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  • L’oro rimbalza grazie agli acquisti sui ribassi; i mercati attendono segnali dalla Fed

    L’oro rimbalza grazie agli acquisti sui ribassi; i mercati attendono segnali dalla Fed

    I prezzi dell’oro sono saliti durante la sessione asiatica di mercoledì, recuperando dopo il calo di oltre il 2% registrato nella seduta precedente, con gli investitori tornati ad acquistare sui ribassi. L’attenzione resta inoltre rivolta ai prossimi segnali sulla traiettoria della politica monetaria della Federal Reserve.

    L’oro spot è salito dell’1,2% a 4.934,16 dollari l’oncia alle 00:58 ET (05:58 GMT), mentre i futures sull’oro negli Stati Uniti sono avanzati dell’1% a 4.954,91 dollari l’oncia.

    Gli scambi in Asia sono stati contenuti, con diversi importanti mercati regionali chiusi per le festività del Capodanno lunare, limitando i volumi e i movimenti di prezzo.

    Il metallo prezioso era sceso bruscamente martedì, quando il miglioramento del sentiment di mercato — alimentato da segnali di progressi nei colloqui tra Stati Uniti e Iran — aveva ridotto la domanda di beni rifugio.

    Progressi nei colloqui USA-Iran; focus sui verbali della Fed

    Washington e Teheran avrebbero raggiunto un’intesa sui principali “principi guida” dei negoziati, alimentando le speranze di una soluzione diplomatica e pesando sulla domanda di oro.

    Il precedente calo dell’oro è stato aggravato anche dal rafforzamento del dollaro, che rende il metallo più costoso per gli investitori che utilizzano altre valute, oltre che dal ridimensionamento delle aspettative di un imminente taglio dei tassi negli Stati Uniti.

    L’indice del dollaro USA è salito dello 0,1% durante le ore asiatiche, dopo un incremento dello 0,3% nella seduta precedente.

    Gli investitori si sono mostrati prudenti in vista della pubblicazione, prevista più tardi in giornata, dei verbali della riunione di gennaio della Federal Reserve, che potrebbero offrire ulteriori indicazioni su tempi e portata di un eventuale allentamento monetario.

    L’attenzione è inoltre rivolta al dato sull’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) di dicembre negli Stati Uniti, atteso venerdì, indicatore d’inflazione preferito dalla Fed e potenzialmente determinante per le aspettative sui tassi.

    Tassi di interesse più elevati tendono a penalizzare asset privi di rendimento come l’oro, mentre le prospettive di una politica monetaria più accomodante generalmente sostengono i prezzi.

    Metalli in rialzo; l’argento balza del 3%

    Anche altri metalli preziosi e industriali hanno registrato rialzi.

    L’argento è salito di quasi il 3% a 75,77 dollari l’oncia, mentre il platino è avanzato del 2% a 2.060,60 dollari l’oncia.

    I futures sul rame di riferimento al London Metal Exchange sono aumentati dell’1% a 12.705,20 dollari la tonnellata, mentre i futures sul rame negli Stati Uniti hanno guadagnato lo 0,3% a 5,69 dollari la libbra.

  • Le Borse europee avanzano grazie ai risultati societari; l’inflazione nel Regno Unito cala nettamente: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee avanzano grazie ai risultati societari; l’inflazione nel Regno Unito cala nettamente: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno registrato lievi rialzi mercoledì, mentre gli investitori valutavano una nuova serie di trimestrali e i dati che mostrano un marcato rallentamento dell’inflazione nel Regno Unito.

    Alle 08:15 GMT, il DAX tedesco è salito dello 0,7%, il CAC 40 francese ha guadagnato lo 0,5% e il FTSE 100 di Londra è avanzato dello 0,5%.

    La stagione delle trimestrali sostiene il sentiment

    I mercati europei hanno seguito i modesti rialzi di Wall Street nella notte, nonostante persistano timori sulle valutazioni legate all’intelligenza artificiale e sul suo potenziale impatto sull’economia.

    La stagione delle trimestrali resta centrale per gli investitori. Finora i risultati sono stati generalmente positivi: circa il 60% delle società europee ha superato le attese sugli utili, rispetto a una media storica del 54% in un trimestre tipico, secondo i dati LSEG.

