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  • Borse europee contrastate mentre gli investitori attendono l’intervento di Trump a Davos: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee contrastate mentre gli investitori attendono l’intervento di Trump a Davos: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno mostrato un andamento misto mercoledì, con gli investitori improntati alla cautela in vista del discorso del presidente degli Stati Uniti Donald Trump al World Economic Forum, previsto più tardi nella giornata.

    Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco cedeva lo 0,3%, il CAC 40 francese era sostanzialmente invariato, mentre il FTSE 100 britannico guadagnava lo 0,1%.

    Trump in arrivo a Davos

    Il sentiment di mercato è stato sotto pressione questa settimana dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato un’escalation di dazi contro diversi alleati europei qualora gli Stati Uniti non fossero autorizzati ad acquistare la Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca.

    Parlando in una conferenza stampa martedì sera, Trump ha ribadito la sua posizione secondo cui l’isola dovrebbe diventare territorio statunitense.

    “Penso che troveremo una soluzione che renderà la NATO molto felice e renderà molto felici anche noi. Ma ne abbiamo bisogno per motivi di sicurezza. Ne abbiamo bisogno per la sicurezza nazionale”, ha dichiarato.

    Alla domanda su fino a che punto sarebbe disposto a spingersi per ottenere la Groenlandia, Trump ha risposto in modo evasivo: “Lo scoprirete”,

    alimentando i timori che possa sfruttare il palco di Davos per intensificare la sua pressione, con il rischio di inasprire ulteriormente i rapporti con gli alleati europei.

    In precedenza, Christine Lagarde, presidente della European Central Bank, aveva affermato che l’economia europea necessita di una “profonda revisione” per affrontare “l’alba di un nuovo ordine internazionale”. Lagarde ha aggiunto che i dazi statunitensi avrebbero probabilmente solo un impatto inflazionistico limitato complessivamente, pur colpendo più la Germania rispetto alla Francia, sottolineando però che l’Europa sarebbe più forte eliminando le barriere commerciali non tariffarie all’interno dell’Unione.

    Inflazione britannica in accelerazione a dicembre

    L’inflazione nel Regno Unito è risultata superiore alle attese a dicembre. L’indice dei prezzi al consumo su base annua è salito al 3,4% dal 3,2% di novembre, superando le attese del 3,3%, secondo i dati diffusi in mattinata.

    L’inflazione britannica resta la più elevata tra i Paesi del G7, nonostante una crescita economica debole. Tuttavia, gli economisti si aspettano un forte rallentamento nei prossimi mesi, quando gli aumenti dello scorso anno delle tariffe energetiche e di altri prezzi regolamentati usciranno dal confronto annuo.

    Società in evidenza

    Sul fronte societario, Burberry (LSE:BRBY) ha superato le attese sulla crescita delle vendite nel trimestre natalizio e ha confermato una previsione di utile annuo in linea con il consenso, grazie al miglioramento della domanda in Cina e al rinnovato focus sulle radici britanniche del marchio.

    Premier Foods (LSE:PFD) ha pubblicato risultati solidi per il terzo trimestre, con ricavi dei marchi in aumento del 5,2% dopo un Natale migliore delle attese.

    Atos (EU:ATO) ha comunicato ricavi preliminari per l’esercizio 2025 pari a 8 miliardi di euro, centrando l’obiettivo, e una fuoriuscita di cassa inferiore alle previsioni.

    Barry Callebaut (BIT:1BARN) ha registrato un calo del 9,9% dei volumi di vendita nel primo trimestre e ha annunciato che Hein Schumacher assumerà il ruolo di amministratore delegato entro fine mese.

    InPost (EU:INPST) ha riportato un aumento del 25% dei volumi di pacchi nel 2025, grazie alla forte crescita internazionale e al balzo delle consegne nel Regno Unito, raggiungendo il record di 1,4 miliardi di pacchi.

    Fuori dall’Europa, Netflix (NASDAQ:NFLX) è finita sotto i riflettori dopo aver superato le attese su ricavi e utili del quarto trimestre, annunciando però una pausa nei riacquisti di azioni per rafforzare la liquidità in un contesto di forte competizione per Warner Bros Discovery.

