Author: Fiona Craig

  • Amazon lancia l’AWS European Sovereign Cloud con un piano di investimenti da 7,8 miliardi di euro

    Amazon lancia l’AWS European Sovereign Cloud con un piano di investimenti da 7,8 miliardi di euro

    Amazon Web Services (NASDAQ:AMZN) ha annunciato la disponibilità generale dell’AWS European Sovereign Cloud, una piattaforma cloud indipendente progettata esclusivamente per rispondere ai requisiti normativi e di sovranità dei dati in Europa.

    La nuova infrastruttura cloud è interamente ospitata all’interno dell’Unione Europea ed è fisicamente e logicamente separata dalle altre regioni AWS a livello globale.

    Amazon ha dichiarato di voler investire oltre 7,8 miliardi di euro nello sviluppo dell’AWS European Sovereign Cloud in Germania, un’iniziativa che dovrebbe sostenere in media circa 2.800 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno ogni anno.

    Oltre al progetto in Germania, il gruppo prevede di estendere l’infrastruttura del sovereign cloud in tutta l’UE. Questa espansione inizierà con il lancio di nuove AWS Local Zones in Belgio, nei Paesi Bassi e in Portogallo.

    L’European Sovereign Cloud è pensato per offrire ai clienti un’infrastruttura cloud dedicata e conforme alle normative regionali sulla governance e sulla sovranità dei dati, mantenendo al contempo una separazione operativa dalla rete cloud globale di AWS.

  • Trump parla di Powell, TSMC registra profitti record, attesi nuovi risultati bancari – mercati in movimento: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Trump parla di Powell, TSMC registra profitti record, attesi nuovi risultati bancari – mercati in movimento: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future azionari statunitensi hanno mostrato un andamento misto giovedì, con i contratti legati a S&P 500 e Nasdaq in lieve rialzo e quelli sul Dow in leggero calo. Il sentiment è stato influenzato dalle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla leadership della Federal Reserve, dai risultati record del produttore di chip TSMC (NYSE:TSM) e dall’attesa per ulteriori trimestrali bancarie nel corso della giornata. In parallelo, i prezzi del petrolio sono scesi bruscamente dopo che Trump ha segnalato un allentamento delle tensioni con l’Iran.

    Future contrastati

    I future di Wall Street si sono mossi attorno alla parità, mentre gli investitori valutavano i rischi geopolitici e i primi segnali della stagione delle trimestrali.

    Alle 02:47 ET, i future sul Dow perdevano 29 punti (-0,1%), quelli sull’S&P 500 salivano di 4 punti (+0,1%), mentre i future sul Nasdaq 100 guadagnavano 48 punti (+0,2%).

    Nella seduta precedente, i principali indici statunitensi avevano chiuso in ribasso, penalizzati dalla debolezza generalizzata dei titoli tecnologici e dalle vendite successive alle trimestrali delle grandi banche.

    I Treasury hanno registrato un moderato rialzo, con i rendimenti in calo su diverse scadenze. Gli analisti hanno indicato come fattori di supporto un dato sui prezzi alla produzione più debole delle attese e il calo del petrolio.

    Trump dice di non voler licenziare Powell — Reuters

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato di “non avere alcun piano” per rimuovere il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, nonostante il Dipartimento di Giustizia abbia aperto un’indagine penale sul numero uno della banca centrale statunitense.

    Parlando con Reuters, Trump ha aggiunto che è “troppo presto” per dire come intenda procedere, osservando che la Casa Bianca si trova in “una sorta di fase di attesa” con Powell e che “decideremo cosa fare”.

    Le preoccupazioni sono aumentate dopo che Powell ha reso noto di aver ricevuto una citazione in giudizio dal DOJ, riaccendendo il dibattito sull’indipendenza della Fed. Powell ha negato qualsiasi illecito, sostenendo che l’indagine fa parte di una campagna per influenzare la politica dei tassi di interesse, che Trump da tempo chiede di ridurre in modo rapido e aggressivo.

    Interrogato sui timori che un indebolimento dell’indipendenza della Fed possa danneggiare il dollaro e alimentare l’inflazione, Trump ha risposto: “Non mi importa”.

    Il presidente ha inoltre lasciato intendere di preferire uno dei “due Kevin” — l’ex governatore della Fed Kevin Warsh o il direttore del Consiglio Economico Nazionale Kevin Hassett — per sostituire Powell alla scadenza del suo mandato a maggio. Ha invece escluso il segretario al Tesoro Scott Bessent, affermando che “vuole restare dov’è”.

    TSMC registra un utile record nel Q4 trainato dall’AI

    Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. ha pubblicato risultati del quarto trimestre superiori alle attese, con utili a livelli record grazie alla forte domanda di chip avanzati utilizzati nelle applicazioni di intelligenza artificiale.

    Il maggiore produttore mondiale di chip conto terzi ha inoltre alzato in modo significativo le previsioni di spesa in conto capitale, segnalando l’intenzione di espandere aggressivamente la capacità produttiva per far fronte alla domanda legata all’AI.

