Author: Fiona Craig

  • L’oro scende mentre si allentano le tensioni geopolitiche; attenzione ai dati sull’inflazione USA

    L’oro scende mentre si allentano le tensioni geopolitiche; attenzione ai dati sull’inflazione USA

    I prezzi dell’oro sono calati lunedì, mentre le tensioni geopolitiche si sono allentate e gli investitori hanno rivolto l’attenzione ai prossimi dati sull’inflazione negli Stati Uniti.

    Alle 04:30 ET (08:30 GMT), l’oro spot è sceso dell’1% a 3.365,26 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro con scadenza a dicembre sono diminuiti del 2,1% a 3.419,90 dollari l’oncia.

    Tensioni in calo in vista dei colloqui di pace sull’Ucraina

    L’oro ha continuato a scendere lunedì, prolungando le perdite della scorsa settimana, in attesa dell’incontro previsto per il 15 agosto tra il presidente USA Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin in Alaska, con l’obiettivo di porre fine alla guerra in Ucraina. La scadenza del termine fissato da Trump per nuove sanzioni contro la Russia ha contribuito a ridurre la domanda di beni rifugio.

    “Ma con la Russia che chiede all’Ucraina di cedere territori occupati per porre fine alla guerra, è difficile prevedere una soluzione rapida,” hanno affermato gli analisti di ING in una nota. “È improbabile che l’Ucraina accetti di rinunciare al proprio territorio.”

    Dati chiave sull’inflazione USA in arrivo

    Ora l’attenzione è rivolta ai dati sull’inflazione statunitense, con l’indice dei prezzi al consumo (CPI) di luglio in uscita martedì e l’indice dei prezzi alla produzione (PPI) previsto per la fine della settimana. Questi dati saranno fondamentali per gli operatori che valutano la politica della Federal Reserve, specialmente con il mercato che scommette su una probabilità del 90% di un taglio dei tassi a settembre, dopo i deludenti dati sull’occupazione di inizio mese.

    La tregua tariffaria tra USA e Cina, che ha impedito l’escalation dei dazi, scade il 12 agosto. Gli investitori sperano in un’estensione, ma l’incertezza persiste.

    La decisione sui dazi alle importazioni di oro scuote il mercato

    La scorsa settimana i futures sull’oro hanno raggiunto un massimo storico sopra i 3.530 dollari l’oncia dopo che l’U.S. Customs and Border Protection ha stabilito che le barre d’oro standard da 1 chilogrammo e 100 once sarebbero soggette a dazi all’importazione. Questo ha causato interruzioni nelle forniture, con alcuni raffinatori svizzeri che hanno sospeso le spedizioni verso gli Stati Uniti, ha riportato Reuters.

    I gruppi industriali hanno avvertito che i dazi potrebbero danneggiare il commercio globale dell’oro, in particolare dalla Svizzera, principale centro di raffinazione.

    “Tuttavia, ora la situazione si è calmata, con notizie secondo cui la Casa Bianca chiarirà la questione con un ordine esecutivo, in seguito a indicazioni che le importazioni di barre d’oro non saranno soggette a dazi,” hanno aggiunto gli analisti di ING.

    Altri metalli preziosi in calo

    Nel frattempo, i futures sul platino sono diminuiti dello 0,7% a 1.330,80 dollari l’oncia, mentre i futures sull’argento sono scesi dell’1,4% a 37,990 dollari l’oncia. Anche i contratti sul rame si sono indeboliti, con i futures della London Metal Exchange in calo dello 0,1% a 9.751,50 dollari la tonnellata e i futures statunitensi scesi dello 0,5% a 4,4485 dollari la libbra.

    Questo contenuto è fornito esclusivamente a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria, d’investimento o di altro tipo professionale. Non deve essere considerato come una raccomandazione all’acquisto o alla vendita di titoli o strumenti finanziari. Tutti gli investimenti comportano dei rischi, inclusa la possibilità di perdere il capitale investito. Le performance passate non sono indicative di risultati futuri. Si consiglia di effettuare le proprie ricerche e di consultare un consulente finanziario qualificato prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.

  • I prezzi del petrolio scendono in vista del summit USA-Russia e dei dati sull’inflazione

    I prezzi del petrolio scendono in vista del summit USA-Russia e dei dati sull’inflazione

    I prezzi del petrolio sono diminuiti durante la sessione asiatica di lunedì, estendendo il forte calo della scorsa settimana, in attesa dei colloqui tra Stati Uniti e Russia che potrebbero segnare una de-escalation del conflitto in Ucraina.