    Petrolio in calo sulle tensioni legate alla Groenlandia

    I prezzi del petrolio sono scesi bruscamente mercoledì, a causa dei timori per la crescita globale legati alle minacce statunitensi di nuovi dazi nel contesto della disputa sulla Groenlandia.

    Il Brent è sceso dell’1,5% a 63,95 dollari al barile, mentre il WTI ha perso l’1,3% a 59,56 dollari. Entrambi i contratti avevano chiuso la seduta precedente in rialzo di circa l’1,5% dopo che il Kazakistan, produttore OPEC+, aveva sospeso temporaneamente la produzione in due giacimenti.

    Oltre alle tensioni geopolitiche, il mercato attende il rapporto mensile dell’Agenzia Internazionale dell’Energia più tardi nella giornata, oltre agli aggiornamenti sulle scorte di petrolio e benzina negli Stati Uniti. I dati settimanali dell’American Petroleum Institute sono attesi in giornata, mentre quelli ufficiali dell’Energy Information Administration saranno pubblicati giovedì, entrambi con un giorno di ritardo a causa di una festività federale negli Stati Uniti.

  • Lagarde invita l’Europa a una profonda revisione mentre cambia l’ordine globale

    Lagarde invita l’Europa a una profonda revisione mentre cambia l’ordine globale

    Christine Lagarde ha invitato l’Europa a intraprendere una “profonda revisione” del proprio modello economico per affrontare quella che ha definito “l’alba di un nuovo ordine internazionale”. Intervenendo mercoledì ai microfoni della radio francese RTL, la presidente della European Central Bank ha affermato che il mutamento del contesto globale richiede una rivalutazione di fondo della struttura economica europea.

    Lagarde ha osservato che eventuali dazi statunitensi dovrebbero avere solo un impatto inflazionistico limitato sull’area euro nel suo complesso, pur sottolineando che la Germania sarebbe probabilmente più esposta rispetto alla Francia.

    Ha inoltre evidenziato che l’Europa potrebbe rafforzare in modo significativo la propria posizione economica eliminando le barriere non tariffarie ancora presenti all’interno dell’Unione, sostenendo che una maggiore integrazione interna renderebbe il blocco più competitivo e resiliente.

  • Banco BPM convoca l’assemblea mentre Crédit Agricole prepara la mossa sul consiglio

    Banco BPM convoca l’assemblea mentre Crédit Agricole prepara la mossa sul consiglio

    È ufficialmente iniziato il percorso di rinnovo del consiglio di amministrazione di Banco BPM (BIT:BAMI), dopo che l’istituto guidato da Giuseppe Castagna ha convocato un’assemblea straordinaria degli azionisti per il 23 febbraio. L’assemblea sarà chiamata a votare alcune modifiche statutarie in materia di governance, in vista del rinnovo del board previsto per aprile.

    La data è stata comunicata in una nota diffusa al termine della riunione del consiglio di amministrazione di ieri. Banco BPM ha spiegato che le modifiche proposte mirano ad adeguare lo statuto alle nuove disposizioni introdotte dalla cosiddetta “Legge Capitali”, comprese le regole che consentono al consiglio uscente di presentare una propria lista di candidati, insieme ai relativi regolamenti attuativi.

    Secondo fonti di mercato citate nei giorni scorsi, il cambiamento più rilevante sul fronte della governance riguarda la rappresentanza delle minoranze. L’ipotesi allo studio prevede un aumento dei seggi riservati alle liste di minoranza, che potrebbero raddoppiare fino a sei.

    Il tema è strettamente legato alla posizione di Crédit Agricole, principale azionista di Banco BPM. La scorsa settimana il gruppo francese ha ottenuto dall’Autorità bancaria europea il via libera a superare la soglia del 20% del capitale di Banco BPM, rispetto all’attuale 19,8%. Crédit Agricole potrebbe quindi partecipare alla lista del consiglio uscente con un peso maggiore rispetto a oggi, oppure presentare una propria lista di minoranza, riducendo in questo caso lo spazio per gli altri investitori di minoranza.