    TSMC prevede ora una spesa in conto capitale per il 2026 compresa tra 52 e 56 miliardi di dollari, rispetto ai 40,90 miliardi del 2025, ha dichiarato il CFO Wendell Huang durante la conference call post-risultati. Huang ha avvertito che i margini nel medio-lungo termine potrebbero ridursi a causa dei forti investimenti, soprattutto all’estero. Anche il CEO C.C. Wei ha segnalato “spese in conto capitale e costi significativamente più elevati” nei prossimi anni.

    L’utile netto del trimestre chiuso al 31 dicembre ha raggiunto il record di 505,74 miliardi di dollari taiwanesi (16 miliardi di dollari), superando le stime Bloomberg di 467,0 miliardi e ben al di sopra dei 374,68 miliardi di un anno prima.

    In arrivo i conti di Morgan Stanley e Goldman Sachs

    L’attenzione si sposta ora su ulteriori trimestrali bancarie negli Stati Uniti, con i risultati di Morgan Stanley (NYSE:MS) e Goldman Sachs (NYSE:GS) attesi prima dell’apertura.

    Questi dati completeranno una settimana intensa per i principali istituti di Wall Street, dopo i conti di JPMorgan Chase, Bank of America, Citigroup e Wells Fargo. Le trimestrali bancarie sono osservate come indicatori dello stato dell’economia e del mondo corporate statunitense all’inizio del 2026.

    Finora, i dirigenti hanno descritto l’economia statunitense come resiliente, nonostante l’incertezza legata a dazi, inflazione persistente e segnali di raffreddamento del mercato del lavoro. Complessivamente, JPMorgan, Bank of America, Citigroup e Wells Fargo hanno registrato utili complessivi per 123,2 miliardi di dollari, in aumento di quasi il 5% rispetto al 2024, secondo il Wall Street Journal.

    Il petrolio crolla con l’allentarsi dei timori sull’Iran

    I prezzi del petrolio sono scesi bruscamente, interrompendo una serie positiva di cinque sedute, dopo che Trump ha adottato un tono più prudente sull’Iran, riducendo i timori di interruzioni dell’offerta nel breve termine.

    Il Brent è sceso del 3,5% a 64,20 dollari al barile, mentre il WTI americano ha perso il 3,4% a 59,92 dollari al barile. Il calo segue un rialzo di oltre il 10% nelle cinque sedute precedenti, che aveva spinto i prezzi ai massimi da diversi mesi.

    Trump ha dichiarato mercoledì di essere stato informato che le uccisioni legate alla repressione delle proteste in Iran starebbero diminuendo e di ritenere che al momento non vi sia alcun piano per esecuzioni su larga scala.

  • Borse europee contrastate mentre i riflettori restano su Groenlandia e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee contrastate mentre i riflettori restano su Groenlandia e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno mostrato un andamento contrastato giovedì, con gli investitori impegnati a valutare gli sviluppi geopolitici legati a Groenlandia e Iran, insieme a dati economici britannici migliori delle attese.

    Alle 08:20 GMT, il DAX tedesco cedeva lo 0,2% e il FTSE 100 britannico lo 0,1%, mentre il CAC 40 francese guadagnava lo 0,1%.

    Groenlandia e Iran sotto osservazione

    I temi geopolitici sono rimasti in primo piano dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso ottimismo sulla possibilità di raggiungere un accordo sulla Groenlandia, a seguito di incontri di alto livello tra funzionari statunitensi, danesi e groenlandesi.

    “Penso che qualcosa si risolverà”, ha dichiarato Trump a proposito della Groenlandia, mentre il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen ha affermato che persiste un “disaccordo fondamentale” con Washington dopo i colloqui alla Casa Bianca.

    Le dichiarazioni sono arrivate dopo gli incontri tra i ministri degli Esteri di Danimarca e Groenlandia e il segretario di Stato USA Marco Rubio e il vicepresidente JD Vance. In risposta alla situazione, il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato un consiglio di difesa straordinario. La Francia ha inoltre inviato personale militare in Groenlandia per partecipare a un’esercitazione organizzata da Danimarca e Groenlandia, territorio d’oltremare danese.

    Diversi Paesi alleati, tra cui Germania, Norvegia e Svezia, hanno già iniziato a schierare truppe in Groenlandia come segnale di sostegno.

    Il sentiment è stato inoltre sostenuto da un allentamento delle tensioni sull’Iran. Trump ha dichiarato di essere stato informato che le uccisioni legate alla repressione delle proteste starebbero diminuendo e di ritenere che al momento non vi sia alcun piano per esecuzioni su larga scala. Le sue parole seguono i timori, cresciuti nelle scorse settimane, di possibili attacchi statunitensi dopo le ripetute minacce di intervento a sostegno dei manifestanti iraniani.

    L’economia britannica rimbalza a novembre

    Sul fronte macroeconomico, i dati pubblicati giovedì mostrano che l’economia del Regno Unito è cresciuta dello 0,3% a novembre, superando le attese di un incremento dello 0,1% su base mensile.

