP.), Coca-Cola Europacific Partners (LSE:CCEP), Kingfisher (LSE:KGF), Bunzl (LSE:BNZL), Entain (LSE:ENT), GSK (LSE:GSK), Shell (LSE:SHEL), Smith & Nephew (LSE:SN.) e Compass Group (LSE:CPG) con ribassi tra l’1% e il 2,5%.

    Spicca invece Endeavour Mining (LSE:EDV), balzata dell’11,5% grazie a un solido terzo trimestre sostenuto da prezzi dell’oro elevati, una produzione robusta e una maggiore generazione di cassa.

    Burberry Group (LSE:BRBY) è salita dopo aver annunciato che la perdita prima delle imposte del primo semestre si è ridotta a £48 milioni da £80 milioni.

    Tra i titoli in rialzo anche Convatec Group (LSE:CTEC) (+6,5%), Fresnillo, Spirax Group, Persimmon, Metlen Energy & Metals, IAG, Hiscox, Experian, Babcock International, Standard Chartered ed EasyJet.

    Mercato tedesco

    A Francoforte, Siemens è scesa del 5,5% dopo aver riportato un calo dell’utile trimestrale a €1,619 miliardi (€2,05 per azione) rispetto a €1,900 miliardi (€2,38) dell’anno precedente.

    Siemens Healthineers è in calo del 3,2%, mentre RWE ed E.ON perdono rispettivamente 2,1% e 2%.
    In ribasso anche Fresenius Medical Care, Beiersdorf e Fresenius.

    In controtendenza, Merck è salita di oltre 6% dopo che l’utile netto del terzo trimestre è aumentato a €898 milioni (€2,07 per azione) da €812 milioni (€1,86). L’EPS rettificato è salito a €2,32.

    Tra i titoli in rialzo figurano Munich RE, Bayer, MTU Aero Engines, Hannover Rück e Infineon, con guadagni compresi tra l’1% e l’1,7%.

    Mercato francese

    A Parigi, Kering, Teleperformance, Crédit Agricole, Bouygues, Société Générale, Saint-Gobain, AXA, Unibail-Rodamco, Thales, Dassault Systèmes e TotalEnergies hanno registrato rialzi tra l’1% e il 2,5%.

    Carrefour è salita di oltre 1,5% dopo che la famiglia Saadé ha rilevato una partecipazione del 4%, diventando il nuovo azionista di maggioranza.

    In calo Edenred (-1,9%), Pernod Ricard (-1,5%), e con ribassi più contenuti Legrand, Publicis Groupe e Hermès International.

    Dati macroeconomici

    • La produzione industriale dell’Eurozona è aumentata dello 0,2% su base mensile a settembre, dopo il calo dell’1,1% di agosto. Su base annua è cresciuta dell’1,2%, sotto le attese del 2,1%.
    • Il tasso di disoccupazione francese è salito al 7,7% nel terzo trimestre dal 7,6% rivisto.
    • Il PIL del Regno Unito è cresciuto dello 0,1% nel terzo trimestre, rallentando dallo 0,3%; il PIL mensile è sceso dello 0,1%.
    • Il deficit commerciale UK si è ridotto a £18,89 miliardi da £19,53 miliardi.
  • Il petrolio scende mentre le scorte USA aumentano e l’OPEC prevede un eccesso di offerta nel 2026

    Il petrolio scende mentre le scorte USA aumentano e l’OPEC prevede un eccesso di offerta nel 2026

    I prezzi del petrolio sono scesi nuovamente giovedì, estendendo il forte calo della sessione precedente, dopo che nuovi dati sulle scorte statunitensi hanno alimentato i timori che l’offerta globale continui a superare la domanda.

    Alle 06:45 GMT, i futures sul Brent erano stabili a 62,71 dollari al barile, invariati dopo il calo del 3,8% di mercoledì. Il West Texas Intermediate statunitense è sceso di 3 centesimi, o dello 0,1%, a 58,46 dollari al barile, prolungando la flessione del 4,2% della seduta precedente.

    Secondo fonti di mercato che citano i dati dell’American Petroleum Institute, le scorte di greggio USA sono aumentate di 1,3 milioni di barili nella settimana terminata il 7 novembre. Le scorte di benzina e distillati sono invece diminuite.

    I prezzi hanno subito una forte pressione mercoledì dopo che l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio ha segnalato che nel 2026 l’offerta mondiale potrebbe superare la domanda—un cambiamento rispetto alle precedenti previsioni di deficit.

    Suvro Sarkar, responsabile del settore energetico presso DBS Bank, ha dichiarato: “La debolezza (dei prezzi) sembra essere guidata dalla revisione dell’OPEC dell’equilibrio domanda-offerta nel 2026 nel suo rapporto mensile, che conferma che il gruppo ora riconosce la possibilità di un eccesso di offerta nel 2026, in contrasto con la sua posizione più rialzista di sempre.”