    A mettere ulteriore pressione, la Cina — il più grande consumatore mondiale di petrolio — ha pubblicato i dati sull’inflazione di luglio, deludendo le aspettative e mostrando pochi segnali di ripresa economica. Questo, insieme a diversi indicatori economici recenti deboli, ha reso gli investitori cauti sulle future prospettive della domanda di petrolio.

    Alle 21:35 ET (01:35 GMT), i futures sul Brent con scadenza a ottobre sono scesi dello 0,8% a 66,08 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate (WTI) sono calati dello 0,8% a 62,47 dollari al barile. Entrambi i benchmark hanno registrato perdite superiori al 4% la scorsa settimana.

    Focus sul summit USA-Russia e le sanzioni

    È previsto un summit di alto profilo il 15 agosto, quando il presidente Donald Trump incontrerà il presidente russo Vladimir Putin per discutere possibili soluzioni alla guerra in Ucraina. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno intensificato gli sforzi per limitare le esportazioni di petrolio russe imponendo tariffe ai principali acquirenti come Cina e India.

    L’amministrazione Trump ha imposto tariffe fino al 50% sull’India per scoraggiare l’acquisto di petrolio russo e ha lasciato intendere misure simili contro la Cina. Sebbene queste minacce tariffarie abbiano offerto un certo supporto ai prezzi del petrolio la scorsa settimana, le preoccupazioni più ampie sulle politiche commerciali statunitensi hanno pesato sul sentiment del mercato.

    L’inflazione cinese delude; attesa per il CPI USA

    L’indice dei prezzi al consumo (CPI) cinese di luglio è rimasto stabile, mentre i prezzi alla produzione sono diminuiti più del previsto, indicando tendenze deflazionistiche persistenti. Questi dati riflettono gli effetti limitati dei programmi di stimolo di Pechino e un recente allentamento delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti.

    Inoltre, condizioni meteorologiche avverse a luglio potrebbero aver rallentato l’attività economica cinese.

    Ora tutti gli occhi sono puntati sul rapporto sul CPI USA di luglio, previsto per martedì. Qualsiasi indicazione di rallentamento dell’inflazione potrebbe aumentare le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve a settembre. Dato che gli Stati Uniti sono il più grande consumatore mondiale di petrolio e considerati i potenziali aumenti di prezzo legati ai dazi, questi dati saranno attentamente monitorati.

    Questo contenuto è fornito esclusivamente a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria, d’investimento o di altro tipo professionale. Non deve essere considerato come una raccomandazione all’acquisto o alla vendita di titoli o strumenti finanziari. Tutti gli investimenti comportano dei rischi, inclusa la possibilità di perdere il capitale investito. Le performance passate non sono indicative di risultati futuri. Si consiglia di effettuare le proprie ricerche e di consultare un consulente finanziario qualificato prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.

  • Dollaro stabile in attesa del CPI; euro guarda ai colloqui sull’Ucraina

    Dollaro stabile in attesa del CPI; euro guarda ai colloqui sull’Ucraina

    Il dollaro USA si è mantenuto stabile lunedì mentre gli investitori si preparavano a una settimana intensa, con eventi chiave come il rapporto sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) di luglio, l’incontro tra i presidenti Donald Trump e Vladimir Putin, e la scadenza per un accordo commerciale tra USA e Cina.

    Alle 04:05 ET/08:05 GMT, il Dollar Index, che misura la forza del dollaro rispetto a sei valute principali, è salito leggermente a 98,050, stabilizzandosi dopo le forti perdite della scorsa settimana.

    Dati CPI sotto i riflettori

    Dopo un deludente rapporto sull’occupazione all’inizio del mese, sono cresciute le aspettative che la Federal Reserve possa tagliare i tassi di interesse nel meeting di settembre. Attualmente il mercato assegna oltre il 90% di probabilità a un taglio.

    I dati sui prezzi al consumo di luglio, attesi per martedì, sono ora al centro dell’attenzione, con analisti e decisori politici che avvertono che le tariffe imposte dall’amministrazione Trump potrebbero spingere l’inflazione al rialzo.