    Tra i titoli sotto osservazione, Glencore (LSE:GLEN) ha registrato un calo degli utili annuali, poiché i prezzi record del rame non sono stati sufficienti a compensare la flessione dei profitti nel business del carbone.

    BAE Systems (LSE:BA.) ha aumentato la remunerazione agli azionisti dopo aver ottenuto ordini record nel settore della difesa, sostenuti dall’incremento della spesa militare in Europa e negli Stati Uniti.

    Straumann Group (TG:QS51) ha superato le attese sui ricavi del quarto trimestre e riportato margini in linea con la guidance, ma ha segnalato che la crescita in Cina resta sotto pressione e che gli effetti valutari potrebbero pesare sugli utili riportati nel 2026.

    Castellum (AMEX:CTM) ha chiuso il quarto trimestre con una perdita netta a causa di svalutazioni immobiliari, mentre i ricavi derivanti dalla gestione immobiliare hanno continuato a crescere.

    L’inflazione nel Regno Unito rallenta

    I dati hanno mostrato che l’inflazione annuale nel Regno Unito è scesa in gennaio al livello più basso dallo scorso marzo, rafforzando le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Bank of England il mese prossimo.

    I prezzi al consumo sono aumentati del 3,0% su base annua, in calo rispetto al 3,4% di dicembre, secondo l’Office for National Statistics.

    Sebbene l’inflazione resti superiore all’obiettivo del 2% della BoE, la banca centrale prevede un rallentamento più marcato verso tale livello ad aprile, quando gli aumenti dello scorso anno delle bollette energetiche e di altre tariffe regolamentate usciranno dal confronto annuale.

    Gli investitori si aspettano in larga misura che la banca centrale riduca il tasso di riferimento al 3,5% a marzo, dopo una decisione molto combattuta a febbraio di mantenere invariati i tassi.

    Anche in Francia l’inflazione ha rallentato: i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,4% su base annua in gennaio, rispetto allo 0,7% del mese precedente.

    Il petrolio recupera terreno

    I prezzi del greggio sono saliti leggermente mercoledì dopo le forti perdite della sessione precedente, poiché segnali di progressi nei negoziati nucleari tra Stati Uniti e Iran hanno attenuato i timori di interruzioni dell’offerta.

    Il Brent è salito dello 0,5% a 67,74 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è avanzato dello 0,5% a 62,54 dollari. Martedì il Brent aveva perso quasi il 2% e il WTI l’1%.

    Secondo quanto riportato, Washington e Teheran avrebbero raggiunto un’intesa su principi guida chiave durante i colloqui di martedì, alimentando le aspettative di un possibile accordo che potrebbe consentire un maggiore afflusso di petrolio iraniano sui mercati globali.

    I negoziati sono seguiti con attenzione dai mercati energetici, dato che l’Iran è un importante produttore di petrolio e si trova lungo lo Stretto di Hormuz, un passaggio strategico attraverso il quale transita circa un quinto del consumo mondiale di petrolio ogni giorno.

  • Eni valuta il ritorno al trading di petrolio e gas, afferma l’AD

    Eni valuta il ritorno al trading di petrolio e gas, afferma l’AD

    Eni (BIT:ENI) sta valutando un possibile rientro nel trading di petrolio e gas con l’obiettivo di intercettare gli ingenti profitti che i concorrenti hanno realizzato sfruttando la volatilità dei mercati legata alle tensioni geopolitiche.

    L’amministratore delegato Claudio Descalzi ha dichiarato mercoledì al Financial Times che Eni ha interrotto le attività di trading nel 2019, mentre altri grandi gruppi energetici hanno continuato a ottenere rendimenti significativi attraverso le loro divisioni dedicate.

    “BP, Shell, Total sono grandi trader e guadagnano miliardi da questo,” ha affermato Descalzi.

    Il CEO ha inoltre spiegato che la società ha avviato colloqui preliminari con diverse società di materie prime, tra cui Mercuria, per valutare la creazione di una joint venture focalizzata sulle attività di trading.

    Descalzi ha riconosciuto che il trading non rappresenta storicamente una competenza chiave del gruppo, sottolineando: “Non è nel nostro DNA. Non siamo molto commerciali. Così ho pensato che per diventare commerciali dobbiamo avere una partnership per capire il business.”

