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  • Borsa Italiana, calo tecnico per effetto stacco cedole, corsa delle banche

    Borsa Italiana, calo tecnico per effetto stacco cedole, corsa delle banche

    La Borsa Italiana ha iniziato la settimana con un rialzo prudente, trainato dalle banche.
    Intorno alle 9.50 il Ftse Mib ha segnato un calo dell’1,42%, ma questa flessione non riflette il vero andamento del mercato poiché è stata influenzata dallo stacco cedole di 23 blue-chip, che ha avuto un effetto negativo sull’indice pari all’1,76%.
    I futures sull’indice di giugno sono invece saliti dello 0,22%. Questo rappresenta la riflessione più accurata del mercato oggi, ha osservato un trader.

    A livello macro, i mercati stanno reagendo oggi al downgrade del rating USA da parte di Moody’s, che venerdì sera ha portato il giudizio sull’economia leader mondiale da ‘Aaa’ a ‘Aa1’, citando tra i problemi l’elevato debito, ora arrivato a 36.000 miliardi di dollari.

    La borsa di Tokyo è negativa, mentre i futures degli indici americani sono in forte calo, suggerendo un avvio ribassista per i listini statunitensi nel pomeriggio.

    Le banche sono particolarmente vivaci e tornano al centro dell’attenzione dopo qualche seduta di relativo oblio. In particolare, spiccano Bper (BIT:BPE) con un balzo del 4,8%, Banca Mps (BIT:BMPS) a +4,4% e Banca Popolare di Sondrio a +3,3%. Seguono Banco Bpm (BIT:BAMI) con +2,5%. Tutti questi titoli hanno staccato le cedole questa mattina. UniCredit (BIT:UCG) corre con un rialzo dell’1,4%, una delle poche banche che oggi non ha staccato dividendi. Deutsche Bank (TG:DBK) ha alzato il target price a 61,5 euro da 50,6 euro precedenti. Intesa (BIT:ISP) (+1,5%) si comporta bene dopo lo stacco cedola.

    Mediobanca (BIT:MB) è debole, in calo dello 0,4%, penalizzata da Morgan Stanley (NYSE:MS) che ha ridotto il rating a ‘Equal weight’ da ‘Overweight’, pur aumentando il target price da 21 a 22 euro.

    Il settore petrolifero si comporta bene, con Saipem (BIT:SPM) in crescita del 2,2%, mentre Eni (BIT:ENI) è stabile.

    Segnali positivi anche tra i titoli consumer, come Campari (BIT:CPR) che guadagna l’1%, proseguendo nel recupero dei prezzi.

    Infine, trend a due velocità per i titoli del calcio: Juventus (BIT:JUVE) cala del 3,3%, mentre Lazio (BIT:SSL) sale intorno al 2% dopo i risultati di ieri, con entrambe le squadre ancora in corsa per l’ultimo posto disponibile in Champions League a una giornata dalla fine del campionato.

  • DAX, CAC, FTSE100, le borse europee per lo più in rialzo

    DAX, CAC, FTSE100, le borse europee per lo più in rialzo

    Le borse europee, rappresentate dagli indici DAX, CAC e FTSE100, hanno registrato per lo più rialzi venerdì, spinte da una serie di dati economici deboli provenienti dagli Stati Uniti che suggeriscono che la Federal Reserve potrebbe avere maggior margine per tagliare i tassi d’interesse nel corso dell’anno. Rimane comunque una notevole incertezza, nonostante la recente tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina abbia contribuito ad attenuare le preoccupazioni economiche.

    Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha avvertito in un discorso giovedì che i tassi d’interesse prossimi allo zero probabilmente appartengono al passato e che eventuali shock dell’offerta, potenzialmente più persistenti, potrebbero alimentare l’inflazione e rappresentare una “sfida difficile per l’economia e per le banche centrali”.

    Più vicino a casa, il membro del Consiglio direttivo della BCE proveniente dalla Lettonia, Martins Kazaks, ha affermato che una riduzione di 25 punti base nella riunione del 5 giugno è “relativamente appropriata” secondo la valutazione dei mercati.

    L’indice francese CAC 40 è in rialzo dello 0,3%, mentre il FTSE 100 britannico e il DAX tedesco sono entrambi in aumento dello 0,4%.

    United Internet AG ha registrato un’impennata. Il colosso tedesco di Internet ha annunciato l’intenzione di investire fino a 300 milioni di euro per aumentare la propria partecipazione nella controllata mobile 1&1, passando dall’80,8% al 90%.

