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  • Il settore dei servizi in Italia registra la crescita più rapida dall’aprile 2023

    Il settore dei servizi in Italia registra la crescita più rapida dall’aprile 2023

    L’economia dei servizi italiana ha accelerato con forza a novembre, raggiungendo il ritmo più elevato da oltre due anni e mezzo. L’HCOB Italy Services PMI Business Activity Index è salito a 55,0 rispetto a 54,0 di ottobre, indicando una solida espansione del settore.

    L’aumento è stato sostenuto da un forte incremento dei nuovi ordini, che hanno toccato il massimo da 19 mesi secondo le risposte raccolte tra il 12 e il 25 novembre. Le imprese hanno segnalato l’ingresso di nuovi clienti e l’avvio di nuovi progetti, in un contesto di domanda in miglioramento.

    «Il settore dei servizi in Italia ha guadagnato slancio a novembre, registrando l’aumento più marcato da oltre due anni e mezzo», ha dichiarato Nils Müller, economista junior presso Hamburg Commercial Bank. «Questo dinamismo è stato sostenuto da un’impennata dei nuovi affari, cresciuti al ritmo più rapido dalla metà del 2024, grazie al successo nell’acquisizione di nuovi clienti».

    Sul fronte estero, però, la domanda ha perso vigore. L’attività di esportazione è tornata a contrarsi dopo la crescita di ottobre, con le aziende che hanno evidenziato condizioni internazionali difficili e debolezza nel settore automobilistico.

    L’occupazione nel comparto dei servizi è aumentata per il decimo mese consecutivo, anche se il ritmo di assunzioni è rimasto modesto e in linea con le tendenze di lungo periodo. Alcuni margini di capacità inutilizzata sono rimasti, come indica il lieve calo del lavoro arretrato.

    Le pressioni inflazionistiche si sono intensificate: le imprese hanno segnalato costi più elevati per energia, manutenzione, amministrazione, materie prime e salari. L’inflazione dei costi in ingresso è rimasta superiore alla media storica ed è stata definita come elevata.

    Per compensare almeno in parte tali aumenti, i fornitori di servizi hanno ritoccato al rialzo i prezzi di vendita, portando l’inflazione dei prezzi di output al massimo di quattro mesi.

    L’HCOB Italy Composite PMI Output Index — che combina servizi e manifattura — è salito a 53,8 in novembre da 53,1 in ottobre, il livello più alto dall’aprile 2023. Il miglioramento è stato trainato soprattutto dai servizi, mentre la crescita della produzione manifatturiera è rimasta lieve e più lenta rispetto al mese precedente.

    «La vivacità del settore dei servizi ha sostenuto la crescita complessiva del settore privato», ha aggiunto Müller. «Con la domanda in rafforzamento e la fiducia in miglioramento, l’economia italiana si avvicina alla fine dell’anno su basi più solide, anche se inflazione e domanda estera debole restano rischi significativi».

    Hamburg Commercial Bank prevede una crescita del PIL italiano dello 0,5% su base annua nel 2025 e dello 0,8% nel 2026.

  • Stellantis in forte rialzo sulle ipotesi di un allentamento degli standard sui consumi negli Stati Uniti

    Stellantis in forte rialzo sulle ipotesi di un allentamento degli standard sui consumi negli Stati Uniti

    Stellantis (BIT: STLAM) è stata la protagonista della seduta odierna a Piazza Affari, mettendo a segno un rialzo superiore al 7% dopo le indiscrezioni secondo cui l’amministrazione statunitense potrebbe alleggerire gli standard di efficienza energetica introdotti sotto la precedente presidenza. Il balzo ha reso Stellantis il miglior titolo tra le blue chip del FTSE MIB (+0,60%), con le azioni salite a 9,891 euro.

    Con il progresso di oggi, il titolo riduce al 22% la perdita accumulata nel 2025, anno iniziato a 12,62 euro.

    Secondo fonti riportate da Reuters, il presidente Donald Trump starebbe valutando una riduzione significativa degli standard sui consumi come parte di un piano più ampio volto a facilitare la vendita di auto a benzina, invertendo così la rotta rispetto alle politiche introdotte da Joe Biden. La proposta dovrebbe essere presentata oggi alla Casa Bianca alla presenza dei dirigenti di General Motors, Ford e Stellantis, incluso Antonio Filosa, anche se non sono giunte conferme né dalla Casa Bianca né dal Dipartimento dei Trasporti.