    Secondo MF, i francesi avrebbero già avviato i lavori per la predisposizione di una lista autonoma di minoranza, con l’obiettivo di rafforzare la propria presenza nel consiglio dell’istituto di Piazza Meda. La decisione arriva dopo che i colloqui tra le due banche non hanno portato a un accordo, anche se le modifiche statutarie sono viste come un possibile fattore di distensione nei rapporti. Molti osservatori ritengono inoltre che il tema di una possibile integrazione delle attività italiane di Crédit Agricole in Banco BPM possa tornare d’attualità nella prossima primavera.

    Sul fronte di Borsa, circa un’ora dopo l’avvio delle contrattazioni a Milano, le azioni Banco BPM scambiavano intorno a 12,30 euro, in calo di circa l’1%. Il titolo si muove vicino ai minimi dell’anno toccati nella seduta precedente a 12,305 euro e al di sotto del massimo recente di 13,225 euro segnato il 2 gennaio 2026, in un contesto di lieve debolezza del comparto bancario.

    In una prospettiva di più lungo periodo, tuttavia, l’andamento resta positivo. Il titolo registra una performance superiore al 50% negli ultimi dodici mesi e un progresso di circa il 20% negli ultimi sei mesi, a conferma di un significativo rerating strutturale da parte del mercato.

    Il sentiment degli analisti rimane nel complesso favorevole. Il consenso continua a orientarsi su giudizi compresi tra buy e outperform, con un target price medio nell’area di 11,8–12,4 euro. Questo implica un potenziale di rialzo più contenuto rispetto ai livelli attuali, anche se alcune case di investimento — tra cui Websim e diversi broker internazionali — mantengono un approccio più prudente alla luce dei forti apprezzamenti già messi a segno dal titolo.

  • Borsa di Milano cauta in avvio in attesa delle parole di Trump a Davos, Moncler in lieve calo

    Borsa di Milano cauta in avvio in attesa delle parole di Trump a Davos, Moncler in lieve calo

    Le azioni italiane hanno aperto la seduta con un andamento prudente, in leggero ribasso insieme agli altri mercati europei, mentre gli investitori attendono il discorso del presidente degli Stati Uniti al Forum di Davos. Il clima resta fragile dopo la recente volatilità innescata dalle dichiarazioni di Donald Trump sulle ambizioni statunitensi in Groenlandia, con il mercato che spera in toni più concilianti.

    Intorno alle 9:20, il FTSE MIB segnava un calo dello 0,25%. Il comparto bancario risultava sotto pressione, con Banca Popolare di Sondrio (BIT:BPSO) in flessione di circa il 2%. In controtendenza, i settori energia e automotive mostravano un timido rimbalzo.

    I titoli del lusso, reduci da recenti correzioni, evidenziavano segnali di recupero più marcati. Brunello Cucinelli (BIT:BC) e Salvatore Ferragamo (BIT:SFER) registravano rialzi decisi nelle prime battute.

    Moncler (BIT:MONC), che aveva annunciato dopo la chiusura dei mercati un inatteso cambio al vertice con l’arrivo di un nuovo amministratore delegato, ha avviato le contrattazioni in calo di circa l’1,2%. Successivamente il titolo ha ridotto le perdite, attestandosi intorno a -0,7% nel corso della mattinata.

  • Le azioni ERG salgono dopo l’acquisizione di eolico nel Regno Unito e la cessione in Svezia, operazioni viste in grado di sostenere gli utili

    Le azioni ERG salgono dopo l’acquisizione di eolico nel Regno Unito e la cessione in Svezia, operazioni viste in grado di sostenere gli utili

    Le azioni di ERG (BIT:ERG) hanno guadagnato oltre il 2% mercoledì, dopo che il gruppo attivo nelle energie rinnovabili ha annunciato una doppia operazione di portafoglio che prevede l’acquisto di impianti eolici onshore nel Regno Unito e la vendita di capacità eolica in Svezia. Secondo gli analisti, le operazioni dovrebbero essere accrescitivi per gli utili senza incidere in modo significativo sull’indebitamento.

    ERG ha comunicato di aver acquisito 73 megawatt di capacità eolica onshore nel Regno Unito per 97 milioni di sterline (111 milioni di euro). L’operazione valorizza gli asset a circa 1,53 milioni di euro per megawatt, pari a 5,3 volte l’EV/EBITDA. I parchi eolici hanno una vita residua media di 11 anni e un load factor del 27,1%.