    ASSA ABLOY AB ha anch’essa segnato un forte rialzo. Il principale produttore mondiale di sistemi di chiusura ha acquisito TeleAlarm Group, un fornitore europeo di tecnologie per l’assistenza da remoto che combina soluzioni hardware e software.

    Anche Richemont, proprietaria di Cartier, è salita bruscamente in borsa dopo aver riportato un aumento del 7% delle vendite trimestrali, leggermente superiore alle attese.

    Swiss Re, compagnia di riassicurazione, ha segnato un rialzo dopo aver pubblicato risultati del primo trimestre superiori alle previsioni.

    Al contrario, le azioni di Workspace Group sono crollate. Il gruppo immobiliare prevede un impatto negativo sull’utile operativo di circa 7 milioni di sterline entro marzo 2026.

    Sul fronte macroeconomico, il tasso di disoccupazione in Francia è aumentato leggermente nel primo trimestre, secondo quanto riportato dall’istituto statistico INSEE.

    Il tasso di disoccupazione ILO si è attestato al 7,4%, in aumento rispetto al 7,3% del quarto trimestre del 2024. Il dato è in linea con le aspettative degli economisti.

    Il numero di disoccupati è aumentato di 64.000 unità rispetto al trimestre precedente, raggiungendo i 2,4 milioni di persone.

  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, lo slancio rialzista potrebbe proseguire nelle prime contrattazioni a Wall Street

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, lo slancio rialzista potrebbe proseguire nelle prime contrattazioni a Wall Street

    I principali future sugli indici statunitensi, tra cui Dow Jones, S&P e Nasdaq, indicano un avvio positivo a Wall Street venerdì, con i titoli che potrebbero registrare prevalentemente rialzi dopo due sedute consecutive chiuse in modo contrastante.

    Le azioni potrebbero continuare a beneficiare dello slancio rialzista recente, che ha visto l’S&P 500 chiudere in rialzo per quattro giorni consecutivi, tornando in territorio positivo da inizio anno.

    I mercati sono stati recentemente incoraggiati dalla notizia di lunedì su un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina che riduce temporaneamente i pesanti dazi sulle merci reciproche.

    Tuttavia, l’incertezza persistente sulla possibilità che gli Stati Uniti e i loro partner commerciali raggiungano accordi che riducano stabilmente i dazi ha mantenuto un certo freno sull’interesse all’acquisto.

    Dopo una sessione altalenante mercoledì, i titoli hanno registrato giovedì un’altra performance relativamente fiacca. Gli indici principali hanno oscillato nel corso della giornata per poi chiudere in modo contrastante.

    Il Nasdaq è sceso di 34,49 punti, pari allo 0,2%, attestandosi a 19.112,32, mentre l’S&P 500 è salito di 24,35 punti (+0,4%) a 5.916,93 e il Dow Jones è avanzato di 271,69 punti (+0,7%) a 42.322,75.

    Con questo movimento al rialzo, l’S&P 500 ha chiuso in positivo per la quarta seduta consecutiva, raggiungendo il livello di chiusura più alto degli ultimi due mesi.

    L’andamento altalenante della giornata è stato causato dalla reazione degli operatori a un’ondata di dati economici statunitensi, tra cui un rapporto del Dipartimento del Lavoro che ha mostrato un calo inatteso dei prezzi alla produzione nel mese di aprile.

    Il Dipartimento del Lavoro ha riferito che il suo indice dei prezzi alla produzione per la domanda finale è diminuito dello 0,5% ad aprile, dopo una lettura rivista invariata a marzo.

    Gli economisti si aspettavano un aumento dei prezzi alla produzione dello 0,2%, rispetto al calo dello 0,4% inizialmente riportato per il mese precedente.

    Un altro rapporto diffuso dal Dipartimento del Commercio ha mostrato un lieve aumento delle vendite al dettaglio negli Stati Uniti nel mese di aprile.

    Secondo il Dipartimento del Commercio, le vendite al dettaglio sono aumentate dello 0,1% ad aprile, dopo un’impennata rivista al rialzo dell’1,7% a marzo.

    Gli economisti si aspettavano un incremento delle vendite al dettaglio dello 0,1%, rispetto al +1,4% inizialmente riportato per il mese precedente.

    Escludendo le vendite di veicoli a motore e componenti, le vendite al dettaglio sono comunque aumentate dello 0,1% ad aprile, dopo un rialzo dello 0,8% a marzo. Le vendite escludendo il settore auto erano attese in aumento dello 0,3%.

    Nel frattempo, la Federal Reserve ha pubblicato un rapporto che mostra come la produzione industriale negli Stati Uniti sia rimasta invariata nel mese di aprile.