    «Il consenso si aspetta un’ulteriore accelerazione del CPI core, a +0,3% mese su mese (3,0% anno su anno), nella rilevazione di luglio di questa settimana», hanno detto gli analisti di ING. «È un numero che probabilmente può essere considerato accettabile per la Federal Reserve per procedere con un taglio a settembre, dato il contesto di un mercato del lavoro significativamente più debole.»

    I negoziati commerciali tra USA e Cina restano sotto stretta osservazione mentre si avvicina la scadenza del 12 agosto. Entrambe le parti desiderano evitare ulteriori aumenti tariffari che potrebbero raggiungere livelli a tre cifre sulle merci.

    Il mercato si aspetta in gran parte un’estensione della tregua, soprattutto dopo le notizie del Financial Times che hanno rivelato come i produttori di chip Nvidia (NASDAQ:NVDA) e AMD (NASDAQ:AMD) abbiano accettato di versare al governo USA il 15% dei ricavi delle vendite di chip in Cina.

    Euro sostenuto dalle speranze di pace in Ucraina

    In Europa, l’euro è salito dello 0,1% a 1,1651 contro il dollaro, sostenuto dall’ottimismo che i colloqui tra Putin e Trump possano portare a una tregua nel conflitto ucraino.

    «La considerevole incertezza riguardo all’esito e la ridotta sensibilità del G10 FX al conflitto in Ucraina limitano al momento la possibilità di significativi aggiustamenti alla nostra view sull’EUR», hanno osservato gli analisti di ING.

    La sterlina britannica è rimasta pressoché invariata a 1,3451 in attesa dei dati sull’occupazione di martedì. Il Chartered Institute of Personnel and Development ha rivelato che le intenzioni di assunzione nel settore privato UK sono scese ai minimi dall’inizio della pandemia, con solo il 57% dei datori di lavoro che prevede di assumere nei prossimi tre mesi, leggermente in calo rispetto al 58% della precedente indagine.

    Lo yuan scende leggermente in vista dei negoziati commerciali

    USD/CNY è sceso leggermente a 7,1830 dopo i dati del weekend che hanno mostrato un’inflazione contenuta in Cina a luglio. L’inflazione dei prezzi al consumo è rimasta stabile, mentre quella dei prezzi alla produzione è diminuita più del previsto, evidenziando un supporto calante dalle misure di stimolo di Pechino.

    I rapporti commerciali tra Cina e USA restano al centro dell’attenzione, con la scadenza del 12 agosto per una tregua tariffaria che si avvicina. All’inizio dell’anno, le due parti avevano concordato una riduzione temporanea delle tariffe, puntando a un accordo a lungo termine. La scorsa settimana, il presidente Trump ha indicato che potrebbe estendere la scadenza, mentre i colloqui continuano.

    Altri movimenti valutari

    Lo yen giapponese è sceso dello 0,1% a 147,63 contro il dollaro in un mercato poco liquido a causa di una festività pubblica in Giappone. Il dollaro australiano è calato dello 0,1% a 0,6519 in attesa della riunione della Reserve Bank of Australia di martedì, dove è ampiamente previsto un taglio dei tassi dopo la pausa a sorpresa del mese scorso.

    Questo contenuto è fornito esclusivamente a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria, d’investimento o di altro tipo professionale. Non deve essere considerato come una raccomandazione all’acquisto o alla vendita di titoli o strumenti finanziari. Tutti gli investimenti comportano dei rischi, inclusa la possibilità di perdere il capitale investito. Le performance passate non sono indicative di risultati futuri. Si consiglia di effettuare le proprie ricerche e di consultare un consulente finanziario qualificato prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.

  • DAX, CAC, FTSE100, Le azioni europee salgono leggermente; attenzione ai negoziati commerciali Cina-USA

    DAX, CAC, FTSE100, Le azioni europee salgono leggermente; attenzione ai negoziati commerciali Cina-USA

    I mercati azionari europei hanno aperto la settimana con lievi guadagni, mentre gli investitori continuano a navigare nel mutevole scenario commerciale.

    Alle 07:05 GMT, l’indice DAX della Germania è salito dello 0,1%, il CAC 40 della Francia è avanzato dello 0,2% e il FTSE 100 del Regno Unito è aumentato dello 0,2%.

    La scorsa settimana, gli indici principali europei hanno registrato solidi guadagni, seguendo Wall Street, sostenuti da forti risultati del secondo trimestre e da un recente accordo commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti che ha ridotto il rischio di un costoso conflitto commerciale.