    La Bank of England prevede una crescita nulla dell’economia britannica nel trimestre ottobre-dicembre 2025, pur stimando una crescita di fondo intorno allo 0,2% a trimestre.

    Focus sulle società

    Tra le notizie societarie, Richemont (BIT:1CFR) è finita sotto i riflettori dopo aver registrato un aumento delle vendite nel terzo trimestre, grazie alla forte domanda nelle Americhe, in Giappone e in Medio Oriente, che ha compensato gli effetti valutari.

    Nel Regno Unito, Mitchells & Butlers (LSE:MAB) ha riportato un solido avvio d’esercizio, con vendite like-for-like in crescita del 4,5% nel primo trimestre.

    Il costruttore edile Taylor Wimpey (LSE:TW.) ha avvertito che i margini operativi potrebbero subire pressioni nel 2026 a causa di un portafoglio ordini iniziale più debole e di prezzi più bassi sulle vendite in blocco.

    Anche il gestore patrimoniale Schroders (LSE:SDR) ha attirato l’attenzione, affermando che i risultati 2025 dovrebbero superare le attese di mercato, sostenuti da ricavi in crescita e costi stabili.

    A Wall Street, l’attenzione è rivolta alle trimestrali di Goldman Sachs (NYSE:GS), Morgan Stanley (NYSE:MS) e del gestore BlackRock (NYSE:BLK).

    Forte calo del petrolio

    I prezzi del petrolio sono scesi bruscamente, interrompendo una serie positiva di cinque sedute, dopo che Trump ha segnalato un approccio più prudente sull’Iran, riducendo i timori di interruzioni dell’offerta nel breve termine.

    Il Brent è sceso del 2,9% a 64,57 dollari al barile, mentre il WTI americano ha perso il 2,8% a 60,26 dollari. Il calo segue un rialzo di oltre il 10% nelle cinque sedute precedenti, che aveva spinto i prezzi ai massimi da diversi mesi.

  • UniCredit respinge le indiscrezioni sulla quota Delfin in MPS

    UniCredit respinge le indiscrezioni sulla quota Delfin in MPS

    UniCredit (BIT:UCG) ha smentito con fermezza giovedì le indiscrezioni di mercato secondo cui sarebbe interessata ad acquisire la partecipazione di Delfin in Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS).

    In una nota, il management di UniCredit ha definito le recenti voci su MPS «speculative e prive di fondamento», precisando che lo stesso vale per le ipotesi relative «al presunto interesse all’acquisto di altre partecipazioni».

    La banca ha aggiunto che «è deplorevole dover intervenire ancora una volta per smentire voci che sono pura invenzione e che non hanno altro effetto se non alimentare confusione e distorsioni sul mercato».

    UniCredit ha ribadito di aver «sempre chiaramente affermato che le operazioni di M&A rappresentano uno strumento strategico per il gruppo», sottolineando che il team interno dedicato ha il compito di «valutare tutte le opzioni, sia all’interno sia, potenzialmente, al di fuori del perimetro geografico del gruppo». La banca ha inoltre precisato che «questa attività comporta, in ogni momento, discussioni, analisi e valutazioni preliminari di potenziali target, elementi che in nessun modo implicano la concreta possibilità che un’operazione venga effettivamente completata». L’eventuale decisione di procedere con un’operazione di M&A, ha concluso UniCredit, «si basa esclusivamente sulla capacità del potenziale target non solo di integrarsi nella strategia di UniCredit, ma anche di soddisfare i nostri più volte dichiarati parametri di performance finanziaria».

    Nonostante la smentita, il quotidiano italiano MF riferisce che Delfin sarebbe disponibile a cedere la propria partecipazione del 17,5% in Banca Monte dei Paschi di Siena. MPS, dal canto suo, non ha né confermato né smentito la notizia. Secondo i media, il presidente di Delfin Francesco Milleri non avrebbe obiezioni a monetizzare la quota, che ai prezzi correnti vale circa 5 miliardi di euro.

    Un’uscita sarebbe quindi possibile, soprattutto se venisse riconosciuto un premio tra il 15% e il 20% rispetto ai valori di mercato, giustificato dal fatto che l’operazione garantirebbe all’acquirente una partecipazione di maggioranza relativa nella terza banca italiana. Al momento, tuttavia, non risultano «proposte formali» né trattative in corso. Secondo le indiscrezioni, inoltre, la maggior parte degli eredi Del Vecchio non sarebbe contraria all’idea di cedere l’investimento in Rocca Salimbeni, approfittando dei massimi recenti del titolo.

    Intanto, a Piazza Affari, le azioni UniCredit hanno aperto la seduta in rialzo di circa l’1% a 72,14 euro, in un contesto positivo per il FTSE MIB (+0,20%).

    Il giudizio degli analisti sul titolo resta in prevalenza favorevole. Il consenso indica un forte buy o outperform, con 14–15 raccomandazioni di acquisto contro solo 1–2 hold e nessun sell negli ultimi tre mesi. Il target price medio è intorno a 73,60 euro, con un potenziale rialzo di circa il 17,7% rispetto ai 62,55 euro, mentre le stime spaziano da un minimo di 64,31 euro a un massimo di 80,89 euro.