    La Fed ha comunicato che la produzione industriale è rimasta stabile ad aprile dopo un calo dello 0,3% a marzo. Gli economisti avevano previsto un aumento dello 0,2%.

    Mentre la produzione di servizi pubblici è aumentata del 3,3% ad aprile dopo un crollo del 6,2% a marzo, la produzione manifatturiera e quella mineraria sono diminuite rispettivamente dello 0,4% e dello 0,3%.

    I titoli farmaceutici hanno mostrato una forte ripresa dopo un recente calo, con l’indice NYSE Arca Pharmaceutical in rialzo del 2,6%, dopo aver chiuso mercoledì al livello più basso dell’ultimo mese.

    Si è registrata anche una forza significativa tra i titoli del settore utility, come evidenziato dal rialzo del 2,4% del Dow Jones Utility Average.

    Anche i titoli dell’oro, della biotecnologia e del settore immobiliare commerciale hanno mostrato una notevole forza, mentre i titoli dei servizi petroliferi e delle compagnie aeree hanno registrato movimenti negativi degni di nota.

  • Borsa di Milano in lieve rialzo, continua il rally con l’allentamento delle tensioni tariffarie; bene Tim e Iveco

    Borsa di Milano in lieve rialzo, continua il rally con l’allentamento delle tensioni tariffarie; bene Tim e Iveco

    Gli indici sono saliti con cautela a Piazza Affari, con il mercato che prosegue il suo rally, raggiungendo la settima seduta positiva consecutiva.

    A spingere i prezzi è stato un clima più tranquillo tra Cina e Stati Uniti nella guerra commerciale che li contrappone, con gli investitori ancora in attesa di progressi nelle trattative in corso.

    Sul fronte macroeconomico, gli aggiornamenti — dopo i dati sull’inflazione dei prezzi al consumo di mercoledì, inferiori alle attese — mantengono aperta la possibilità di un allentamento da parte della Fed entro quest’anno. La prima mossa è già completamente scontata per il FOMC di settembre.

    Il calendario odierno è scarso di dati rilevanti, sia nell’area euro sia negli Stati Uniti.

    Intorno alle 9:40, l’indice Ftse Mib ha guadagnato lo 0,22%, posizionandosi al livello di resistenza di 40.500 punti, il massimo da ottobre 2007.

    Focus su TIM (BIT:TIT), in rialzo dell’1% dopo che Moody’s ha alzato il rating a “Ba2” con outlook stabile.

    Anche oggi alcuni risultati trimestrali influenzano la performance dei titoli. Unipol (BIT:US) sale dello 0,40% dopo i risultati, avendo toccato a inizio seduta nuovi massimi da dicembre 2009 a 17,5 euro.

    Pirelli (BIT:PIRC) rimbalza dell’1,3% dopo il calo post-risultati di ieri.

    Iren (BIT:IRE) (+1,8%) cresce grazie a risultati migliori delle attese e alla conferma degli obiettivi per l’anno in corso. Banca Akros ha aumentato il target price sul titolo a 2,7 euro da 2,5 euro, confermando la raccomandazione di acquisto.

    Il settore utilities è ben comprato oggi, con Enel (BIT:ENEL) +0,95% e A2A (BIT:A2A) +1%.

    Le banche invece sono state trascurate, con UniCredit (BIT:UCG) e Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) in calo. Mediobanca (BIT:MB) ha continuato a mostrare debolezza (-0,3%). Bper (BIT:BPE), MPS (BIT:BMPS) e Banco BPM sono rimaste stabili.

    Segnali positivi anche per i titoli dei consumi, come Campari (LSE:CPR) che è salita dell’1,5%, e Iveco (+1,5%) dopo che Kepler Cheuvreux ha alzato il prezzo obiettivo da 16,50 a 17 euro.

  • Prezzi dell’oro in calo, verso la peggior settimana da novembre grazie all’ottimismo sul commercio USA-Cina

    Prezzi dell’oro in calo, verso la peggior settimana da novembre grazie all’ottimismo sul commercio USA-Cina

    I prezzi dell’oro sono scesi nel mercato asiatico venerdì e si preparano a registrare perdite settimanali significative, mentre la de-escalation commerciale tra Stati Uniti e Cina ha aumentato l’appetito per il rischio, riducendo la domanda di oro come bene rifugio.

    I trader hanno realizzato consistenti profitti sull’oro, che è sceso bruscamente dai recenti massimi storici. Il metallo giallo è stato inoltre penalizzato dalla resilienza del dollaro in questa settimana e dall’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato americani.