    Parallelamente, il gruppo ha ceduto 62 megawatt di capacità eolica in Svezia per 71 milioni di euro, a una valutazione di circa 1,15 milioni di euro per megawatt, pari a 11,3 volte l’EV/EBITDA. Gli impianti svedesi hanno un’età media di tre anni e un load factor del 24,7%, secondo quanto indicato dal broker.

    Kepler Cheuvreux ha sottolineato che gli asset britannici beneficiano del supporto del regime dei Renewable Obligation Certificates, con una durata residua media di nove anni, aggiungendo che i load factor dei portafogli nel Regno Unito e in Svezia risultano sostanzialmente simili.

    Commentando le operazioni, il broker ha affermato che le transazioni sono accrescitivi sia per l’EBITDA sia per l’utile netto, con un impatto netto limitato sull’indebitamento di ERG. A seguito dell’acquisizione, il Regno Unito diventa il terzo mercato più importante per il gruppo, con una capacità eolica onshore installata complessiva pari a 412 MW.

  • Il petrolio avanza leggermente grazie ai dati positivi sulla crescita cinese, ma le tensioni su Groenlandia frenano i rialzi

    Il petrolio avanza leggermente grazie ai dati positivi sulla crescita cinese, ma le tensioni su Groenlandia frenano i rialzi

    I prezzi del petrolio hanno registrato un lieve rialzo martedì, sostenuti da dati economici cinesi migliori delle attese, anche se i guadagni sono rimasti limitati dalla cautela dei mercati dopo le nuove minacce di dazi commerciali da parte dell’amministrazione Trump nei confronti di diversi Paesi europei, legate alla disputa sulla Groenlandia.

    Alle 08:05 ET (13:05 GMT), i futures sul Brent con consegna a marzo salivano dello 0,8% a 64,41 dollari al barile, mentre il greggio statunitense West Texas Intermediate guadagnava anch’esso lo 0,8% a 59,83 dollari al barile, dopo la chiusura dei mercati di lunedì.

    La ripresa cinese offre sostegno

    Secondo i dati diffusi lunedì, l’economia cinese è cresciuta leggermente più del previsto nel quarto trimestre del 2025, grazie agli stimoli governativi e alla ripresa dei consumi, consentendo di raggiungere l’obiettivo di crescita annuale fissato da Pechino.

    Il PIL è aumentato dell’1,2% su base trimestrale nei tre mesi fino a dicembre, superando le attese dell’1,1%. Questo ha portato la crescita del PIL nel 2025 al 5%, centrando l’obiettivo governativo per il terzo anno consecutivo, in un contesto di ripresa post-pandemica contenuta e crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti.

    I dati ufficiali hanno inoltre mostrato che la capacità di raffinazione cinese è aumentata del 4,1% su base annua nel 2025, mentre la produzione di greggio è cresciuta dell’1,5%, entrambi a livelli record. In quanto primo importatore mondiale di petrolio, segnali di rafforzamento dell’economia cinese sono considerati positivi per un mercato del greggio alle prese con preoccupazioni di eccesso di offerta.

    Le minacce tariffarie sulla Groenlandia pesano sul sentiment

    Lunedì i mercati petroliferi sono stati caratterizzati da forte volatilità dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di imporre dazi a diverse grandi economie europee fino al raggiungimento di un accordo per il trasferimento della Groenlandia sotto il controllo di Washington.

    Trump ha ipotizzato tariffe fino al 25% contro Paesi come Francia, Danimarca e Regno Unito, senza escludere l’uso della forza militare in relazione alla Groenlandia. Il presidente ha più volte sostenuto che il controllo statunitense del territorio è essenziale per la sicurezza nazionale. Le recenti azioni degli Stati Uniti in Venezuela hanno inoltre alimentato la prudenza degli investitori su possibili ulteriori escalation militari.

    Attesa per il rapporto IEA e i dati sulle scorte USA

    Oltre alle tensioni geopolitiche, l’attenzione del mercato è rivolta al rapporto mensile dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), atteso per mercoledì. Il documento dovrebbe fornire nuovi elementi sull’evoluzione dell’offerta, dopo i ripetuti avvertimenti dell’IEA su un possibile surplus nel 2026, e includere anche previsioni per il 2027.