    Tra le valutazioni più recenti spiccano quelle di Goldman Sachs, che il 2 ottobre 2025 ha ribadito il giudizio buy con target a 80,50 euro; Citi, che il 29 settembre ha confermato il buy con obiettivo a 73 euro; JP Morgan, anch’essa buy con target a 78 euro; e Morgan Stanley, che a inizio settembre ha mantenuto il giudizio hold alzando il target a 74 euro.

    Infine, MarketScreener continua a indicare un consenso outperform, mentre Scope Ratings ha riaffermato nel dicembre 2025 il rating A con outlook Stabile, citando la solidità degli utili e della qualità del credito di UniCredit.

  • I futures indicano un avvio debole per Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures indicano un avvio debole per Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicano un’apertura in ribasso mercoledì, suggerendo che le azioni potrebbero estendere le recenti perdite dopo aver chiuso la seduta di martedì, caratterizzata da elevata volatilità, leggermente in calo.

    Le flessioni nel pre-market di Wells Fargo (NYSE:WFC) stanno pesando sul sentiment, con il titolo in calo di circa il 2,6%. Il movimento segue la pubblicazione di risultati del quarto trimestre superiori alle attese sugli utili, ma deludenti sul fronte dei ricavi.

    Anche Bank of America (NYSE:BAC) era in ribasso prima dell’apertura, nonostante abbia riportato risultati trimestrali migliori delle stime degli analisti.

    Al contrario, le azioni di Citigroup (NYSE:C) sono attese in rialzo nelle prime contrattazioni dopo aver comunicato utili del quarto trimestre superiori alle attese.

    Sul fronte macroeconomico, i nuovi dati del Dipartimento del Commercio hanno mostrato che le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono aumentate più del previsto a novembre. Le vendite sono salite dello 0,6% nel mese, dopo una flessione rivista dello 0,1% a ottobre. Gli economisti si aspettavano un aumento dello 0,4%.

    Al netto delle vendite di auto e componenti, le vendite al dettaglio sono cresciute dello 0,5% a novembre dopo un aumento dello 0,2% a ottobre, superando anche in questo caso le attese di un +0,4%.

    Separatamente, il Dipartimento del Lavoro ha segnalato un moderato aumento dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti nel mese di novembre.

    I titoli avevano faticato a trovare una direzione nella seduta di martedì, dopo aver recuperato dalle perdite iniziali di lunedì e aver chiuso leggermente in rialzo. Martedì, i principali indici hanno oscillato attorno alla parità prima di terminare in territorio negativo.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 398,21 punti, pari allo 0,8%, a 49.191,99. Il Nasdaq Composite è sceso di 24,03 punti, ovvero lo 0,1%, a 23.709,87, mentre l’S&P 500 ha ceduto 13,53 punti, lo 0,2%, a 6.963,74.

    Il Dow ha arretrato rispetto al record di chiusura di lunedì, appesantito dal forte calo di JPMorgan Chase (NYSE:JPM), sceso del 4,2%. Il titolo è stato penalizzato dopo che la banca ha registrato un calo degli utili del quarto trimestre su base annua, pur superando le attese sugli utili rettificati.

    L’andamento irregolare dei mercati riflette l’incertezza sulle prospettive a breve termine, alimentata dall’aumento delle tensioni geopolitiche globali e da una serie di proposte politiche del presidente Donald Trump.

    Trump ha recentemente invocato un tetto di un anno ai tassi di interesse delle carte di credito al 10%. Ha inoltre suggerito di vietare alle aziende della difesa il pagamento di dividendi o il riacquisto di azioni, oltre a proporre restrizioni per impedire ai grandi investitori istituzionali di acquistare abitazioni unifamiliari.

    Nel frattempo, i dati sull’inflazione diffusi dal Dipartimento del Lavoro hanno mostrato che i prezzi al consumo sono aumentati in linea con le attese a dicembre. L’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,3% nel mese.

    L’inflazione core, che esclude alimentari ed energia, è aumentata dello 0,2% a dicembre, al di sotto delle attese di un +0,3%. Su base annua, l’inflazione generale è rimasta stabile al 2,7%, mentre quella core è rimasta invariata al 2,6%, contro attese di un lieve aumento.

    A livello settoriale, i titoli delle compagnie aeree hanno registrato forti ribassi, trascinando l’indice NYSE Arca Airline in calo del 2,0%. Debolezza anche per i titoli software, con il Dow Jones U.S. Software Index in calo dell’1,6%.

    I titoli bancari sono stati nel complesso in ribasso, mentre il comparto energetico ha sovraperformato grazie all’impennata dei prezzi del petrolio. Anche i titoli dei settori networking e acciaio hanno mostrato segnali di forza.