    Qualora il progetto venisse realizzato, Descalzi ha indicato che la nuova unità di trading sarebbe strutturata per operare in modo indipendente rispetto alle attività principali di Eni.

  • Le azioni Recordati salgono leggermente dopo risultati FY25 in linea e guidance solida per il FY26

    Le azioni Recordati salgono leggermente dopo risultati FY25 in linea e guidance solida per il FY26

    Le azioni di Recordati S.p.A. (BIT:REC) hanno guadagnato l’1% mercoledì, dopo che il gruppo farmaceutico ha riportato risultati per l’esercizio 2025 sostanzialmente in linea con le attese del mercato e ha fornito un outlook costruttivo per il 2026, sostenuto dal continuo slancio del portafoglio nelle malattie rare.

    Per l’intero 2025, i ricavi sono cresciuti dell’11,8% su base annua a 2,62 miliardi di euro, leggermente al di sopra delle stime degli analisti pari a 2,61 miliardi di euro. A perimetro e cambi costanti, la crescita del fatturato è stata dell’8,3%.

    L’EBITDA rettificato si è attestato a 991,1 milioni di euro, con un margine del 37,8%, in aumento di 80 punti base rispetto all’anno precedente e circa l’1,3% sopra il consenso.

    La crescita è stata trainata principalmente dal segmento delle malattie rare, i cui ricavi sono aumentati di circa il 30%, o del 16,6% escludendo il contributo di Enjaymo. All’interno di questa divisione, l’area endocrinologica si è distinta con una crescita del 22,5%, sostenuta dal proseguimento del rollout di Isturisa.

    La divisione specialty e primary care ha invece registrato un incremento di circa il 4% a perimetro e cambi costanti.

    “Il nostro portafoglio nelle malattie rare continua a registrare una crescita eccezionale, dimostrando il successo del nostro focus strategico in quest’area,” ha dichiarato Rob Koremans, CEO di Recordati.

    Per l’esercizio 2026, la società prevede ricavi compresi tra 2,73 miliardi e 2,80 miliardi di euro, includendo un impatto negativo dei cambi pari al 3,5%.

    L’EBITDA rettificato è atteso tra 995 milioni e 1,03 miliardi di euro, con un margine di circa il 36,5%. Entrambi gli intervalli di guidance risultano sostanzialmente in linea con le attuali stime degli analisti.

    Recordati ha inoltre confermato i target del piano industriale al 2027, prevedendo ricavi compresi tra 3,0 e 3,2 miliardi di euro ed EBITDA tra 1,14 e 1,23 miliardi di euro, includendo potenziali contributi derivanti da nuove iniziative di sviluppo del business.

  • La debolezza del settore tech potrebbe pesare su Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    La debolezza del settore tech potrebbe pesare su Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi indicano un avvio in ribasso per la seduta di martedì, con i mercati pronti a riaprire dopo il lungo weekend del Presidents’ Day.

    I titoli tecnologici continuano a rappresentare un fattore di pressione, come evidenziato dal calo dello 0,9% dei futures sul Nasdaq 100.

    Le crescenti preoccupazioni degli investitori riguardo alla rapida espansione delle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale hanno recentemente innescato vendite sui grandi titoli tech, che in precedenza avevano spinto i mercati verso nuovi massimi storici.

    “Gli investitori si stanno sempre più chiedendo se ogni dollaro marginale investito nell’IA genererà il rendimento atteso”, ha dichiarato Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com. “Allo stesso tempo, l’incertezza del mercato sta aumentando, poiché nuovi modelli di IA mettono frequentemente in difficoltà gli operatori consolidati.”

    “Con dinamiche competitive in rapida evoluzione, non è chiaro chi saranno i vincitori di lungo periodo”, ha aggiunto. “Questa incertezza ha portato a una sottoperformance di gran parte del settore big tech, anche se il mercato più ampio resta relativamente resiliente.”

    I volumi di scambio potrebbero rimanere contenuti in attesa dei principali dati macroeconomici in calendario nei prossimi giorni.

    Particolare attenzione sarà rivolta al rapporto su redditi e spese personali di dicembre, che include le misure di inflazione preferite dalla Federal Reserve.

    Sono attesi anche i verbali dell’ultima riunione di politica monetaria della Fed, che potrebbero offrire ulteriori indicazioni sull’orientamento dei tassi di interesse.