    L’oro spot è sceso dello 0,8% a 3.214,90 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro con scadenza a giugno sono calati dello 0,3% a 3.217,65 dollari l’oncia alle 01:27 ET (05:27 GMT).

    L’oro verso la peggior settimana da novembre

    I prezzi spot sono in calo di circa il 3,2% nella settimana, la peggior perdita da inizio novembre 2024, poiché la domanda di oro come bene rifugio è stata penalizzata dall’aumento dell’appetito per il rischio.

    Washington e Pechino hanno concordato all’inizio della settimana di ridurre temporaneamente i dazi commerciali reciproci, segnando una de-escalation nella guerra commerciale tra le due maggiori economie mondiali.

    L’accordo ha alimentato speranze di ulteriori allentamenti e di nuovi accordi commerciali degli Stati Uniti con altre grandi economie, scatenando un forte rally degli asset a rischio.

    Tuttavia, il rally “risk-on” sembrava affievolirsi venerdì, anche se l’oro è rimasto ben sopra la soglia di 3.000 dollari l’oncia.

    I trader attendono un accordo sino-americano più definitivo, mentre una serie di dati economici statunitensi deludenti ha aumentato l’incertezza sulla crescita.

    Anche i prezzi di altri metalli preziosi sono diminuiti venerdì e si preparano a chiudere la settimana in negativo. I futures sul platino sono scesi dello 0,5% a 989,90 dollari l’oncia, mentre quelli sull’argento sono calati dello 0,3% a 32,593 dollari l’oncia.

    Il rame cala leggermente in attesa di nuovi dati dalla Cina

    Tra i metalli industriali, i prezzi del rame sono scesi venerdì, ma hanno mantenuto alcuni guadagni settimanali grazie all’ottimismo sulle prospettive della Cina, il maggior importatore mondiale.

    I futures sul rame di riferimento al London Metal Exchange sono scesi dello 0,2% a 9.567,30 dollari per tonnellata, mentre i futures statunitensi hanno perso lo 0,2% a 4,6695 dollari per libbra.

    La prossima settimana è prevista una serie di dati economici cinesi, a partire dalla produzione industriale e dalle vendite al dettaglio di lunedì.

    Martedì, la People’s Bank of China deciderà sul tasso di interesse primario sui prestiti, con gli operatori di mercato che ipotizzano un possibile taglio per sostenere la crescita economica.

  • Le azioni europee avanzano leggermente; accordo commerciale per evitare la recessione negli Stati Uniti

    Le azioni europee avanzano leggermente; accordo commerciale per evitare la recessione negli Stati Uniti

    Gli indici azionari europei hanno chiuso in leggero rialzo venerdì, concludendo una settimana dominata da un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina su una nota positiva.

    Alle 03:05 ET, l’indice DAX in Germania è salito dello 0,4%, il CAC 40 in Francia ha guadagnato lo 0,3% e il FTSE 100 nel Regno Unito è aumentato dello 0,4%.

    L’accordo commerciale alimenta ottimismo

    I principali indici europei hanno registrato guadagni solidi questa settimana, stimolati dalla notizia a inizio settimana dell’accordo commerciale tra Cina e Stati Uniti, le due maggiori economie mondiali.

    L’accordo ha spinto Barclays a rivedere al rialzo le proprie previsioni di crescita per gli Stati Uniti, ha dichiarato la banca in una nota pubblicata giovedì sera, prevedendo ora una crescita del PIL statunitense dello 0,5% per quest’anno e dell’1,6% per il prossimo, rispetto alle precedenti stime di -0,3% e 1,5% rispettivamente.

    La banca non prevede più che l’economia statunitense entri in recessione entro la fine dell’anno.

    La riduzione dell’incertezza e un contesto economico migliorato hanno portato Barclays a innalzare anche le previsioni di crescita per l’area euro. Ora si prevede una crescita economica piatta per quest’anno, rispetto a una contrazione dello 0,2% precedentemente stimata.

    Barclays prevede ancora una recessione tecnica nell’Eurozona nella seconda metà del 2025, ma con una contrazione della crescita inferiore rispetto alle previsioni precedenti.

    «Nel complesso, rimaniamo pessimisti sulle prospettive di crescita nell’area euro perché l’incertezza rimane molto elevata e le trattative sui dazi reciproci tra Unione Europea e Stati Uniti sono a un livello tecnico senza segni di progresso», si legge nella nota di Barclays.