    L’amministrazione Trump sostiene che requisiti “artificialmente elevati” in materia di consumi abbiano ridotto la disponibilità di auto nuove, il cui prezzo medio ha superato per la prima volta i 50.000 dollari a settembre, rendendole inaccessibili a molti americani. I prezzi sono aumentati anche perché i costruttori statunitensi privilegiano sempre più modelli di fascia alta, ricchi di optional e con margini più elevati, a scapito delle vetture di ingresso gamma. Tuttavia, gli osservatori notano che l’allentamento degli standard sui consumi difficilmente comporterà un calo rapido dei prezzi: le case automobilistiche pianificano le loro gamme con anni di anticipo e gli effetti dei cambiamenti regolatori richiedono tempo per manifestarsi nelle concessionarie. Inoltre, i dazi introdotti dall’amministrazione Trump hanno aumentato i costi per il settore di miliardi di dollari.

    Il sentiment degli analisti è stato positivo. UBS ha migliorato la raccomandazione su Stellantis da neutrale a comprare, alzando il target price da 8,30 a 12 euro. La banca prevede che il gruppo italo-francese possa recuperare terreno in Nord America a partire dal 2026, stimando una ripresa annua della quota di mercato di circa 120 punti base, sostenuta da un mix di prodotto più favorevole, da norme sulle emissioni meno rigide negli USA e da ulteriori iniziative di riduzione dei costi.

    UBS ritiene che questi fattori possano determinare una variazione di 3 miliardi di euro nell’utile operativo rettificato (AOI) l’anno prossimo e ha rivisto al rialzo la stima di AOI per il 2026 di 1,2 miliardi di euro, portandola a 5,4 miliardi di euro, pari a un margine del 3,3%. Nonostante la visione costruttiva, UBS osserva che le sue previsioni restano inferiori al consenso degli altri analisti, il che suggerisce possibili ulteriori revisioni al ribasso da parte del mercato.

    La banca considera comunque l’attuale prezzo del titolo un interessante punto di ingresso, sottolineando un ulteriore potenziale rialzista legato ai cambiamenti strutturali del portafoglio che Stellantis potrebbe annunciare al Capital Markets Day previsto per il secondo trimestre del 2026.

    Sul fronte occupazionale, Milano Finanza riferisce che Stellantis starebbe valutando l’assunzione di circa 2.000 nuovi dipendenti per il gruppo, tra cui ingegneri e personale dedicato a qualità, sviluppo prodotto e produzione, presso il Chrysler Tech Center di Auburn Hills, nella contea di Oakland (Michigan). Le nuove risorse andrebbero a supporto del piano industriale da 13 miliardi di euro annunciato dal CEO Antonio Filosa, che prevede investimenti in Michigan, Illinois, Indiana e Ohio e la creazione di 5.000 posti di lavoro nelle fabbriche statunitensi.

  • La Borsa di Milano apre in rialzo in attesa dei dati USA; Stellantis corre e MPS rimbalza

    La Borsa di Milano apre in rialzo in attesa dei dati USA; Stellantis corre e MPS rimbalza

    Piazza Affari ha iniziato la seduta con un tono positivo, trainata soprattutto da Stellantis e dal comparto bancario. Gli investitori seguono con attenzione gli interventi della presidente della BCE, Christine Lagarde, alla ricerca di indicazioni sul futuro percorso dei tassi d’interesse.

    L’attenzione si concentra anche sulla riunione della Federal Reserve della prossima settimana, dove i trader attribuiscono ormai circa l’85% di probabilità a un taglio dei tassi di 25 punti base. L’agenda macroeconomica è particolarmente densa: oggi sono attesi i dati ADP sull’occupazione privata di novembre — previsti in netto calo a 10.000 posti dai 42.000 del mese precedente — insieme all’indice ISM dei servizi; venerdì arriveranno invece i dati sul PCE core di settembre, rinviati a causa dello shutdown.

    Verso le 9:40, il FTSE MIB avanzava dello 0,5%.

    Stellantis balza di circa il 7% dopo che Reuters ha riportato che l’amministrazione Trump sarebbe pronta a presentare un ampio allentamento degli standard sui consumi di carburante introdotti sotto la presidenza Biden. La proposta — che dovrebbe essere illustrata alla presenza dei vertici di GM, Ford e Stellantis — renderebbe più semplice per le case automobilistiche vendere veicoli a benzina.