    Venerdì i mercati hanno mostrato un andamento altalenante. Dopo un avvio privo di direzione, i listini hanno guadagnato terreno nel pomeriggio prima di restituire i progressi verso la chiusura. Gli indici principali hanno infine chiuso contrastati.

    Il Nasdaq ha perso 50,48 punti, pari allo 0,2%, a 22.546,67, ampliando le forti perdite di giovedì. L’S&P 500 è salito di 3,41 punti, o lo 0,1%, a 6.836,17, mentre il Dow Jones ha guadagnato 48,95 punti, o lo 0,1%, a 49.500,93.

    Su base settimanale, il Nasdaq è sceso del 2,1%, mentre l’S&P 500 e il Dow hanno perso rispettivamente l’1,4% e l’1,2%.

    La volatilità è proseguita nonostante la pubblicazione del molto atteso rapporto sull’inflazione di gennaio del Dipartimento del Lavoro.

    I dati hanno mostrato che i prezzi al consumo sono aumentati meno del previsto su base mensile e che il tasso annuo di inflazione ha rallentato più delle attese.

    L’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,2% a gennaio dopo un aumento dello 0,3% a dicembre. Gli economisti prevedevano un ulteriore incremento dello 0,3%.

    Su base annua, l’inflazione è scesa al 2,4% dal 2,7% di dicembre, al di sotto delle stime del 2,5%.

    L’inflazione core, che esclude alimentari ed energia, è aumentata dello 0,3% a gennaio dopo il +0,2% del mese precedente, in linea con le previsioni.

    Il tasso annuo core è sceso al 2,5% dal 2,6%, anch’esso in linea con le stime.

    I dati sull’inflazione più contenuti del previsto hanno alimentato un rinnovato ottimismo su possibili tagli dei tassi e contribuito al calo dei rendimenti dei Treasury.

    “Questo dato rafforza l’idea che la Federal Reserve possa mantenere un orientamento gradualmente accomodante senza temere una nuova pressione inflazionistica”, ha affermato Daniela Hathorn.

    Ha aggiunto: “È importante sottolineare che, sebbene il mercato del lavoro resti solido, il CPI di oggi riduce il rischio che dati occupazionali forti costringano la Fed a rivedere la propria posizione in senso più restrittivo.”

    Tuttavia, le preoccupazioni sull’impatto potenzialmente dirompente degli investimenti nell’IA hanno continuato a pesare sul sentiment.

    “Alcuni temono livelli eccessivi di spesa e altri che l’IA possa sconvolgere molteplici settori”, ha dichiarato Russ Mould, direttore degli investimenti di AJ Bell. “Tutto ciò crea un cocktail di preoccupazioni che incide negativamente sul sentiment di mercato nel suo complesso.”

    Nonostante la performance debole dei listini generali, i titoli auriferi hanno registrato forti rialzi insieme al prezzo dell’oro, con un balzo del 5,6% dell’indice NYSE Arca Gold Bugs.

    Anche i titoli dell’hardware informatico hanno mostrato forza, con l’indice NYSE Arca Computer Hardware in aumento del 2,7%.

    Networking, utility, gas naturale e trasporti hanno registrato progressi, mentre i titoli siderurgici sono scesi dopo indiscrezioni secondo cui il presidente Donald Trump potrebbe ridurre i dazi su acciaio e alluminio.

  • Borse europee stabili mentre geopolitica e dati USA restano al centro dell’attenzione: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee stabili mentre geopolitica e dati USA restano al centro dell’attenzione: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno scambiato in territorio invariato o leggermente positivo martedì, mentre gli investitori seguivano gli sviluppi geopolitici e si preparavano a una serie di importanti dati macroeconomici in arrivo dagli Stati Uniti.

    I titoli del settore difesa hanno registrato per lo più ribassi, in un contesto di percepito allentamento delle tensioni legate a Iran e Russia.

    La sterlina si è indebolita sia contro l’euro sia contro il dollaro dopo dati sul mercato del lavoro britannico inferiori alle attese, rafforzando le aspettative di un possibile taglio dei tassi da parte della Bank of England già a marzo.