    La Banca Centrale Europea ha tagliato i tassi d’interesse sette volte nell’ultimo anno ed è ampiamente atteso che prosegua in questa direzione nella riunione di inizio giugno.

    Detto ciò, Martins Kazaks, membro del Consiglio Direttivo, ha dichiarato in un’intervista a CNBC venerdì che i tassi BCE sono «relativamente vicini al tasso terminale» se l’inflazione rimane sotto controllo.

    Richemont beneficia della domanda negli Stati Uniti

    Sul fronte dei dati economici dell’Eurozona di venerdì non ci sono novità rilevanti, ma gli investitori devono elaborare ulteriori risultati trimestrali.

    Il gruppo del lusso Richemont (TG:RITN), proprietario di marchi come Cartier e Van Cleef & Arpels, ha riportato un aumento delle vendite di gruppo del 7% nel quarto trimestre, poiché la domanda più debole in Asia è stata compensata da un forte business negli Stati Uniti.

    La riassicuratrice Swiss Re (USOTC:SSREY) ha riportato risultati del primo trimestre più forti del previsto, dimostrando solidità nonostante le ingenti perdite causate da catastrofi naturali.

    L’assicuratore olandese Aegon (EU:AGN) ha annunciato un nuovo programma di riacquisto azionario da 200 milioni di euro, che si prevede sarà completato entro fine anno, dopo risultati soft nel primo trimestre.

    Petrolio in corso di guadagno settimanale

    I prezzi del petrolio hanno registrato variazioni contenute venerdì, ma sono sulla buona strada per un secondo guadagno settimanale consecutivo grazie all’allentamento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.

    Alle 03:05 ET, i futures sul Brent sono scesi dello 0,4% a 64,29 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate (WTI) sono calati dello 0,4% a 61,35 dollari al barile.

    Entrambi i benchmark sono in corsa per guadagni settimanali intorno all’1%, soprattutto dopo il forte aumento all’inizio della settimana in seguito all’accordo tra Stati Uniti e Cina, i due maggiori consumatori di petrolio al mondo, di sospendere la guerra commerciale per 90 giorni durante i quali entrambi ridurranno notevolmente i dazi.

    Detto questo, questi guadagni sono stati limitati dalla crescente possibilità di un accordo nucleare con l’Iran, che potrebbe portare una maggiore quantità di petrolio sul mercato globale.

  • DAX, CAC, FTSE100, le Borse Europee Mostrano un Andamento Misto

    DAX, CAC, FTSE100, le Borse Europee Mostrano un Andamento Misto

    Le borse europee, rappresentate dagli indici DAX, CAC e FTSE100, stanno registrando un andamento misto in una giornata di scambi cauti, giovedì, mentre gli investitori continuano a valutare i risultati societari e gli sviluppi sul fronte commerciale dopo l’annuncio degli accordi tra Stati Uniti-Regno Unito e Stati Uniti-Cina.

    Gli investitori, in attesa del discorso del presidente della Federal Reserve Jerome Powell previsto per la giornata, stanno anche reagendo agli ultimi dati economici pubblicati nella regione.

    Mentre il FTSE 100 del Regno Unito è in rialzo dello 0,3%, il DAX tedesco si trova leggermente sotto la linea di parità e il CAC 40 francese è in calo dello 0,2%.

    Sul mercato tedesco, BMW perde oltre il 5,5%. Merck cede il 5,2% dopo aver tagliato le previsioni per l’intero anno. In calo anche Siemens, Allianz, Adidas, Commerzbank, Infineon e Puma, con ribassi tra l’1,2% e il 2,2%.

    Le azioni di Thyssenkrupp crollano di oltre l’11% dopo che l’utile operativo del secondo trimestre è diminuito drasticamente, a causa dell’incertezza economica legata all’aumento dei dazi, in particolare nei settori automobilistico e siderurgico.

    La società ha registrato un calo del 90% dell’EBIT rettificato trimestrale, sceso a 19 milioni di euro (21 milioni di dollari), molto al di sotto delle previsioni.

    In controtendenza Rheinmetall, in rialzo del 4,5%. Salgono anche MTU Aero Engines, Bayer, Hannover Rueck, Fresenius Medical Care, Fresenius, Symrise, E.ON, Deutsche Bank e Siemens Energy, con guadagni compresi tra l’1% e il 2%.

    A Parigi, Kering perde il 3,7% e LVMH scende del 2,7%. Giù anche ArcelorMittal, Saint-Gobain e Pernod Ricard, con cali tra l’1,6% e il 2%. TotalEnergies è in calo di circa l’1%.