    I negoziati commerciali tra USA e Cina al centro dell’attenzione

    Nel frattempo, la situazione è stata meno ottimistica in altre regioni, con l’entrata in vigore giovedì delle nuove tariffe imposte dall’amministrazione Trump, con dazi fino al 50% su alcune economie regionali.

    Inoltre, la tregua tariffaria tra USA e Cina, che ha mantenuto sotto controllo l’escalation dei dazi, scadrà il 12 agosto.

    Sebbene i mercati sperino in una proroga, permane l’incertezza sul futuro, considerando che un conflitto commerciale tra le due maggiori economie mondiali potrebbe avere ripercussioni globali.

    Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato lunedì che spera che la Cina “quadrupli rapidamente” gli ordini di soia dai contadini americani, presentando questa mossa come un modo per ridurre il deficit commerciale di Pechino con Washington.

    I risultati trimestrali si riducono mentre l’estate avanza

    Le pubblicazioni dei risultati aziendali sono scarse questo lunedì, mentre il mercato entra nel periodo estivo più lento.

    Marshalls (LSE:MSLH) ha riportato un calo degli utili nella prima metà del 2025 rispetto all’anno precedente, attribuendo la diminuzione ai margini più bassi nel segmento dei Prodotti per Paesaggistica, che hanno compensato i miglioramenti nei Prodotti per Coperture e Edilizia.

    Il produttore danese di energia eolica offshore Orsted (TG:D2G) ha annunciato un aumento di capitale per circa 9,4 miliardi di dollari, citando difficoltà nel mercato eolico offshore statunitense.

    “Crediamo che ci stiamo avvicinando al momento di cercare il prossimo rialzo nell’Eurozona,” hanno affermato gli analisti di JPMorgan in una nota recente.

    “Nel frattempo, il mercato deve affrontare i rischi stagflazionistici provenienti dagli Stati Uniti, e anche i risultati più misti delle aziende europee.”

    Prezzi del petrolio in calo in attesa dei colloqui USA-Russia sull’Ucraina

    I prezzi del petrolio hanno esteso le perdite della scorsa settimana lunedì, in attesa dei colloqui previsti tra Stati Uniti e Russia sulla guerra in Ucraina.

    Alle 03:05 ET, i futures sul Brent sono scesi dell’1% a 65,93 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate USA sono calati dell’1,1% a 63,16 dollari al barile.

    Entrambi gli indicatori hanno perso oltre il 4% la scorsa settimana dopo la notizia che il presidente Trump incontrerà il presidente russo Vladimir Putin il 15 agosto in Alaska per negoziare una soluzione alla guerra in Ucraina.

    Le aspettative crescono per una possibile revoca delle sanzioni che hanno limitato l’offerta di petrolio russo sui mercati globali.

    Questo contenuto è fornito esclusivamente a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria, d’investimento o di altro tipo professionale. Non deve essere considerato come una raccomandazione all’acquisto o alla vendita di titoli o strumenti finanziari. Tutti gli investimenti comportano dei rischi, inclusa la possibilità di perdere il capitale investito. Le performance passate non sono indicative di risultati futuri. Si consiglia di effettuare le proprie ricerche e di consultare un consulente finanziario qualificato prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.

  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, I futures USA salgono mentre gli investitori attendono dati economici chiave; il settore AI al centro dell’attenzione

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, I futures USA salgono mentre gli investitori attendono dati economici chiave; il settore AI al centro dell’attenzione

    I futures azionari statunitensi sono saliti lunedì in vista di una settimana intensa, ricca di importanti rapporti economici che potrebbero influenzare le decisioni sui tassi di interesse della Federal Reserve nei prossimi mesi. Nel frattempo, l’intelligenza artificiale resta un tema centrale per gli investitori, contribuendo a spingere il Nasdaq Composite a un nuovo massimo storico nella chiusura della scorsa settimana.

    Secondo i rapporti, Nvidia (NASDAQ:NVDA), leader nei chip per AI, condividerà una parte dei ricavi delle vendite in Cina con il governo USA. Nel frattempo, l’annuncio preliminare degli utili di C3.ai ha deluso gli investitori, segnalando cautela nel settore del software AI aziendale.

    Futures in rialzo

    Entro la mattina di lunedì, i contratti futures sono aumentati in modo modesto: i futures sul Dow sono saliti di 108 punti (0,2%), quelli sull’S&P 500 di 12 punti (0,2%) e i futures sul Nasdaq 100 di 37 punti (0,2%).