    Ha aggiunto: “Ciò si inserisce nella recente decisione di sospendere la riduzione dei tagli volontari alla produzione nel 1° trimestre. Dato che si tratta solo di una lettura più realistica del mercato, non cambia i fondamentali, quindi la reazione del mercato sembra eccessiva.”

    L’OPEC ha affermato che il surplus previsto per il prossimo anno deriva dall’aumento della produzione dell’OPEC+, il gruppo che include sia membri OPEC sia alleati come la Russia.

    Yang An, analista di Haitong Securities, ha commentato: “Il segnale dell’OPEC di un surplus di offerta ha liberato il sentimento ribassista precedentemente represso nella sessione precedente, mentre l’aumento delle scorte di greggio USA ha aggiunto pressione, spingendo i prezzi del petrolio a continuare a scendere giovedì mattina.”

    Gli operatori attendono ora i dati ufficiali sulle scorte della U.S. Energy Information Administration, attesi più tardi nella giornata. Altri rapporti pubblicati mercoledì hanno ulteriormente pesato sul sentiment.

    Nel suo Short-Term Energy Outlook, l’EIA ha affermato che la produzione petrolifera USA dovrebbe raggiungere un livello record ancora più elevato del previsto. L’agenzia prevede inoltre che le scorte globali cresceranno fino al 2026, poiché la produzione aumenterà più rapidamente della domanda.

    Guardando avanti, alcuni analisti ritengono che i prezzi rimarranno vicini ai livelli attuali.

    Sarkar di DBS ha affermato: “Dovrebbe esserci un notevole supporto ai prezzi del petrolio intorno ai 60 $/barile, soprattutto considerando che potrebbero verificarsi interruzioni a breve termine nelle esportazioni russe una volta che entreranno in vigore sanzioni più severe.”

  • L’oro supera i 4.200 $/oncia mentre persiste l’incertezza, nonostante la riapertura del governo USA

    L’oro supera i 4.200 $/oncia mentre persiste l’incertezza, nonostante la riapertura del governo USA

    I prezzi dell’oro sono aumentati durante la sessione asiatica di giovedì, proseguendo il recente trend rialzista mentre gli operatori restano cauti sulle prospettive dell’economia statunitense, anche dopo il voto dei legislatori che ha posto fine al più lungo shutdown governativo nella storia USA.

    Il metallo prezioso è salito costantemente nell’ultima settimana, sostenuto da una serie di deboli indicatori privati sul mercato del lavoro che hanno alimentato le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve a dicembre. Tuttavia, il ritmo dei rialzi si è attenuato nelle ultime sedute, poiché i mercati hanno drasticamente ridotto le scommesse su un taglio dei tassi a dicembre.

    Anche gli acquisti costanti delle banche centrali — in particolare della Banca Popolare Cinese — hanno sostenuto il prezzo dell’oro. I dati hanno mostrato che la banca centrale cinese ha aumentato le proprie riserve per il dodicesimo mese consecutivo a settembre.

    L’oro spot è salito dello 0,4% a 4.210,63 $ l’oncia, mentre i futures sull’oro con consegna a dicembre sono rimasti stabili a 4.214,60 $/oncia alle 00:06 ET (05:06 GMT).

    Oro sostenuto dall’incertezza economica mentre il governo USA riapre

    I rialzi di questa settimana arrivano anche se Washington ha messo fine al suo shutdown federale durato quasi 43 giorni. Il presidente Donald Trump ha firmato il disegno di legge di finanziamento mercoledì sera, poco dopo l’approvazione da parte della Camera dei Rappresentanti, consentendo alle agenzie di riprendere la pubblicazione dei dati economici chiave.

    Si prevede che le prossime rilevazioni di ottobre e novembre mostrino chiaramente l’impatto dello shutdown. Trump ha affermato che lo shutdown è costato all’economia statunitense 1,5 trilioni di dollari.

    Gli analisti di ANZ hanno scritto: “La prospettiva di dati economici deboli a seguito dello shutdown del governo USA ha contribuito a spingere l’oro verso l’alto”, aggiungendo che gli acquisti delle banche centrali e l’incertezza economica generale stanno sostenendo il mercato.

    Anche gli altri metalli preziosi sono avanzati: il platino spot è salito dello 0,1% a 1.620,15 $/oncia, mentre l’argento spot è balzato dell’1,7% a 54,1665 $/oncia.

    Il sentiment positivo nei metalli è rimasto intatto anche se gli operatori hanno ridotto le probabilità di un taglio dei tassi da parte della Fed a dicembre. Secondo CME FedWatch, il mercato ora prezza una probabilità del 50,4% per un taglio di 25 punti base — contro il 62,4% del giorno precedente.