    Dovalue (BIT:DOV) guadagna circa il 5% dopo aver annunciato un nuovo accordo strategico con Banco Santander (LSE:BNC) per la gestione dei nuovi flussi di NPL in Spagna a partire dal 1° gennaio 2026, con una durata iniziale di due anni. Secondo Equita, la notizia è “marginalmente positiva” e in linea con quanto comunicato dal management nella call del terzo trimestre.

    Nel settore bancario il clima è costruttivo. MPS (BIT:BMPS) rimbalza dell’1,4% dopo quattro sedute consecutive di cali legati alla notizia dell’apertura di un’indagine. Tra i principali titoli, Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) scende dello 0,3%, mentre UniCredit (BIT:UCG) avanza dello 0,25%.

    Bene anche i tecnologici dopo il forte rialzo di Tokyo, con STMicroelectronics (BIT:STM) in crescita del 4%. Vivace il comparto dei servizi petroliferi: Saipem (BIT:SPM) e Tenaris (BIT:TEN) salgono entrambe dell’1,6%.

    In flessione invece Italgas (BIT:IG) e Buzzi (BIT:BZU), penalizzate da tagli di rating. Morgan Stanley ha abbassato la raccomandazione su Italgas a equal weight da overweight, mentre JPMorgan ha portato Buzzi a neutral da overweight, pur alzando il target price da 54 a 58 euro.

  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures, Le azioni statunitensi puntano a un’apertura in rialzo grazie al rimbalzo del Bitcoin e alla forza dei titoli tech

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures, Le azioni statunitensi puntano a un’apertura in rialzo grazie al rimbalzo del Bitcoin e alla forza dei titoli tech

    I future sugli indici statunitensi indicano un avvio moderatamente positivo martedì, suggerendo che Wall Street potrebbe tentare di recuperare terreno dopo il calo della seduta precedente.

    Un forte rimbalzo del Bitcoin—salito di oltre il 2% dopo il brusco crollo di lunedì—sta sostenendo il sentiment di rischio e favorendo i titoli growth e tecnologici. In particolare, Oracle (NYSE:ORCL), Nvidia (NASDAQ:NVDA) e Broadcom (NASDAQ:AVGO) registrano un solido pre-market.

    Tuttavia, l’attività complessiva potrebbe rimanere cauta in vista di diversi dati macroeconomici importanti in uscita nei prossimi giorni.

    Mercoledì arriverà il report sull’occupazione privata di ADP relativo a novembre, con gli economisti che prevedono un aumento contenuto di 10.000 posti di lavoro, dopo il +42.000 di ottobre. La pubblicazione arriva a pochi giorni dalla riunione della Federal Reserve della prossima settimana.

    Le aspettative di un taglio dei tassi continuano a crescere: secondo il CME FedWatch Tool, gli operatori attribuiscono ora una probabilità dell’87,4% a una riduzione di 25 punti base—rispetto al 63% registrato un mese fa.

    Nei prossimi giorni sono inoltre attesi i dati sul settore dei servizi, redditi e spese delle famiglie e fiducia dei consumatori, che contribuiranno a definire le aspettative del mercato verso metà dicembre.

    Lunedì, dopo un tentativo di recupero a metà seduta, i listini hanno perso nuovamente slancio, chiudendo in netto ribasso:

    • Dow Jones: -427,09 punti (-0,9%) a 47.289,33
    • Nasdaq: -89,76 punti (-0,4%) a 23.275,92
    • S&P 500: -36,46 punti (-0,5%) a 6.812,63

    Il calo ha seguito la forte performance della settimana scorsa, quando gli indici avevano messo a segno cinque sedute consecutive di rialzo recuperando le perdite di inizio novembre. Lunedì è sembrato prevalere il profit-taking.

    Il recente ottimismo sui tassi d’interesse, alimentato da commenti dovish di alcuni funzionari della Fed, potrebbe essere rimesso in discussione dai dati economici in arrivo.

    Lunedì il segnale macro è stato misto: l’indice PMI manifatturiero dell’ISM è sceso inaspettatamente a 48,2 da 48,7, mentre gli economisti stimavano un aumento a 49,0.