    Engie guadagna il 3,2% grazie a risultati solidi e una guida sugli utili positiva. Thales sale del 2,3%, mentre Vinci, Orange, Danone e Unibail Rodamco sono in rialzo tra l’1% e l’1,3%.

    Sul mercato britannico, The Sage Group perde oltre il 4% a causa di ricavi inferiori alle attese. In calo anche 3i, Admiral, Intercontinental Hotels Group, Shell, DCC, Tesco, Antofagasta, Endeavour Mining e Glencore.

    Hikma Pharmaceuticals sale di circa il 5,5%. JD Sports Fashion guadagna il 4,7% e National Grid è in rialzo del 3,5%.

    Positivi anche Compass Group, Aviva, IAG, Vodafone Group, Fresnillo, Hiscox, Convatec Group, British Land Company, BAE Systems, Beazley, AstraZeneca, Smith & Nephew, Rolls-Royce Holdings, British American Tobacco e Centrica, con rialzi tra l’1,2% e il 3%.

    I dati di Eurostat mostrano che la produzione industriale nell’Eurozona è aumentata del 2,6% su base mensile, dopo il +1,1% di febbraio. Gli analisti si attendevano un incremento dell’1,7%.

    Su base annua, la produzione industriale è aumentata del 3,6% dopo il +1% di febbraio, superando le previsioni del 2,5%.

    Un altro rapporto di Eurostat indica che l’economia dell’area euro è cresciuta a un ritmo più lento rispetto alla stima iniziale nel primo trimestre, secondo una stima flash.

    Il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,3% su base trimestrale, rivisto al ribasso rispetto allo 0,4% stimato il 30 aprile. Nel trimestre precedente l’espansione era stata dello 0,2%.

    Su base annua, la crescita è rimasta invariata all’1,2%, in linea con le stime.

    Secondo l’INSEE, l’inflazione dei prezzi al consumo in Francia è rimasta allo 0,8% nel mese di aprile, lo stesso tasso registrato a marzo e febbraio, in linea con la stima pubblicata il 30 aprile.

    Su base mensile, l’inflazione è salita allo 0,6% dallo 0,2%. Il dato di aprile è stato rivisto al rialzo dallo 0,5%.

    Infine, i dati di Destatis mostrano che i prezzi all’ingrosso in Germania sono aumentati dello 0,8% su base annua ad aprile, rispetto all’incremento dell’1,3% di marzo.

    L’aumento è stato trainato dai prezzi più alti per alimentari, minerali e metalli non ferrosi e prodotti semilavorati in metallo non ferroso. Su base mensile, i prezzi all’ingrosso sono diminuiti dello 0,1% ad aprile, contro un incremento atteso dello 0,2%.

    L’economia del Regno Unito è cresciuta più del previsto nel primo trimestre, grazie ai servizi e alla produzione industriale, secondo la prima stima dell’Office for National Statistics.

    Il PIL è aumentato dello 0,7% su base trimestrale, dopo un incremento dello 0,1% nel trimestre precedente. Le attese erano per una crescita dello 0,6%. Si tratta della crescita più veloce da un anno.

    Su base annua, il PIL reale è cresciuto dell’1,3% nel primo trimestre, rispetto alla previsione degli analisti dell’1,2%.

  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, i Futures Indicano Debolezza Iniziale a Wall Street

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, i Futures Indicano Debolezza Iniziale a Wall Street

    I principali futures sugli indici statunitensi, tra cui Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq, segnalano un’apertura in calo per giovedì, suggerendo un possibile ribasso dei titoli dopo l’andamento contrastante registrato nella sessione precedente.

    Gli investitori potrebbero decidere di realizzare i profitti dopo il recente slancio positivo dei mercati, che ha portato Nasdaq e S&P 500 a chiudere mercoledì ai livelli più alti da oltre due mesi.

    I titoli azionari hanno recentemente beneficiato dell’allentamento delle tensioni commerciali, grazie agli accordi raggiunti dagli Stati Uniti con Regno Unito e Cina per la riduzione dei dazi.

    L’avvio delle contrattazioni potrebbe essere influenzato dai numerosi dati economici pubblicati negli Stati Uniti, tra cui un rapporto del Dipartimento del Lavoro che mostra un calo inaspettato dei prezzi alla produzione nel mese di aprile.

    Il Dipartimento del Lavoro ha infatti comunicato che l’indice dei prezzi alla produzione per la domanda finale è diminuito dello 0,5% ad aprile, dopo una lettura rivista stabile a marzo.

    Gli economisti si aspettavano un aumento dello 0,2%, rispetto al calo dello 0,4% inizialmente riportato per il mese precedente.