    Il rame sale grazie alla riapertura degli USA e alle speranze di stimolo dalla Cina

    Anche i metalli industriali sono saliti, con il rame che ha proseguito la sua forte performance delle ultime settimane.

    I futures sul rame del London Metal Exchange sono aumentati dello 0,2% a 10.933,80 $ la tonnellata, mentre i futures COMEX sono saliti dello 0,7% a 5,1215 $ la libbra.

    La riapertura del governo statunitense ha migliorato il sentiment, alimentando l’aspettativa che le attività delle imprese locali subiranno meno interruzioni e che la domanda di rame possa rafforzarsi.

    Anche le recenti promesse della Cina di ulteriori stimoli economici — incluse le iniziative previste dal nuovo piano quinquennale — hanno contribuito all’ottimismo, aumentando le aspettative di una maggiore produzione industriale e di una domanda interna più solida.

  • Il dollaro arretra con la riapertura del governo USA; la sterlina fatica a trovare slancio

    Il dollaro arretra con la riapertura del governo USA; la sterlina fatica a trovare slancio

    Il dollaro statunitense è sceso giovedì dopo che il presidente Donald Trump ha firmato un provvedimento che pone fine al più lungo shutdown governativo della storia, migliorando l’appetito per il rischio, mentre la sterlina ha faticato a progredire dopo dati deludenti sulla crescita del Regno Unito.

    Alle 03:50 ET (08:50 GMT), il Dollar Index — che misura il biglietto verde contro sei principali valute — era in calo dello 0,2% a 99,150, vicino ai minimi di un mese.

    Il dollaro rifugio si indebolisce dopo la riapertura del governo

    Il dollaro, tipicamente ricercato nei momenti di incertezza, ha perso terreno dopo che Trump ha firmato il disegno di legge mercoledì sera nello Studio Ovale, sbloccando i fondi federali dopo l’approvazione alla Camera.

    L’accordo è arrivato poche ore prima che lo shutdown entrasse nel suo 43º giorno consecutivo, il più lungo nella storia degli Stati Uniti.

    La chiusura aveva provocato ampie interruzioni dei servizi federali, in particolare nel settore dell’aviazione e della sicurezza, e aveva impedito la pubblicazione di dati economici fondamentali per la Federal Reserve.

    Con la riapertura, ci si attende ora un’ondata di dati arretrati, compreso il molto atteso rapporto mensile sull’occupazione.

    Gli analisti di ING hanno dichiarato: “La Casa Bianca ha detto che i dati sui salari e sul CPI di ottobre probabilmente non verranno pubblicati, il che significa che la volatilità impiegherà tempo a riprendersi.”

    La sterlina fatica nonostante un dollaro più debole

    In Europa, GBP/USD è rimasto pressoché invariato a 1,3133, incapace di beneficiare della debolezza del dollaro dopo i deludenti dati sulla crescita britannica.

    I dati pubblicati giovedì hanno mostrato una crescita dello 0,1% nel periodo luglio–settembre, dopo lo 0,3% registrato tra aprile e giugno.

    L’economia si è persino contratta a settembre, con il PIL mensile in calo dello 0,1%, sotto il dato invariato di agosto, aumentando la pressione sulla Bank of England affinché riprenda l’allentamento monetario.

    ING ha commentato: “Ciò complica il lavoro del Cancelliere Rachel Reeves in vista della presentazione del Bilancio, dove cercherà di rassicurare i mercati con misure fiscali prudenti, pur evitando di frenare eccessivamente la crescita o alimentare l’inflazione.”

    EUR/USD è salito dello 0,2% a 1,1612, in attesa dei dati sulla produzione industriale dell’eurozona.

    ING ha scritto:
    “EUR/USD sta cercando di superare 1,160 e, anche se siamo rialzisti sulla coppia verso fine anno, ammettiamo che un movimento decisivo potrebbe essere prematuro. Servono dati USA deboli prima che 1,170 diventi un obiettivo realistico nel breve termine. Per ora ci aspettiamo un trading in range.”

    Lo yen si avvicina ai livelli che potrebbero innescare interventi

    In Asia, USD/JPY è rimasto stabile a 154,77 dopo aver superato brevemente quota 155 per la prima volta in quasi dieci mesi. Lo yen ha inoltre toccato un nuovo minimo storico contro l’euro.

    Il livello 155 ha portato a interventi del governo giapponese in passato, e ora i trader osservano se l’amministrazione di Sanae Takaichi interverrà di nuovo.

    USD/CNY è sceso dello 0,2% a 7,0966 dopo una forte fissazione del tasso centrale da parte della People’s Bank of China, mentre AUD/USD è salito dello 0,6% a 0,6577 grazie a dati occupazionali migliori del previsto.