    Il rapporto dell’IEA segue di una settimana quello dell’OPEC, che ha espresso una visione più ottimistica sulla domanda di petrolio nel 2026 e 2027.

    Gli operatori attendono inoltre i prossimi dati sulle scorte petrolifere statunitensi, che potrebbero offrire ulteriori indicazioni sull’equilibrio tra domanda e offerta nel principale produttore mondiale di greggio.

  • Rinnovate paure di guerra commerciale potrebbero innescare un avvio debole a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Rinnovate paure di guerra commerciale potrebbero innescare un avvio debole a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I future sui principali indici azionari statunitensi indicano un’apertura in forte calo martedì, suggerendo nuove pressioni sulle azioni con la ripresa delle contrattazioni dopo il lungo fine settimana festivo.

    Il sentiment degli investitori è stato scosso dal ritorno dei timori di un conflitto commerciale tra Stati Uniti ed Europa, legato all’iniziativa del presidente Donald Trump di assumere il controllo della Groenlandia. Trump ha minacciato nuovi dazi contro diversi Paesi europei qualora si opponessero all’acquisizione del territorio danese, che ha definito strategicamente essenziale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

    In un post su Truth Social, Trump ha annunciato l’intenzione di imporre dazi del 10% sulle importazioni provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia a partire dal 1° febbraio. Ha aggiunto che le tariffe salirebbero al 25% dal 1° giugno e resterebbero in vigore fino al raggiungimento di un accordo che consenta agli Stati Uniti di acquistare la Groenlandia.

    “Gli investitori sperano in una qualche forma di accordo di de-escalation sulla Groenlandia che rimuova il rischio di una rottura o quantomeno di una grave frattura nell’alleanza Nato”, ha dichiarato Russ Mould, investment director di AJ Bell. “Se la crisi dovesse aggravarsi, difficilmente sarebbe una buona notizia per le azioni globali”.

    Ha aggiunto: “Il Nasdaq sembra destinato a registrare i ribassi più marcati, a causa dei timori di possibili ritorsioni europee contro i grandi gruppi tecnologici statunitensi”.

    Venerdì, i mercati azionari statunitensi avevano inizialmente aperto in rialzo, ma i guadagni si sono rapidamente dissolti, lasciando spazio a una seduta priva di direzione chiara. Gli indici principali hanno oscillato a lungo attorno alla parità prima di chiudere leggermente in calo.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 83,11 punti, pari allo 0,2%, a 49.359,33 punti. Il Nasdaq Composite ha ceduto 14,63 punti, lo 0,1%, a 23.515,39 punti, mentre l’S&P 500 ha limato 4,46 punti, lo 0,1%, a 6.940,01 punti.

    Su base settimanale, il Nasdaq ha registrato un calo dello 0,7%, mentre l’S&P 500 e il Dow sono scesi rispettivamente dello 0,4% e dello 0,3%.

    La volatilità di Wall Street è seguita anche a dichiarazioni di Donald Trump che hanno lasciato intendere come il direttore del National Economic Council, Kevin Hassett, potrebbe non essere la sua scelta finale per succedere a Jerome Powell alla guida della Federal Reserve.

    “Vedo Kevin tra il pubblico e voglio solo ringraziarti. Sei stato fantastico oggi in televisione”, ha detto Trump durante un’apparizione alla Casa Bianca. “A dire il vero, vorrei tenerti dove sei”.

    Hassett era considerato il favorito per sostituire Powell, il cui mandato scade a maggio, ma i mercati di previsione indicano ora che l’ex governatore della Fed Kevin Warsh sia balzato in testa dopo le dichiarazioni di Trump.

    Questi sviluppi hanno alimentato incertezza sulla futura scelta del presidente per la guida della Fed e sulle prospettive dei tassi di interesse. Gli operatori restano inoltre cauti in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche globali.

    Le minacce di Trump sulla Groenlandia continuano ad attirare l’attenzione, insieme agli sviluppi in Venezuela, ai disordini politici in Iran e al conflitto in corso tra Russia e Ucraina.