  • Borse europee contrastate in vista dei colloqui sulla Groenlandia: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee contrastate in vista dei colloqui sulla Groenlandia: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno mostrato un andamento misto mercoledì, mentre gli investitori si posizionano in vista dell’incontro previsto tra funzionari di Stati Uniti, Groenlandia e Danimarca per discutere del futuro del territorio artico.

    I mercati attendono inoltre una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti sui dazi reciproci introdotti dal presidente Donald Trump, elemento che contribuisce a mantenere un clima di cautela.

    Nel dettaglio, il FTSE 100 di Londra è salito dello 0,3%, mentre il CAC 40 di Parigi si muoveva leggermente sotto la parità. Il DAX di Francoforte ha sottoperformato, scendendo dello 0,5%.

    Le azioni di BP Plc (LSE:BP.) hanno registrato un calo dopo che il gruppo energetico britannico ha avvertito di possibili svalutazioni comprese tra 4 e 5 miliardi di dollari nel quarto trimestre.

    In forte ribasso anche il gruppo educativo Pearson (LSE:PSON), nonostante abbia riportato una crescita delle vendite dell’8% nel quarto trimestre.

    Debole anche il titolo del recruiter Hays (LSE:HAYS), dopo aver comunicato un calo delle commissioni trimestrali superiore alle attese.

    Sul fronte positivo, i titoli energetici RWE (TG:RWE) e SSE (LSE:SSE) sono saliti dopo essere stati inclusi tra gli sviluppatori che si sono aggiudicati contratti con prezzi dell’elettricità garantiti nell’ultima asta britannica per l’eolico offshore.

  • Il petrolio arretra dopo il rally legato ai rischi di offerta in Iran; sotto osservazione l’aumento delle scorte USA

    Il petrolio arretra dopo il rally legato ai rischi di offerta in Iran; sotto osservazione l’aumento delle scorte USA

    I prezzi del petrolio hanno registrato un lieve calo nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì, allontanandosi dai massimi di diverse settimane toccati nella seduta precedente, mentre gli investitori valutavano i timori di possibili interruzioni dell’offerta in Iran a fronte di dati che mostrano un forte aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti.

    Alle 20:18 ET (01:18 GMT), i futures sul Brent con scadenza marzo perdevano lo 0,4% a 65,19 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate (WTI) statunitense scendevano dello 0,5% a 60,87 dollari al barile.

    Entrambi i contratti erano balzati di oltre il 2,5% martedì, portando il Brent a un massimo di 11 settimane e il WTI a un picco di 10 settimane, estendendo un rally che dura ormai da quattro sedute consecutive.

    I rischi sull’offerta iraniana sostengono i recenti rialzi

    L’impennata dei prezzi all’inizio della settimana è stata alimentata dall’aumento delle tensioni geopolitiche legate alle proteste antigovernative in Iran, che hanno sollevato timori su possibili interruzioni delle esportazioni di greggio da parte di uno dei maggiori produttori dell’OPEC.

    I trader hanno progressivamente incorporato un premio per il rischio geopolitico, alla luce della possibilità di interruzioni delle forniture.

    Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno contribuito ad accrescere il nervosismo dei mercati. Trump ha avvertito di possibili azioni militari se le autorità iraniane continueranno la repressione violenta dei manifestanti e ha invitato i dimostranti a “prendere il controllo delle vostre istituzioni”, scrivendo sui social che “gli aiuti sono in arrivo”.

    Ha inoltre minacciato di imporre dazi ai Paesi che continuano a commerciare con Teheran, nel tentativo di isolare ulteriormente il regime, alimentando così il premio geopolitico incorporato nei prezzi del petrolio.

    Forte aumento delle scorte USA – API

    In questo contesto di tensioni geopolitiche, i dati diffusi martedì dall’American Petroleum Institute hanno mostrato che le scorte di greggio negli Stati Uniti sono aumentate di 5,3 milioni di barili la scorsa settimana, ben al di sopra delle attese degli analisti, che prevedevano un incremento di circa 2 milioni di barili.

    Le scorte di benzina sono cresciute di circa 8,2 milioni di barili, mentre quelle di distillati sono aumentate di circa 4,3 milioni di barili, indicando un’ampia disponibilità di prodotti raffinati.

    L’attenzione si sposta ora sui dati ufficiali dell’Energy Information Administration, attesi più tardi nella giornata di mercoledì, che dovrebbero confermare le tendenze delle scorte di greggio e dei prodotti petroliferi.

  • L’oro tocca un nuovo massimo storico dopo un CPI USA moderato; l’argento supera i 90 dollari l’oncia

    L’oro tocca un nuovo massimo storico dopo un CPI USA moderato; l’argento supera i 90 dollari l’oncia

    I prezzi dell’oro hanno raggiunto nuovi record nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì, dopo che i dati sull’inflazione statunitense, più contenuti del previsto, hanno rafforzato le attese di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno, mentre le crescenti tensioni in Iran hanno sostenuto la domanda di beni rifugio.