    I movimenti settoriali sono stati disomogenei. Le utility sono scese bruscamente, con il Dow Jones Utility Average in calo del 2,3% ai minimi di due mesi. Male anche le biotech, con il NYSE Arca Biotechnology Index giù del 2,1%. Networking, healthcare e hardware hanno registrato flessioni, mentre il comparto energetico è avanzato grazie al rialzo del petrolio greggio.

  • DAX, CAC, FTSE100, I mercati europei in lieve rialzo mentre i colloqui di pace sull’Ucraina prendono slancio

    DAX, CAC, FTSE100, I mercati europei in lieve rialzo mentre i colloqui di pace sull’Ucraina prendono slancio

    Le borse europee hanno registrato un modesto rialzo martedì, con gli investitori concentrati sugli sviluppi diplomatici riguardanti la guerra in Ucraina e sui prossimi dati economici statunitensi.

    Dopo gli incontri tra funzionari statunitensi e una delegazione ucraina in Florida, il presidente Volodymyr Zelenskyy ha dichiarato che la nuova proposta americana per porre fine al conflitto con la Russia “sembra migliore.”
    Secondo diversi media, l’inviato speciale del presidente statunitense Donald Trump, Steve Witkoff, è partito per Mosca per presentare direttamente al presidente russo Vladimir Putin un piano di pace rivisto composto da 19 punti.

    Tra gli indici principali, il DAX tedesco ha guadagnato lo 0,4%, mentre il FTSE 100 nel Regno Unito e il CAC 40 in Francia sono saliti entrambi dello 0,2%.

    Sul fronte dei dati, le stime preliminari di Eurostat hanno mostrato un aumento inatteso dell’inflazione dell’Eurozona a novembre. L’inflazione è salita al 2,2%, sorprendendo gli economisti che si aspettavano una conferma del 2,1% di ottobre.

    Nel Regno Unito, la Nationwide Building Society ha riportato una crescita dei prezzi delle case superiore alle attese. Su base annua, i prezzi sono aumentati dell’1,8% a novembre—un rallentamento rispetto al +2,4% di ottobre, ma comunque sopra la previsione dell’1,4%.

    Tra i titoli in evidenza, Bayer (TG:BAYN) è balzata dopo che l’amministrazione Trump ha sostenuto il tentativo dell’azienda di convincere la Corte Suprema americana a limitare le cause legali legate al presunto effetto cancerogeno dell’erbicida Roundup.

    Victrex (LSE:VCT) è salita dopo aver riportato una crescita del 12% nei volumi di vendita del 2025, confermando la sua posizione di leader nel mercato dei polimeri ad alte prestazioni.

    Il gruppo svizzero Holcim (BIT:1HOLM) ha registrato un rialzo dopo aver annunciato l’acquisizione di tre aziende nel Regno Unito, in Francia e in Germania specializzate nel riciclo dei materiali da demolizione.

    Infine, la società tecnologica ABB (BIT:1ABB) è avanzata dopo aver completato l’acquisizione del business di elettronica di potenza di Gamesa Electric da Siemens Gamesa in Spagna.

  • Apple rischia azioni collettive nell’UE sulle commissioni dell’App Store dopo una decisione chiave della Corte

    Apple rischia azioni collettive nell’UE sulle commissioni dell’App Store dopo una decisione chiave della Corte

    Apple Inc. (NASDAQ:AAPL) potrebbe presto affrontare una serie di azioni di risarcimento in stile class action in tutta l’Unione Europea dopo che la corte più alta del blocco ha stabilito che i consumatori possono avviare cause collettive nei Paesi Bassi, indipendentemente dal loro paese di residenza.

    In una sentenza emessa martedì, la Corte di giustizia dell’UE ha stabilito che un tribunale di Amsterdam è competente ad esaminare i reclami presentati dalle fondazioni Stichting Right to Consumer Justice e Stichting App Stores. I gruppi sostengono che la struttura delle commissioni dell’App Store di Apple — che possono arrivare fino al 30% per transazione — violi le norme sulla concorrenza.

    Nella sua dichiarazione che accompagna la decisione preliminare, la Corte europea ha affermato: “I tribunali dei Paesi Bassi hanno la competenza per esaminare un’azione rappresentativa riguardante la presunta condotta anticoncorrenziale di Apple in relazione al suo App Store rivolto al mercato olandese.”

    La decisione apre potenzialmente la strada a un insieme più ampio di azioni coordinate contro le politiche dell’App Store di Apple nell’UE.