    I dati ufficiali hanno mostrato che il tasso di disoccupazione nel Regno Unito è salito al 5,2% nel quarto trimestre, rispetto al 5,1% del periodo precedente.

    La crescita media delle retribuzioni, inclusi i bonus, si è attestata al 4,2% su base annua, al di sotto delle previsioni del 4,6%. A gennaio, il numero di lavoratori dipendenti registrati nelle buste paga è diminuito di 11.000 unità su base mensile, attestandosi a 30,3 milioni.

    In Germania, i dati di Destatis hanno confermato che l’inflazione al consumo è risalita al 2,1% a gennaio dall’1,8% di dicembre, sostenuta dall’aumento dei prezzi di alimentari e servizi.

    Anche l’inflazione armonizzata a livello UE è salita al 2,1% dal 2,0% del mese precedente, in linea con la stima preliminare pubblicata il 30 gennaio.

    A metà seduta, il FTSE 100 di Londra guadagnava lo 0,3%, mentre il DAX tedesco avanzava dello 0,1%. Il CAC 40 francese oscillava intorno alla parità.

    Sul fronte societario, GSK (LSE:GSK) ha registrato un rialzo a Londra dopo aver annunciato un programma di riacquisto di azioni proprie da 2 miliardi di sterline.

    Anche BHP (LSE:BHP) è salita dopo aver riportato utili nella fascia alta delle aspettative degli analisti.

    Al contrario, il produttore di rame Antofagasta (LSE:ANTO) è sceso nonostante utili annuali record.

    La società biofarmaceutica svizzera Basilea Pharmaceutica (TG:PK5) ha inoltre registrato un calo dopo aver comunicato una flessione degli utili su base annua.

  • ERG in rialzo sulle indiscrezioni di alleanze strategiche e possibili operazioni straordinarie

    ERG in rialzo sulle indiscrezioni di alleanze strategiche e possibili operazioni straordinarie

    Le azioni di ERG (BIT:ERG) sono salite di circa il 4% martedì, dopo indiscrezioni di stampa secondo cui il gruppo starebbe valutando partnership industriali e operazioni straordinarie che potrebbero comportare modifiche nell’assetto azionario.

    Il quotidiano Il Corriere della Sera, citando fonti anonime, ha riportato che la società attiva nelle energie rinnovabili starebbe esaminando diverse opzioni, tra cui una possibile collaborazione con A2A (BIT:A2A), con la società energetica svizzera Axpo e/o con alcuni fondi di investimento.

    Secondo quanto riferito dal giornale, l’ipotesi di una fusione con un partner industriale sarebbe al momento considerata l’opzione più probabile per ERG.

  • BFF in calo dopo le notizie su un’indagine preliminare per falso in bilancio a Milano

    BFF in calo dopo le notizie su un’indagine preliminare per falso in bilancio a Milano

    Le azioni di BFF Bank (BIT:BFF) hanno perso oltre il 6% martedì, dopo indiscrezioni di stampa secondo cui la Procura di Milano avrebbe avviato un’indagine preliminare per presunto falso in bilancio nei confronti dell’istituto. La notizia, riportata inizialmente da Milano Today e successivamente ripresa da Reuters, aumenta la pressione su un titolo già sotto osservazione dall’inizio di febbraio per questioni contabili e regolamentari.

    BFF ha dichiarato di essere a conoscenza dell’indagine preliminare dalla fine del 2023, sottolineando che il procedimento si trova ancora nella fase investigativa e che la banca ha collaborato pienamente fin dall’inizio.

    “La banca ha dichiarato di aver collaborato sin dall’inizio”, si legge in una nota di Kepler Cheuvreux, che aggiunge come, secondo le informazioni disponibili, non vi siano persone fisiche attualmente indagate.

    Secondo lo stesso report, l’inchiesta sarebbe collegata a un’ispezione della Banca d’Italia nel 2024, che aveva messo in discussione la classificazione delle esposizioni verso il settore pubblico e l’interpretazione dei giorni di ritardo secondo la nuova definizione di default.

    Le ricostruzioni della stampa hanno inoltre collegato l’indagine alla rettifica dei conti 2024 annunciata da BFF il 2 febbraio. In quell’occasione, la banca aveva rivisto il bilancio per correggere un errore di allocazione relativo a circa 54 milioni di euro di incassi factoring antecedenti a giugno 2023, con un impatto negativo di 14 milioni di euro sul patrimonio netto. Il management aveva descritto la questione come un problema operativo di allocazione e non come mancanza di liquidità.