    Il Nasdaq Composite ha raggiunto un nuovo record di chiusura nella sessione di venerdì, sostenuto dal rialzo del titolo Apple (NASDAQ:AAPL), che è salito di oltre il 13% — la sua migliore performance settimanale dal 2020. Questo incremento è stato in parte favorito dalla speranza che i piani di Apple di aumentare gli investimenti interni le permettano di evitare molte delle tariffe imposte dal Presidente Donald Trump. I settori tecnologia e servizi di comunicazione dell’S&P 500 hanno anch’essi chiuso la settimana a nuovi massimi.

    L’ottimismo degli investitori è stato rafforzato dalle aspettative che il rallentamento del mercato del lavoro statunitense possa spingere la Federal Reserve a ridurre i tassi nella riunione di settembre (vedi sotto).

    Nvidia darà una quota dei ricavi delle vendite di chip AI in Cina al governo USA – Rapporto

    Secondo il New York Times, Nvidia ha accettato di cedere il 15% dei suoi ricavi provenienti dalle vendite di chip AI in Cina al governo degli Stati Uniti.

    Il quotidiano, citando fonti interne, ha riferito che il CEO di Nvidia, Jensen Huang, ha incontrato il Presidente Trump la scorsa settimana e ha accettato di “concedere a Washington una parte del denaro che guadagna dal suo business nel grande — e redditizio — mercato cinese.” Anche Advanced Micro Devices (NASDAQ:AMD) avrebbe stretto un accordo simile.

    Nvidia ha ricevuto licenze dal Dipartimento del Commercio per iniziare le vendite del suo chip AI H20 specifico per la Cina poco dopo l’incontro, nonostante la Casa Bianca avesse già annunciato il mese scorso l’approvazione.

    Le azioni di C3.ai crollano

    Le azioni di C3.ai (NYSE:AI) sono precipitate nel trading after-hours dopo un annuncio preliminare sugli utili inferiore alle attese.

    La società prevede ricavi per il primo trimestre fiscale tra 70,2 e 70,4 milioni di dollari, con una perdita rettificata tra 57,7 e 57,9 milioni di dollari, a fronte delle stime degli analisti di 104 milioni di ricavi e una perdita operativa di 27,3 milioni. C3.ai ha anche comunicato che sta ristrutturando la sua organizzazione di vendite e servizi.

    La società con sede a Redwood City pubblicherà i risultati completi il 3 settembre.

    Dati economici chiave questa settimana

    Gli investitori seguiranno con attenzione il rapporto sull’indice dei prezzi al consumo USA di luglio, in uscita martedì.

    Giovedì sono attesi i dati sui prezzi alla produzione, mentre venerdì saranno pubblicate le vendite al dettaglio e il sondaggio sul sentimento dei consumatori.

    L’inflazione e il mercato del lavoro restano elementi critici per il mandato duale della Fed. La debole crescita occupazionale recente e le revisioni al ribasso dei dati di mesi precedenti suggeriscono un mercato del lavoro in raffreddamento, che potrebbe sostenere tagli ai tassi per stimolare investimenti e consumi.

    Tuttavia, l’inflazione rimane al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed, alimentando timori che un calo dei tassi possa aggravare le pressioni sui prezzi.

    La Fed: Bowman sostiene i tagli ai tassi

    La Fed ha adottato un approccio prudente, aspettando segnali più chiari sull’impatto dei dazi.

    Tuttavia, emergono divisioni tra i responsabili delle politiche, con alcuni più aperti a possibili tagli imminenti. Due membri hanno dissentito nella riunione di luglio, sostenendo la riduzione dei tassi.

    Il governatore della Fed Michelle Bowman ha ribadito il suo punto di vista sabato, affermando che “il rapporto sull’occupazione di luglio ha sottolineato le sue preoccupazioni sullo stato del mercato del lavoro.” Ha aggiunto che “la debolezza del mercato del lavoro ha avuto maggior peso rispetto alle paure legate all’aumento dei prezzi.”

    Questi commenti rispecchiano le continue richieste di Trump affinché la Fed “abbassi rapidamente i tassi,” una campagna che ha attirato critiche verso il presidente della Fed Jerome Powell e sollevato dubbi sull’indipendenza della banca centrale.