  • Il petrolio resta stabile mentre il mercato valuta i rischi geopolitici sulla fornitura

    Il petrolio resta stabile mentre il mercato valuta i rischi geopolitici sulla fornitura

    I prezzi del petrolio sono rimasti sostanzialmente invariati martedì, mentre gli operatori analizzano le potenziali conseguenze degli attacchi con droni ucraini contro impianti energetici russi e delle crescenti tensioni diplomatiche tra Stati Uniti e Venezuela.

    Alle 09:03 GMT, il Brent è sceso di 19 centesimi (0,3%) a 62,98 $ al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) statunitense ha perso 12 centesimi (0,2%), attestandosi a 20 $ al barile.
    Entrambi i benchmark erano saliti di oltre 1% lunedì, con il WTI vicino ai massimi di due settimane.

    Ole Hansen, responsabile della strategia sulle materie prime di Saxo Bank, ha osservato che, sebbene i prezzi prompt restino relativamente bloccati in un intervallo ristretto, il premio di rischio geopolitico è tornato a crescere, soprattutto a causa delle tensioni nel Mar Nero e in Venezuela.
    Ha aggiunto: “Oltre a ciò, la prevista ma ancora sfuggente eccedenza di offerta rimane un punto chiave che impedisce qualsiasi rimbalzo significativo in questa fase.”

    L’outlook sull’offerta si è ulteriormente complicato lunedì dopo che il Caspian Pipeline Consortium ha confermato di aver ripreso le spedizioni da uno dei suoi punti di carico nel Mar Nero, in seguito al grave attacco con droni ucraini del 29 novembre.

    Le tensioni sono aumentate ulteriormente quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato sabato che “lo spazio aereo sopra e intorno al Venezuela” deve essere considerato chiuso, alimentando nuova incertezza sul mercato dato il ruolo del Paese sudamericano nella produzione petrolifera globale.

    Gli analisti seguono da vicino anche il fronte diplomatico.
    Tamas Varga di PVM Oil Associates ha affermato: “L’attenzione è rivolta anche ai colloqui di pace sull’Ucraina, che potrebbero portare la Russia ad aumentare nuovamente le esportazioni di petrolio greggio e prodotti, anche se questo processo probabilmente sarà lungo.”

    Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy ha ribadito lunedì che la priorità di Kyiv è mantenere la sovranità e garantire solide garanzie di sicurezza, aggiungendo che le questioni territoriali restano l’ostacolo più complesso nei negoziati.

    Nel frattempo, l’inviato speciale di Trump Steve Witkoff, accompagnato da Jared Kushner, incontrerà martedì il presidente russo Vladimir Putin per discutere di possibili vie per porre fine al conflitto.

    Sul fronte dell’OPEC+, il gruppo ha confermato domenica un piccolo aumento della produzione per dicembre e una sospensione degli incrementi nel primo trimestre del prossimo anno, alla luce dei crescenti timori di un eccesso di offerta globale.

  • L’oro arretra mentre i rendimenti USA risalgono; gli investitori attendono la decisione della Fed

    L’oro arretra mentre i rendimenti USA risalgono; gli investitori attendono la decisione della Fed

    I prezzi dell’oro sono diminuiti nelle contrattazioni asiatiche di martedì, appesantiti dal rimbalzo dei rendimenti dei Treasury statunitensi, mentre gli investitori mantengono un atteggiamento cauto in vista di una serie di dati macroeconomici chiave e dell’attesissima decisione della Federal Reserve della prossima settimana.

    L’oro spot è sceso dello 0,4% a 4.213,97 $ l’oncia alle 02:41 ET (06:41 GMT), dopo aver toccato un massimo di sei settimane nella sessione precedente. I future sull’oro USA sono scesi dello 0,7% a 4.245,55 $.

    L’oro scivola mentre i rendimenti salgono

    La correzione ha seguito l’aumento dei rendimenti dei Treasury statunitensi a 10 anni, che hanno raggiunto i massimi delle ultime due settimane. Il rialzo ha ridotto l’appetito per il metallo prezioso, che non offre rendimento, smorzando parte dell’ottimismo legato alle crescenti aspettative di un imminente taglio dei tassi da parte della Fed.

    Nonostante il tono più debole, il sentiment generale verso l’oro rimane solido. Il mercato continua infatti a prezzare con convinzione la possibilità che la Federal Reserve effettui un taglio dei tassi la prossima settimana, sostenuta da un rallentamento dell’inflazione e da segnali di raffreddamento del mercato del lavoro.