    In una nota, BFF ha affermato che le azioni correttive “derivano da valutazioni interne del management e non sono state sollecitate da richieste delle autorità di vigilanza”, ribadendo che la revisione è stata avviata autonomamente. La banca ha inoltre precisato che informerà il mercato “qualora richiesto dalla normativa applicabile”.

    Le contrattazioni sul titolo erano state temporaneamente sospese lunedì a causa dell’eccessiva volatilità al ribasso mentre circolavano le notizie sull’indagine. Le azioni hanno poi ripreso gli scambi verso fine seduta, chiudendo con un ribasso di circa il 12%. Il 16 febbraio il titolo ha terminato la seduta a 3,84 euro, per una capitalizzazione di mercato di circa 722,7 milioni di euro.

    Ai livelli attuali, il titolo tratta a circa 4,5 volte gli utili stimati per il 2026 e implica un potenziale rendimento da dividendo vicino al 20%, nell’ipotesi di una ripresa delle distribuzioni, secondo Kepler Cheuvreux. L’intermediario ha confermato la raccomandazione “hold” con un target price di 5 euro.

    BFF ha riportato un utile netto rettificato di 70,1 milioni di euro per l’esercizio 2024, rispetto ai 215,7 milioni del 2023. I ricavi sono diminuiti del 25,2% su base annua a 347 milioni di euro.

    Il coefficiente CET1 della banca era pari al 14,1% nel 2025 ed è previsto al 14,2% nel 2026. Gli accantonamenti su crediti sono saliti a 81,4 milioni di euro nel 2025, rispetto ai 5,6 milioni del 2024.

  • Il petrolio scende leggermente mentre i mercati attendono i negoziati USA–Iran

    Il petrolio scende leggermente mentre i mercati attendono i negoziati USA–Iran

    I prezzi del greggio hanno registrato un lieve calo martedì in un contesto di scambi ridotti per le festività, mentre l’attenzione si concentrava sugli imminenti colloqui diplomatici tra Washington e Teheran.

    Il rafforzamento del dollaro statunitense, in vista di importanti dati economici e indicazioni dalla Federal Reserve attesi nel corso della settimana, ha inoltre esercitato pressione sul mercato energetico.

    I futures sul Brent con consegna ad aprile sono scesi dello 0,3% a 68,45 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate sono saliti dell’1,1% a 63,45 dollari al barile alle 21:00 ET (02:00 GMT). Il rialzo del WTI è stato influenzato dalla festività negli Stati Uniti di lunedì, che ha alterato i movimenti di prezzo.

    L’attività è rimasta contenuta a causa della chiusura dei mercati in diverse piazze asiatiche, tra cui Cina, Hong Kong, Taiwan, Corea del Sud e Singapore.

    Colloqui USA–Iran sotto osservazione in un clima di tensioni crescenti

    Secondo quanto riportato dai media, funzionari statunitensi e iraniani sono attesi a Ginevra, in Svizzera, per discutere il programma di arricchimento nucleare dell’Iran.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato lunedì che sarà “coinvolto indirettamente” nei colloqui, senza però specificare in che modo.

    L’incontro di Ginevra segue precedenti negoziati tra Teheran e Washington all’inizio del mese che non hanno prodotto progressi significativi.

    Le notizie indicano inoltre che gli Stati Uniti hanno inviato una seconda portaerei in Medio Oriente in vista dei colloqui e starebbero preparando piani di emergenza per un’eventuale operazione militare prolungata nel caso in cui la diplomazia fallisse.

    I mercati petroliferi hanno incorporato un premio al rischio geopolitico più elevato, riflettendo il timore che un’escalation delle tensioni nella regione possa compromettere le forniture.

    Dollaro forte pesa sul greggio prima dei dati chiave

    La recente forza del dollaro ha aggiunto ulteriore pressione ai prezzi del petrolio, con il biglietto verde in rialzo in un contesto di scambi sottili prima di importanti aggiornamenti economici.

    Martedì il dollaro è salito dello 0,2% rispetto a un paniere di valute principali.