    L’oro spot è balzato di oltre l’1% fino a un massimo storico di 4.640,13 dollari l’oncia alle 01:56 ET (06:56 GMT), superando il precedente record di 4.634,33 dollari l’oncia toccato nella seduta precedente. I futures sull’oro USA con scadenza marzo sono saliti dell’1% a 4.643,10 dollari l’oncia.

    L’argento ha sovraperformato gli altri metalli preziosi, con un rialzo di oltre il 4% fino a un nuovo record di 91,56 dollari l’oncia. La corsa è stata alimentata da una forte domanda industriale e da flussi verso asset rifugio. Anche il platino ha registrato un deciso rialzo, arrivando a guadagnare fino al 4% a 2.444,21 dollari, avvicinandosi ai massimi storici toccati il mese scorso.

    CPI USA debole e tensioni in Iran sostengono l’oro

    I dati sull’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti diffusi martedì sono risultati inferiori alle attese. Il CPI core è aumentato dello 0,2% a dicembre e del 2,6% su base annua, sotto le previsioni, rafforzando le scommesse su futuri tagli dei tassi. I mercati ora prezzano circa due riduzioni dei tassi nel 2026.

    “Due tagli dei tassi della Fed sembrano perfettamente raggiungibili, con rischi orientati verso un terzo alla luce del raffreddamento del mercato del lavoro”, hanno scritto gli analisti di ING in una recente nota.

    Tassi più bassi tendono a favorire asset privi di rendimento come l’oro, riducendone il costo opportunità.

    Restano inoltre in primo piano i rischi geopolitici. L’Iran è attraversato da proteste antigovernative sempre più intense che avrebbero causato circa 2.000 vittime, alimentando timori di un’instabilità più ampia in Medio Oriente.

    I disordini hanno attirato avvertimenti da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha paventato possibili azioni militari e minacciato di imporre dazi del 25% ai Paesi che fanno affari con l’Iran. Trump ha anche esortato i manifestanti ad aumentare la pressione sulla leadership iraniana, scrivendo sui social che dovrebbero “prendere il controllo delle vostre istituzioni” e che “gli aiuti sono in arrivo”.

    Le preoccupazioni sull’indipendenza della Fed rafforzano il metallo giallo

    Ulteriore sostegno all’oro è arrivato dai timori sull’indipendenza della banca centrale statunitense, dopo che l’amministrazione Trump ha avviato un’indagine penale che coinvolge il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell.

    Sebbene la notizia abbia scosso gli investitori, governatori di banche centrali e dirigenti dei principali istituti hanno espresso pubblicamente sostegno a Powell, sottolineando l’importanza di preservare l’autonomia della Fed dalle pressioni politiche.

    Negli altri mercati dei metalli, i futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono saliti dello 0,4% a 12.237,20 dollari la tonnellata, mentre i futures sul rame negli Stati Uniti hanno guadagnato l’1,1% a 6,07 dollari la libbra. Anche il palladio ha registrato forti rialzi, salendo fino al 4% a 1.911,23 dollari l’oncia.

  • In arrivo nuovi conti bancari USA; il surplus commerciale record della Cina muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    In arrivo nuovi conti bancari USA; il surplus commerciale record della Cina muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures legati ai principali indici azionari statunitensi restavano leggermente sotto la parità mentre gli investitori attendevano una nuova tornata di risultati dalle grandi banche americane. La Cina ha registrato un surplus commerciale record nel 2025, evidenziando gli sforzi per dirottare le esportazioni lontano dagli Stati Uniti lo scorso anno. L’oro ha toccato un nuovo massimo storico grazie alle aspettative di futuri tagli dei tassi USA e alle tensioni geopolitiche, mentre il petrolio ha ceduto parte dei recenti guadagni.

    I futures arretrano

    I futures azionari statunitensi hanno mostrato un lieve calo mercoledì, in vista della pubblicazione dei conti di alcuni colossi di Wall Street.

    Alle 02:49 ET, i futures sul Dow Jones perdevano 133 punti, pari allo 0,3%, quelli sull’S&P 500 cedevano 14 punti, lo 0,2%, mentre i futures sul Nasdaq 100 scendevano di 43 punti, lo 0,2%.

    Gli indici principali avevano chiuso in ribasso martedì, dopo che i mercati hanno analizzato dati che mostrano una crescita dei prezzi al consumo stabile a dicembre. Questo ha rafforzato le scommesse su una Federal Reserve orientata a lasciare i tassi invariati nella prossima riunione di fine mese.

    Nel frattempo, JPMorgan Chase (NYSE:JPM), la maggiore banca statunitense, ha riportato un calo dell’utile del quarto trimestre, penalizzato dagli accantonamenti legati all’acquisizione della partnership sulle carte di credito con Apple da Goldman Sachs. L’istituto ha inoltre avvertito che il tetto ai tassi delle carte di credito proposto dal presidente Donald Trump potrebbe pesare sui rendimenti del settore e sui consumatori, trascinando al ribasso i titoli finanziari.

    Le azioni JPMorgan sono scese di circa il 4,2%, nonostante l’utile trimestrale rettificato abbia superato le attese grazie soprattutto a una solida attività di trading.