    Il rapporto ha anche indicato che il tasso annuo di crescita dei prezzi alla produzione è rallentato al 2,4% ad aprile, rispetto al 3,4% rivisto di marzo.

    Sempre il Dipartimento del Lavoro ha pubblicato un altro rapporto in cui si evidenzia che le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono rimaste invariate nella settimana terminata il 10 maggio.

    Il numero di richieste iniziali si è attestato a 229.000, lo stesso livello rivisto della settimana precedente.

    Gli economisti prevedevano un leggero aumento a 229.000, rispetto alle 228.000 inizialmente segnalate per la settimana precedente.

    Un ulteriore rapporto, pubblicato dal Dipartimento del Commercio, ha mostrato un lieve aumento delle vendite al dettaglio negli Stati Uniti per il mese di aprile.

    Secondo il Dipartimento del Commercio, le vendite al dettaglio sono cresciute dello 0,1% ad aprile, dopo un incremento rivisto al rialzo dell’1,7% a marzo.

    Gli analisti si aspettavano un aumento dello 0,1%, rispetto al +1,4% precedentemente stimato per marzo.

    Escludendo le vendite di veicoli e componenti, le vendite al dettaglio sono comunque salite dello 0,1% ad aprile, dopo un aumento dello 0,8% a marzo. Le vendite escluse le auto erano attese in crescita dello 0,3%.

    Dopo un inizio positivo nella giornata di mercoledì, i mercati azionari hanno mostrato incertezza, oscillando intorno alla parità per gran parte della sessione prima di chiudere con andamenti misti.

    Il Dow Jones ha perso 89,37 punti, pari allo 0,2%, chiudendo a 42.051,06. Il Nasdaq è salito di 136,72 punti (+0,7%) a 19.146,81, mentre l’S&P 500 ha guadagnato 6,03 punti (+0,1%) chiudendo a 5.892,58.

    La seduta incerta a Wall Street è stata caratterizzata da una pausa degli investitori dopo il rally recente che ha visto l’S&P 500 risalire nettamente dai minimi di inizio aprile, portandosi in territorio positivo per il 2025.

    Gli accordi commerciali tra Stati Uniti, Cina e Regno Unito hanno contribuito a ridurre i timori sulle politiche commerciali dell’ex presidente Donald Trump, anche se permane incertezza sull’esito finale delle trattative.

    Gli investitori potrebbero inoltre aver evitato mosse rilevanti in attesa della valanga di dati economici statunitensi previsti per giovedì.

    Tra i vari settori, la maggior parte ha registrato variazioni contenute, ma i titoli farmaceutici hanno mostrato una debolezza significativa, con l’indice NYSE Arca Pharmaceutical in calo del 3,1%.

    Anche i titoli legati all’oro hanno registrato forti perdite, in linea con il calo del prezzo del metallo prezioso, facendo scendere l’indice NYSE Arca Gold Bugs del 2,4%.

  • Eni raggiunge un accordo con Ares Management per la vendita del 20% di Plenitude

    Eni raggiunge un accordo con Ares Management per la vendita del 20% di Plenitude

    Eni (BIT:ENI), la multinazionale italiana del settore petrolifero e del gas, ha annunciato di aver siglato un accordo di esclusiva con Ares Management per la vendita di una quota del 20% di Plenitude.

    La valutazione lorda dell’operazione è stimata tra i 9,8 e i 10,2 miliardi di euro. La valutazione è simile a quella dell’accordo del 2023, in cui Eni aveva ceduto il 10% di Plenitude a EIP.

    La possibile vendita ad Ares Management potrebbe comportare un aumento del patrimonio lordo compreso tra 1,8 e 2,2 miliardi di euro in un arco di 18 mesi, trainato dalla crescita dell’EBITDA.

    Questa dismissione rientra nel piano di valorizzazione degli asset di Eni. Se finalizzato, l’accordo consentirebbe a Eni di superare ampiamente l’obiettivo di incassi da valorizzazioni o dismissioni fissato tra i 2 e i 2,5 miliardi di euro per l’esercizio 2025.

    Secondo Jefferies, questa operazione potrebbe aiutare Eni a ridurre il rapporto debito netto/patrimonio netto al circa 16% entro la fine dell’anno. Si tratterebbe di un calo significativo rispetto al 22% registrato alla fine del quarto trimestre 2024 e al 18% alla fine del primo trimestre 2025.