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  • Indici DAX, CAC e FTSE 100 contrastati mentre entrano in vigore i dazi USA e si profila un incontro Putin-Trump

    Indici DAX, CAC e FTSE 100 contrastati mentre entrano in vigore i dazi USA e si profila un incontro Putin-Trump

    Le borse europee sono risultate contrastate venerdì, mentre gli investitori valutavano l’impatto dei nuovi dazi statunitensi e seguivano gli sviluppi geopolitici. Le tariffe più elevate imposte dall’amministrazione Trump su diversi partner commerciali sono entrate ufficialmente in vigore a mezzanotte. Intanto, da Mosca è arrivata la conferma che il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump stanno organizzando un incontro, alimentando le speranze di una possibile tregua in Ucraina.

    Secondo gli ultimi dati di mercato, il CAC 40 Index francese è salito dello 0,1%, mentre sia il DAX Index tedesco che il FTSE 100 Index britannico hanno perso lo 0,1%.

    Sul fronte macroeconomico, l’istituto statistico francese INSEE ha comunicato che il tasso di disoccupazione in Francia è rimasto stabile al 7,5% nel secondo trimestre, in linea con le attese. Il numero di disoccupati è aumentato di 29.000 rispetto al trimestre precedente, raggiungendo i 2,4 milioni.

    Nel settore aziendale, il colosso farmaceutico britannico GSK (LSE:GSK) è salito dopo aver annunciato che riceverà 370 milioni di dollari in seguito a un accordo brevettuale negli Stati Uniti.

    Anche il gruppo immobiliare tedesco Deutsche Wohnen (TG:DWNE) è avanzato dopo aver riportato una perdita semestrale ridotta.

    L’assicuratore e gestore patrimoniale olandese NN Group (EU:NN) ha registrato un forte rialzo dopo aver comunicato utili semestrali superiori alle attese del mercato.

    Al contrario, il riassicuratore tedesco Munich Re (TG:A2TSS7) ha subito un brusco calo dopo aver rivisto al ribasso le previsioni sui ricavi assicurativi per il 2025.

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  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, I futures degli indici azionari statunitensi indicano un’apertura moderatamente positiva

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, I futures degli indici azionari statunitensi indicano un’apertura moderatamente positiva

    Venerdì, i futures sugli indici azionari statunitensi indicano una partenza in rialzo per Wall Street, suggerendo che gli investitori potrebbero spingere al rialzo i principali listini dopo la sessione contrastante di giovedì.

    Tuttavia, l’attività complessiva potrebbe rimanere contenuta a causa dell’assenza di dati macroeconomici rilevanti, elemento che potrebbe frenare parte dell’interesse al rischio.

    Durante la giornata precedente, i mercati avevano inizialmente registrato guadagni, ma le pressioni di vendita avevano portato gli indici a chiudere in modo misto. Il Nasdaq ha continuato la sua avanzata, salendo di 73,27 punti (+0,4%) a 21.242,70, mentre l’S&P 500 ha perso 5,06 punti (-0,1%) chiudendo a 6.340,00, e il Dow Jones ha lasciato sul terreno 224,48 punti (-0,5%) a quota 43.968,64.

    Il rialzo iniziale è stato alimentato dall’annuncio dell’ex presidente Donald Trump sull’introduzione di dazi del 100% sulle importazioni di chip e semiconduttori, con esenzioni per le aziende che producono sul suolo americano.

    “La buona notizia per aziende come Apple è che se producete negli Stati Uniti, o avete preso l’impegno inequivocabile a farlo, non ci sarà alcuna tariffa,” ha dichiarato Trump.
    “In altre parole, introdurremo un dazio di circa il 100% su chip e semiconduttori,” ha aggiunto. “Ma se costruite negli Stati Uniti d’America, non pagherete nulla.”

    L’annuncio è arrivato mentre il CEO di Apple, Tim Cook, si è unito a Trump per confermare che l’azienda investirà altri 100 miliardi di dollari negli Stati Uniti. Dopo aver trainato i mercati nella sessione precedente, le azioni Apple (NASDAQ:AAPL) sono aumentate del 3,2%.

    Tuttavia, l’entusiasmo iniziale si è attenuato nel corso della giornata, poiché gli investitori hanno manifestato timori sull’impatto delle nuove tariffe imposte a decine di paesi.

    A pesare sui listini anche il calo del 3,0% di Intel (NASDAQ:INTC), dopo che Trump ha chiesto le dimissioni immediate del CEO Lip-Bu Tan, definendolo “altamente in conflitto d’interessi.”