    Gli investitori attendono una serie di dati macroeconomici statunitensi in uscita questa settimana, tra cui la produzione industriale, i dati sul commercio e, soprattutto, l’indice dei prezzi PCE. Quest’ultimo, la misura di inflazione preferita dalla Federal Reserve, potrebbe influenzare le aspettative sulle future decisioni in materia di tassi di interesse.

    Sono attesi anche i verbali della riunione di gennaio della Fed, che potrebbero offrire ulteriori indicazioni sull’orientamento della politica monetaria.

  • L’oro scende sotto i 4.900 dollari l’oncia mentre si avvicinano i colloqui USA-Iran e i dati macro

    L’oro scende sotto i 4.900 dollari l’oncia mentre si avvicinano i colloqui USA-Iran e i dati macro

    L’oro e l’argento hanno esteso le perdite martedì, proseguendo la debolezza della seduta precedente, mentre gli investitori restano prudenti in vista di importanti dati economici statunitensi attesi nel corso della settimana.

    Le tensioni di mercato sono aumentate anche in previsione dei negoziati tra Washington e Teheran sul programma nucleare iraniano. Allo stesso tempo, le festività negli Stati Uniti e in Cina hanno ridotto i volumi di scambio, mentre un lieve rafforzamento del dollaro ha esercitato ulteriore pressione sui metalli preziosi.

    L’oro spot è sceso dell’1,9% a 4.898,51 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro con consegna ad aprile hanno perso il 2% a 4.916,66 dollari l’oncia alle 01:22 ET (06:22 GMT).

    L’argento spot è calato di quasi il 3% a 74,4875 dollari l’oncia. Il platino spot ha registrato un ribasso dello 0,7% a 2.007,43 dollari l’oncia.

    In arrivo i colloqui nucleari a Ginevra

    Funzionari di Stati Uniti e Iran sono attesi a Ginevra martedì per discutere la lunga disputa sul programma nucleare di Teheran.

    I colloqui si svolgono in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno rafforzato la propria presenza militare nella regione, mentre il presidente Donald Trump ha più volte minacciato un’azione militare nel caso in cui l’Iran rifiutasse un accordo con Washington.

    Lunedì Trump ha dichiarato ai giornalisti che sarà coinvolto indirettamente nei negoziati e che ritiene che l’Iran sia interessato a raggiungere un’intesa.

    Nelle ultime settimane, gli Stati Uniti hanno dispiegato due portaerei e diverse unità navali nell’area. L’Iran, dal canto suo, ha avviato esercitazioni militari nello Stretto di Hormuz, una rotta marittima strategica per il trasporto energetico globale.

    Nonostante l’aumento delle tensioni, i metalli preziosi non hanno beneficiato di una significativa domanda da bene rifugio. Gli investitori restano cauti dopo la forte correzione dai massimi di fine gennaio, quando un’ondata speculativa aveva spinto oro e altri metalli su nuovi record.

    Attesa per dati USA e verbali della Fed

    L’attenzione questa settimana è rivolta ai prossimi indicatori macroeconomici statunitensi, oltre ai verbali della riunione di gennaio della Federal Reserve, attesi per mercoledì.

    Mercoledì saranno pubblicati i dati sulla produzione industriale, mentre venerdì è previsto l’indice dei prezzi PCE — la misura d’inflazione preferita dalla Fed.

    In particolare, il dato PCE sarà osservato con attenzione per ottenere nuovi segnali sull’andamento dell’inflazione e sulla traiettoria dei tassi di interesse.

    L’incertezza sulla politica monetaria statunitense ha pesato sull’oro nelle ultime settimane, soprattutto dopo che il presidente Donald Trump ha nominato Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve.

    Warsh è considerato meno accomodante, e la sua nomina ha contribuito a forti vendite sui metalli preziosi, mentre molti operatori hanno preso profitto dopo il rally speculativo che aveva spinto i prezzi a nuovi massimi in gennaio.

    I recenti dati statunitensi hanno fornito segnali contrastanti: l’inflazione si è moderata leggermente a gennaio, mentre il mercato del lavoro ha mostrato segnali di rafforzamento.

    Un dollaro più forte in un contesto di scambi ridotti per festività lunedì ha ulteriormente penalizzato le materie prime, accentuando la pressione ribassista sull’oro.