    Un taglio dei tassi favorirebbe solitamente l’oro riducendo il costo opportunità di detenerlo.

    Tuttavia, gli operatori preferiscono rimanere prudenti in vista di una settimana ricca di pubblicazioni macroeconomiche importanti.

    Sono attesi infatti i dati ADP sull’occupazione privata di novembre e l’Indice PCE di settembre, indicatore d’inflazione preferito dalla Fed, che potrebbero influenzare in modo significativo le aspettative sul ritmo dell’allentamento monetario.

    Il mercato dell’oro ha inoltre continuato a monitorare le incertezze politiche legate alla futura leadership della Fed.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato domenica di aver scelto un candidato per sostituire il presidente della Fed Jerome Powell, senza però rivelarne il nome.

    Alcuni report suggeriscono che il consigliere economico della Casa Bianca Kevin Hassett sia tra i favoriti.

    Metalli in calo; l’argento ritraccia dai massimi storici

    Anche gli altri metalli preziosi e industriali hanno registrato ribassi nelle contrattazioni di martedì, mentre gli investitori riducono l’esposizione prima della riunione della Fed.

    • I future sull’argento sono scesi del 2,1% a 57,88 $ l’oncia, dopo aver toccato il massimo storico di 59,44 $ lunedì.
    • I future sul platino hanno perso lo 0,6% a 1.661,60 $.
    • Il rame LME è sceso dello 0,3% a 11.228,20 $ la tonnellata.
    • I future sul rame USA sono rimasti invariati a 5,27 $ la libbra.
  • Il dollaro si stabilizza ma resta sotto pressione mentre i mercati puntano a un taglio dei tassi della Fed

    Il dollaro si stabilizza ma resta sotto pressione mentre i mercati puntano a un taglio dei tassi della Fed

    Il dollaro statunitense ha registrato un lieve rialzo martedì mattina, anche se il sentiment generale sulla valuta rimane debole poiché gli operatori continuano a prevedere un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve nella riunione di fine mese.

    Alle 04:30 ET (09:30 GMT), il Dollar Index — che misura il biglietto verde contro sei principali valute — saliva dello 0,1% a 99,422, dopo aver chiuso in calo per sette sedute consecutive ed essere sceso lunedì ai minimi delle ultime due settimane.

    Le aspettative di un taglio dei tassi pesano sul dollaro

    I dati pubblicati lunedì hanno mostrato che l’attività manifatturiera negli Stati Uniti è diminuita per il nono mese consecutivo a novembre, rafforzando i segnali di un’economia in rallentamento verso la fine dell’anno.

    Secondo il CME FedWatch, i futures ora attribuiscono una probabilità dell’88% a un taglio di 25 punti base nella riunione della Fed del 10 dicembre, in forte aumento rispetto al 63% di un mese fa.

    Gli analisti di ING hanno scritto che “ci aspettiamo che il resto della settimana confermi il pricing accomodante del mercato per la riunione della Fed della prossima settimana.”

    Gli investitori guardano anche alla nomina del successore del presidente della Fed Jerome Powell, dopo indiscrezioni secondo cui l’addetto economico della Casa Bianca Kevin Hassett sarebbe ora il favorito.

    Il segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha dichiarato che è probabile che il presidente Donald Trump annunci la sua scelta prima di Natale.

    Euro stabile in attesa dei dati sull’inflazione

    In Europa, EUR/USD è sceso leggermente a 1,1607, mentre proseguono i colloqui diplomatici sul conflitto in Ucraina, con l’inviato americano Steve Witkoff in viaggio a Mosca per incontrare il Cremlino.

    Nel corso della giornata è attesa la stima preliminare dell’inflazione nell’area euro. Gli economisti prevedono un tasso annuo poco sopra l’obiettivo di medio termine della BCE — un dato che difficilmente influenzerà la politica monetaria, dato che il mercato non si aspetta cambiamenti dei tassi fino al 2026.

    ING ha aggiunto che “i rischi sono leggermente al ribasso per l’euro, ma ci aspettiamo comunque un impatto neutrale sul cambio e che EUR/USD possa tornare a puntare 1,170 se il dollaro si indebolisce come previsto.”