    Altri conti bancari in arrivo

    Nel corso della giornata sono attesi i risultati di altre grandi banche, tra cui Bank of America (NYSE:BAC), Wells Fargo (NYSE:WFC) e Citigroup (NYSE:C).

    I conti bancari, che di norma inaugurano la stagione delle trimestrali, sono osservati attentamente come termometro del sentiment economico e di mercato nelle prime settimane del 2026.

    Nel corso dell’ultimo anno, la volatilità dei mercati azionari — influenzata da annunci di politica economica della Casa Bianca e da timori di una bolla nei titoli legati all’intelligenza artificiale — ha sostenuto i desk di trading del settore. Anche le commissioni dell’investment banking hanno beneficiato di un aumento delle operazioni di fusione e acquisizione.

    Il CEO di JPMorgan, Jamie Dimon, ha dichiarato martedì che l’economia statunitense resta resiliente e potrebbe continuare a esserlo grazie agli stimoli fiscali, alla deregulation e alla recente politica monetaria della Fed.

    Gli analisti seguiranno con attenzione eventuali commenti sull’indipendenza della banca centrale USA, tema centrale da quando l’amministrazione Trump ha avviato un’indagine penale sul presidente della Fed Jerome Powell. Powell ha affermato che l’iniziativa mirava a influenzare le decisioni sui tassi.

    Dimon ha difeso l’indipendenza della Fed, affermando che tutto ciò che “erode” la capacità dell’istituto di agire senza pressioni politiche “non è una buona idea”.

    Surplus commerciale record della Cina

    La Cina ha registrato nel 2025 un surplus commerciale record di 1.200 miliardi di dollari, riflettendo una riallocazione delle esportazioni lontano dagli Stati Uniti verso altre aree del mondo.

    Alle prese con una politica tariffaria aggressiva da parte degli USA sotto Trump, Pechino ha diversificato le destinazioni, aumentando le esportazioni verso Unione Europea, Sud-Est asiatico, America Latina e Africa.

    I dati dell’Amministrazione Generale delle Dogane mostrano che il surplus annuo — differenza tra esportazioni e importazioni — è cresciuto del 20% rispetto al 2024.

    Solo a dicembre il surplus ha raggiunto 114,14 miliardi di dollari, il terzo valore mensile più alto di sempre. I due massimi storici restano gennaio e giugno dello scorso anno, a conferma degli sforzi delle fabbriche cinesi per evitare dazi USA più severi.

    Allo stesso tempo, il dato è stato sostenuto da importazioni deboli in un’economia interna in rallentamento. I leader cinesi restano sotto pressione per varare misure a sostegno della crescita, in un contesto di consumi fiacchi e crisi prolungata del mercato immobiliare.

    L’oro tocca un nuovo record

    I prezzi dell’oro hanno segnato nuovi massimi storici, dopo che i dati sull’inflazione USA hanno rafforzato le attese di tagli dei tassi nel corso dell’anno e le tensioni in Iran hanno alimentato la domanda di beni rifugio.

    L’oro spot è salito di oltre l’1% a un record di 4.640,13 dollari l’oncia alle 01:56 ET (06:56 GMT), superando il precedente massimo di 4.634,33 dollari. I futures sull’oro USA con scadenza marzo sono avanzati dell’1% a 4.643,10 dollari.

    L’inflazione core USA, che esclude alimentari ed energia, è cresciuta dello 0,2% su base mensile e del 2,6% annuo a dicembre, sotto le attese, rafforzando le scommesse su futuri tagli dei tassi. I mercati ora prezzano circa due riduzioni nel 2026.

    “Due tagli dei tassi della Fed sembrano perfettamente raggiungibili, con rischi orientati verso un terzo alla luce del raffreddamento del mercato del lavoro”, hanno scritto gli analisti di ING. Tassi più bassi tendono a favorire asset privi di rendimento come l’oro, riducendone il costo opportunità.

    Le tensioni geopolitiche restano elevate: l’Iran è alle prese con proteste antigovernative sempre più intense che avrebbero causato circa 2.000 vittime, aumentando i timori di instabilità in Medio Oriente. Anche le preoccupazioni sull’indipendenza della Fed hanno sostenuto il metallo prezioso.

    Il petrolio scende

    I prezzi del petrolio sono scesi mercoledì, restituendo parte dei guadagni recenti, dopo la ripresa delle esportazioni dal Venezuela e l’aumento delle scorte USA, mentre la situazione in Iran resta sotto osservazione.

    Il Brent ha perso lo 0,8% a 64,96 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è sceso dello 0,8% a 60,69 dollari.

    Entrambi i contratti erano saliti di oltre il 2,5% martedì, portando il Brent a un massimo di 11 settimane e il WTI a un picco di 10 settimane, prolungando una serie positiva di quattro sedute.

    Le scorte di greggio negli Stati Uniti sono aumentate di 5,23 milioni di barili nella settimana conclusa il 9 gennaio, secondo l’American Petroleum Institute. I dati ufficiali dell’EIA sono attesi più tardi in giornata.