    Sul fronte macroeconomico, la Federal Reserve ha comunicato che la produzione industriale è cresciuta più del previsto a dicembre. L’indice è salito dello 0,4%, in linea con il dato rivisto al rialzo di novembre, contro attese per un incremento più contenuto dello 0,1%.

    La maggior parte dei settori ha mostrato movimenti limitati, contribuendo a una chiusura poco brillante degli indici principali. A distinguersi è stato il comparto immobiliare commerciale, con il Dow Jones U.S. Real Estate Index in rialzo dell’1,2%.

    Prosegue anche il rally dei titoli dei semiconduttori, che ha spinto il Philadelphia Semiconductor Index a guadagnare l’1,2% e a chiudere su un nuovo massimo storico. In controtendenza, i titoli siderurgici sono scesi, con il NYSE Arca Steel Index in calo dell’1,2% dopo aver segnato giovedì il miglior livello di chiusura in oltre 17 anni.

  • Le azioni europee scendono mentre lo stallo sulla Groenlandia e le minacce tariffarie scuotono i mercati: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee scendono mentre lo stallo sulla Groenlandia e le minacce tariffarie scuotono i mercati: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno chiuso in calo martedì, ampliando le perdite della seduta precedente dopo che gli Stati Uniti hanno inviato aerei militari alla base spaziale di Pituffik in Groenlandia, spingendo la Danimarca a inviare il capo di stato maggiore dell’Esercito e truppe aggiuntive sull’isola artica in una netta escalation delle tensioni.

    Ad aumentare l’incertezza dei mercati, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di imporre dazi del 200% su vino e champagne francesi dopo che Parigi ha respinto l’invito a partecipare alla sua proposta iniziativa Board of Peace, pensata per risolvere conflitti globali, affermando che «non intende rispondere favorevolmente».

    Sul fronte macroeconomico, l’ufficio statistico tedesco Destatis ha riferito che i prezzi alla produzione in Germania sono diminuiti del 2,5% su base annua a dicembre, accelerando rispetto al calo del 2,3% registrato a novembre, soprattutto a causa di un forte ribasso dei prezzi dell’energia.

    Nel Regno Unito, l’Office for National Statistics ha comunicato che il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 5,1% nei tre mesi fino a novembre, in linea con le attese e con il periodo precedente.

    A metà seduta, il DAX tedesco era in calo dell’1,2%, mentre il CAC 40 francese e il FTSE 100 britannico perdevano entrambi circa lo 0,9%.

    Sul fronte societario, le azioni di AstraZeneca (LSE:AZN) sono scese dopo che il gruppo farmaceutico ha annunciato l’intenzione di revocare la quotazione dei suoi American Depositary Shares e dei titoli di debito dal Nasdaq.

    In calo anche Big Yellow Group (LSE:BYG), dopo che l’operatore di self storage ha riferito che lo spazio occupato in chiusura è diminuito di 82.000 piedi quadrati nei 111 siti del gruppo durante il terzo trimestre, tradizionalmente più debole dal punto di vista stagionale.

    Sotto pressione anche Ibstock (LSE:IBST), con il produttore di materiali da costruzione che ha segnalato il protrarsi dell’incertezza di mercato anche all’inizio del nuovo anno.

    In controtendenza, il produttore di aromi alimentari Treatt (LSE:TET) ha registrato un rialzo a Londra dopo aver formalizzato il rapporto con il principale azionista Dohler Finance.

    In crescita anche il costruttore automobilistico francese Renault (EU:RNO), dopo aver comunicato un aumento del 3,2% dei volumi di vendita nel 2025.

    Infine, Informa (LSE:INF) è avanzata dopo aver alzato i propri obiettivi di crescita per il 2026.

  • Il presidente di Leonardo chiarisce: commento sulla fusione era una battuta, non un piano

    Il presidente di Leonardo chiarisce: commento sulla fusione era una battuta, non un piano

    Leonardo (BIT:LDO) ha chiarito martedì che le recenti dichiarazioni del presidente Stefano Pontecorvo su una possibile fusione con il costruttore navale italiano Fincantieri (BIT:FCT) erano da intendersi esclusivamente come una battuta e non come un’ipotesi concreta.