    La coppia GBP/USD è scesa lievemente a 1,3213, pur rimanendo vicina ai massimi dell’ultimo mese, dopo le dimissioni del capo dell’ente di vigilanza fiscale britannico a seguito della diffusione accidentale dei dettagli del bilancio prima della presentazione ufficiale del ministro Rachel Reeves.

    Lo yen ritraccia dopo il rialzo di lunedì

    In Asia, USD/JPY è salito dello 0,3% a 155,94, dopo essere sceso dello 0,5% lunedì in seguito ai commenti più aggressivi del governatore della Bank of Japan Kazuo Ueda.

    Ueda, intervenuto nel fine settimana, ha suggerito che la BOJ potrebbe valutare un rialzo dei tassi già questo mese, spingendo i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi ai massimi da decenni.

    Il rendimento del JGB a 30 anni ha superato l’1,9%, mentre il decennale si è avvicinato all’1,88%.

    Altrove nella regione, USD/CNY è sceso leggermente a 7,0700, mentre AUD/USD è salito dello 0,1% a 0,6553.

  • Bitcoin risale leggermente a 87.000 $ dopo il forte selloff; i titoli cripto continuano a scendere

    Bitcoin risale leggermente a 87.000 $ dopo il forte selloff; i titoli cripto continuano a scendere

    Bitcoin (COIN:BTCUSD) ha registrato un lieve recupero martedì dopo il brusco calo della sessione precedente, che aveva spinto la principale criptovaluta sotto gli 84.000 dollari. Il ribasso è arrivato in un contesto di rinnovata avversione al rischio che ha colpito gli asset digitali all’inizio di dicembre, prolungando la volatilità vista a fine novembre.

    La correzione improvvisa ha colto di sorpresa molti operatori, soprattutto perché arrivata poco dopo un rimbalzo dai livelli vicini agli 80.000 dollari della scorsa settimana. Alle 01:58 ET (06:58 GMT) Bitcoin era in rialzo dello 0,6% a 87.087,6 $, dopo essere sceso di oltre il 7% lunedì.

    Bitcoin fatica a stabilizzarsi dopo la flessione di inizio dicembre

    Il tonfo di lunedì ha esteso il trend ribassista prevalso in novembre — mese in cui Bitcoin ha segnato la sua peggiore performance da oltre quattro anni e gli ETF spot su BTC hanno registrato forti deflussi.

    Il sentiment è rimasto fragile martedì, con crescenti timori sul possibile indebolimento della domanda istituzionale. Dati recenti mostrano un forte aumento dei flussi dei “whale” verso gli exchange e vendite algoritmiche che hanno amplificato la pressione ribassista.

    Nonostante il piccolo rimbalzo, la mossa non è bastata a dissipare i timori di ulteriori cali. Un report di CoinDesk indica che Bitcoin potrebbe scendere verso l’area 60.000–65.000 $ se la pressione di vendita dovesse intensificarsi.

    Il selloff è stato alimentato da prese di profitto, bassa liquidità e cautela in vista di diversi eventi macro importanti attesi questo mese.

    Le aspettative per un taglio dei tassi della Federal Reserve la prossima settimana sono salite a quasi il 90%, alimentando le speranze di condizioni finanziarie più accomodanti. Tuttavia, l’incertezza sul ritmo dei futuri tagli continua a generare volatilità sui mercati cripto.

    Gli investitori seguono anche gli sviluppi a Washington, dove il presidente Donald Trump dovrebbe decidere un possibile successore per il presidente della Fed Jerome Powell.

    Strategy Inc taglia la guidance mentre Bitcoin affonda

    Le azioni di Strategy Inc (NASDAQ:MSTR) sono crollate lunedì dopo che la società ha tagliato la sua guidance annuale, avvertendo che il peggioramento della flessione di Bitcoin e la continua volatilità del mercato cripto hanno pesato in modo significativo sulle prospettive di utile.

    Anche altri titoli legati al settore sono scesi:

    • Coinbase (NASDAQ:COIN) – circa 5%
    • Robinhood (NASDAQ:HOOD) – oltre 4%

    Altcoin perlopiù deboli

    La maggior parte delle altcoin ha scambiato in range ristretti, con un clima di cautela dominante.

    • Ethereum: -0,3% a 2.814,92 $
    • XRP: -1,1% a 2,02 $
    • Solana: leggermente in rialzo
    • Cardano: +2%
    • Polygon: -3,5%

    Tra i meme token, Dogecoin e $TRUMP hanno perso lo 0,6%.