    A influenzare l’offerta, il Venezuela, membro dell’OPEC, ha ripreso le esportazioni di greggio nell’ambito di un accordo tra Caracas e Washington successivo alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti. Tuttavia, l’intensificarsi delle proteste in Iran ha alimentato i timori di possibili interruzioni dell’offerta dal quarto produttore OPEC mondiale.

  • Le Borse europee avanzano leggermente in attesa dei colloqui sulla Groenlandia; BP segnala una pesante svalutazione: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee avanzano leggermente in attesa dei colloqui sulla Groenlandia; BP segnala una pesante svalutazione: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno registrato lievi rialzi mercoledì, mentre gli investitori valutavano gli sviluppi geopolitici, con l’attenzione rivolta ai prossimi colloqui sul futuro della Groenlandia.

    Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco guadagnava lo 0,1%, il CAC 40 francese saliva dello 0,4% e il FTSE 100 britannico avanzava dello 0,2%.

    Colloqui sulla Groenlandia sotto i riflettori

    Le preoccupazioni geopolitiche continuano a dominare il sentiment, con i mercati concentrati sull’incontro previsto tra il segretario di Stato americano Marco Rubio e rappresentanti della Groenlandia e della Danimarca. Il vertice arriva dopo le ripetute dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sull’ipotesi di “acquisire” il territorio semi-autonomo danese.

    Trump ha più volte affermato che Washington deve controllare la Groenlandia per impedire a Russia o Cina di occupare la regione artica strategica e ricca di risorse minerarie. Groenlandia e Danimarca hanno ribadito che l’isola non è in vendita, ma Trump non ha escluso l’uso della forza.

    Altrove, le tensioni in Iran continuano a pesare sul sentiment globale. Il gruppo statunitense per i diritti umani HRANA ha dichiarato mercoledì che il bilancio delle vittime delle proteste è salito a oltre 2.500 persone, mentre le autorità cercano di reprimere le manifestazioni. Martedì Trump ha esortato gli iraniani a continuare a protestare, affermando che gli aiuti sono in arrivo.

    Attesi i dati sull’inflazione alla produzione negli USA

    Con pochi dati macroeconomici europei in calendario, l’attenzione degli investitori si sposta nuovamente sugli Stati Uniti. I dati diffusi martedì hanno mostrato che l’inflazione al consumo negli USA è rimasta relativamente contenuta, mantenendo aperta la possibilità di tagli dei tassi nel 2026.

    Ora i riflettori sono puntati sui dati sull’inflazione alla produzione e sulle vendite al dettaglio, che potrebbero fornire ulteriori indicazioni sull’evoluzione della politica monetaria.

    BP segnala una forte svalutazione

    Sul fronte societario, riflettori puntati su BP (LSE:BP.), dopo che il gruppo energetico ha annunciato svalutazioni comprese tra 4 e 5 miliardi di dollari nel quarto trimestre, in gran parte legate alle attività della transizione energetica, segnalando al contempo un debole andamento del trading petrolifero.

    BP sta cercando di rifocalizzarsi sul core business oil & gas, ridimensionando i precedenti piani di trasformazione in una società orientata alle energie verdi.

    Altrove, Pearson (LSE:PSON) ha riportato un’accelerazione della crescita delle vendite all’8% nell’ultimo trimestre dell’anno e ha dichiarato di attendersi un aumento dell’utile operativo 2025 di circa il 6%.

    A Wall Street, gli investitori attendono nuovi risultati bancari più tardi in giornata, con i conti di Citigroup (NYSE:C), Bank of America (NYSE:BAC) e Wells Fargo (NYSE:WFC), dopo che JPMorgan Chase (NYSE:JPM) ha superato le attese sugli utili trimestrali martedì.

    Il petrolio arretra con l’aumento delle scorte USA

    I prezzi del petrolio sono scesi mercoledì, restituendo parte dei recenti guadagni dopo la ripresa delle esportazioni dal Venezuela e l’aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti, anche se gli sviluppi in Iran restano un fattore di rischio.

    I futures sul Brent sono scesi dello 0,8% a 64,96 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha perso lo 0,8% a 60,69 dollari al barile.

    Entrambi i contratti erano saliti di oltre il 2,5% martedì, portando il Brent a un massimo di 11 settimane e il WTI a un picco di 10 settimane, con guadagni per la quarta seduta consecutiva.

    Le scorte di greggio negli USA sono aumentate di 5,23 milioni di barili nella settimana conclusa il 9 gennaio, secondo i dati dell’American Petroleum Institute diffusi martedì. I dati ufficiali dell’Energy Information Administration sono attesi più tardi in giornata.

    Sul fronte dell’offerta, il Venezuela, membro dell’OPEC, ha ripreso le esportazioni di greggio nell’ambito di un accordo tra Caracas e Washington successivo alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti. Tuttavia, l’intensificarsi delle proteste in Iran ha accresciuto i timori di possibili interruzioni delle forniture dal quarto produttore OPEC mondiale.