  • Iveco affonda dopo i conti. Scorporo di IDV entro l’anno

    Iveco affonda dopo i conti. Scorporo di IDV entro l’anno

    I risultati del primo trimestre 2025 del gruppo Iveco (BIT:IVG), pubblicati questa mattina prima dell’apertura dei mercati, sono segnati da numerosi dati negativi, inferiori alle attese degli analisti, e accolti con vendite a Piazza Affari. Le azioni Iveco hanno perso il 6% nei primi minuti di contrattazione, scendendo a 15,22 euro, dopo un’apertura ritardata.

    Il calo odierno arriva dopo un forte rialzo del titolo, che era salito del 74% da inizio gennaio (quando valeva 9,38 euro).

    La società controllata da Exor (BIT:EXO) ha chiuso i primi tre mesi del 2025 con ricavi in calo, scesi a 3,026 miliardi di euro rispetto ai 3,367 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente, anche al di sotto delle aspettative di consenso (tra 3,148 e 3,192 miliardi).

    I ricavi netti delle attività industriali sono diminuiti da 3,283 miliardi di dollari nel 2024 a 2,958 miliardi, con i prezzi più alti che hanno compensato solo parzialmente l’impatto negativo del cambio e dei volumi inferiori nei segmenti Truck e Powertrain.

    L’Ebit rettificato è sceso a 152 milioni rispetto ai 233 milioni del 2024, anche questo inferiore al consenso (181-172 milioni), con un margine operativo in discesa al 5% rispetto al 6,9% dell’anno precedente (consenso tra 5,8% e 5,4%). L’Ebit rettificato delle attività industriali è anch’esso calato, da 201 a 117 milioni, mentre il margine di Ebit rettificato è sceso dal 6,1% al 4%, nonostante i miglioramenti nei comparti Bus e Difesa.

    Infine, l’utile netto rettificato è stato pari a 84 milioni (153 milioni nel primo trimestre 2024), con un utile per azione diluito rettificato pari a 0,31 euro (contro 0,57 euro un anno fa).

    Previsioni confermate e scorporo di IDV

    La società torinese ha confermato le previsioni per l’intero 2025, che comprendono un Ebit rettificato tra 980 milioni e 1,03 miliardi di euro, ricavi stabili rispetto al 2024, un Ebit rettificato tra 850 e 900 milioni e un free cash flow tra 400 e 450 milioni.

    “Il contesto di mercato nel trimestre è stato caratterizzato da una domanda più debole nel segmento dei camion in Europa, come previsto. Abbiamo agito rapidamente per proteggere e confermare le nostre prospettive aziendali e finanziarie per l’anno intero”, ha dichiarato l’amministratore delegato Olof Persson.

    Nel primo trimestre, “abbiamo fatto ciò che era necessario, in modo tempestivo e rigoroso. Con un solido portafoglio ordini, agilità operativa, un modello di business diversificato e partnership strategiche consolidate, abbiamo posto le basi per una crescita futura. Le nostre previsioni per l’intero anno restano intatte e la liquidità è solida: siamo fiduciosi che le azioni intraprese nel primo trimestre abbiano posto le basi per una seconda metà dell’anno più forte e un 2025 di successo”, ha aggiunto il CEO.

    Dividendo, buyback e spin-off del settore Difesa

    Nell’assemblea del 16 aprile 2025, gli azionisti di Iveco hanno approvato il pagamento di un dividendo di 0,33 euro per azione ordinaria in circolazione, per un totale di circa 90 milioni di euro, distribuito il 24 aprile.

    Gli azionisti hanno inoltre rinnovato l’autorizzazione al riacquisto di un massimo di 10 milioni di azioni ordinarie, per un importo massimo di 130 milioni di euro, per un periodo di 18 mesi dalla data dell’assemblea. La nuova autorizzazione sostituisce quella precedente approvata il 17 aprile 2024.

    Persson ha inoltre comunicato che il consiglio di amministrazione ha deciso di procedere con lo scorporo del business della Difesa tramite spin-off, in linea con la valutazione annunciata il 7 febbraio.

    Il consiglio prevede che la separazione di IDV avvenga entro il 2025, subordinatamente all’approvazione del consiglio e degli azionisti di Iveco Group (nonché dei consigli delle altre società del gruppo coinvolte) e alle necessarie approvazioni normative.

    Nel frattempo, Iveco “ha recentemente ricevuto alcune manifestazioni preliminari di interesse per il business della Difesa da potenziali acquirenti strategici», ha annunciato il CEO, sottolineando che «il consiglio ha pertanto incaricato il management di proseguire le attività preparatorie allo spin-off, esplorando al contempo tali manifestazioni preliminari di interesse”.