    Pontecorvo aveva accennato a un possibile futuro avvicinamento tra i due gruppi a controllo statale nel corso di una conferenza economica tenutasi lunedì a Milano. L’osservazione era stata fatta davanti a una platea che includeva anche Claudio Cisilino, vicepresidente esecutivo per le operazioni di Fincantieri.

    «Ho fatto una battuta, in un tono chiaramente scherzoso, su una possibile fusione tra Leonardo e Fincantieri», ha dichiarato Pontecorvo, ex diplomatico di carriera, in una nota.

    Il presidente ha sottolineato che le sue parole «non riflettono alcuna ipotesi attualmente in esame e non esistono dossier o pratiche formali relativi a potenziali operazioni industriali» tra le due società.

    Leonardo e Fincantieri collaborano già su diversi programmi, ma in passato eventuali discussioni su una maggiore integrazione industriale non hanno trovato seguito, anche a causa di questioni politiche e di differenti priorità strategiche.

  • L’oro supera i 4.700 dollari l’oncia e segna nuovi massimi con le tensioni sulla Groenlandia

    L’oro supera i 4.700 dollari l’oncia e segna nuovi massimi con le tensioni sulla Groenlandia

    I prezzi dell’oro hanno toccato nuovi record nelle contrattazioni asiatiche di martedì, superando una soglia chiave mentre le preoccupazioni legate alle richieste degli Stati Uniti sulla Groenlandia hanno mantenuto gli investitori prudenti e orientati verso i beni rifugio.

    Oro e argento avevano già raggiunto massimi storici all’inizio della settimana dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che imporrà dazi ai Paesi europei fino a quando non cederanno la Groenlandia. Se l’argento ha registrato alcune prese di profitto martedì, l’oro ha continuato a mostrare una domanda sostenuta.

    L’oro spot è salito dello 0,4% a 4.696,07 dollari l’oncia, mentre i future sull’oro con scadenza febbraio sono avanzati dello 0,5% a 4.701,96 dollari l’oncia alle 00:04 ET (05:04 GMT). Nel corso della seduta, l’oro spot ha toccato brevemente un massimo storico di 4.701,78 dollari l’oncia.

    Oro ai massimi mentre la disputa Trump-Groenlandia scuote i mercati

    Il metallo prezioso è rimasto ben sostenuto, con l’incertezza sui piani di Trump per la Groenlandia che ha alimentato ulteriori acquisti di beni rifugio.

    La stessa incertezza ha pesato anche sul dollaro statunitense, favorendo ulteriormente i prezzi dei metalli. Lunedì Trump ha ribadito le sue richieste sulla Groenlandia e, in un’intervista a NBC News, non ha chiarito se potrebbe ricorrere all’uso della forza militare per l’isola.

    I timori di un intervento militare statunitense sono aumentati a gennaio dopo l’incursione di Washington in Venezuela e la cattura del presidente Nicolas Maduro. Trump è ora diretto al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, dove dovrebbe incontrare diversi leader europei.

    “Quando la politica estera degli Stati Uniti tende a essere transazionale, imprevedibile e a bypassare i quadri multilaterali, può erodere la credibilità delle politiche e incentivare la diversificazione lontano dal dollaro USA”, hanno scritto gli analisti di OCBC in una nota.
    “In questo contesto, i metalli preziosi, incluso l’oro, restano sostenuti non tanto da conflitti prolungati in sé, quanto da un persistente clima di incertezza geopolitica e imprevedibilità delle politiche”.

    Argento in calo dopo i massimi, scende anche il platino

    L’aumento dell’incertezza globale ha spinto gli operatori a ridurre l’esposizione agli asset più speculativi e a rafforzare l’allocazione in attività fisiche come l’oro, una tendenza che aveva sostenuto un ampio rally dei metalli nella seconda parte del 2025.

    Anche argento e platino avevano beneficiato di questo movimento, ma martedì hanno subito alcune prese di profitto. L’argento spot è sceso dello 0,1% a 94,2890 dollari l’oncia dopo aver toccato un record nella seduta precedente, mentre il platino spot ha perso lo 0,6% a 2.361,47 dollari l’oncia.

    Anche i metalli industriali sono stati influenzati dalla domanda di asset fisici. I future di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono scesi dello 0,4% a 12.927,58 dollari la tonnellata, rimanendo comunque vicini ai recenti massimi storici.