    Nel frattempo, dal fronte macroeconomico, il Dipartimento del Lavoro ha comunicato che le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono salite a 226.000 nella settimana terminata il 2 agosto, superando le attese degli analisti. Un altro rapporto ha mostrato un significativo rimbalzo della produttività del lavoro nel secondo trimestre.

    Tra i settori, quello farmaceutico ha registrato la performance peggiore, con l’indice NYSE Arca Pharmaceutical in calo del 2,1%, ai minimi di quasi tre mesi. In particolare, Eli Lilly (NYSE:LLY) ha perso il 14,1%, nonostante risultati trimestrali superiori alle attese, deludendo gli investitori con i dati di uno studio sull’obesità.

    Deboli anche i titoli legati ai servizi petroliferi, mentre semiconduttori, utilities e hardware hanno mostrato buoni guadagni.

    Questo contenuto è fornito esclusivamente a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria, d’investimento o di altro tipo professionale. Non deve essere considerato come una raccomandazione all’acquisto o alla vendita di titoli o strumenti finanziari. Tutti gli investimenti comportano dei rischi, inclusa la possibilità di perdere il capitale investito. Le performance passate non sono indicative di risultati futuri. Si consiglia di effettuare le proprie ricerche e di consultare un consulente finanziario qualificato prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.

  • L’oro guadagna terreno sulle paure dei dazi; i dazi USA sulle barre da 1 chilo sollevano preoccupazioni sull’offerta

    L’oro guadagna terreno sulle paure dei dazi; i dazi USA sulle barre da 1 chilo sollevano preoccupazioni sull’offerta

    I prezzi dell’oro sono saliti leggermente nei mercati asiatici venerdì, diretti verso un guadagno settimanale mentre i dazi commerciali statunitensi hanno riacceso l’incertezza economica. L’attenzione si è anche concentrata sulla possibile imposizione di nuovi dazi USA sulle barre d’oro da un chilo, una misura che potrebbe sconvolgere i mercati del lingotto e restringere la disponibilità fisica.

    L’oro spot è salito dello 0,1% a 3.398,65 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro di dicembre al COMEX sono aumentati dell’1% a 3.488,60 dollari l’oncia alle 00:26 ET (04:26 GMT). Per la settimana, l’oro spot ha guadagnato circa lo 0,8%, con i futures pronti a chiudere con un +2,6%.

    Gli Stati Uniti impongono dazi sulle barre d’oro da un chilo, riporta il Financial Times

    Il Financial Times ha riferito giovedì che gli USA hanno introdotto dazi sulle importazioni di barre d’oro da un chilo, una mossa che potrebbe sconvolgere il commercio globale del lingotto e pesare sulla Svizzera, principale raffinatrice ed esportatrice di oro.

    Secondo una decisione della Customs and Border Protection statunitense (CBP) datata 31 luglio, le barre da un chilo e da 100 once saranno soggette a dazi doganali. Questo contrasta con le precedenti aspettative che queste barre sarebbero state esentate dai dazi ampiamente imposti da Trump. Le barre da un chilo sono la misura più comune scambiata al COMEX, il più grande mercato di futures sull’oro al mondo, con gran parte proveniente dalla Svizzera.

    Questi dazi aggiungono pressioni alla Svizzera, che già affronta un dazio del 39% sulle esportazioni verso gli Stati Uniti. Il Paese rimane un attore chiave nella raffinazione dell’oro ed esporta grandi quantità verso l’America.

    La notizia dei dazi ha alimentato una forte impennata dei futures sull’oro al COMEX questa settimana, che hanno nettamente superato i guadagni dei prezzi spot.

    L’oro ha raggiunto livelli record quest’anno in mezzo a crescenti incertezze economiche globali e una domanda rafforzata di beni rifugio, causata in gran parte dalle tensioni commerciali legate ai dazi di Trump.

    Al contrario, altri metalli preziosi hanno perso terreno venerdì, poiché i trader hanno preferito l’oro per le preoccupazioni sull’offerta. Il platino spot è sceso dello 0,5% a 1.334,14 dollari l’oncia, mentre l’argento spot è calato dello 0,2% a 38,2065 dollari l’oncia.

    I metalli industriali hanno registrato guadagni moderati, con i futures sul rame alla London Metal Exchange in rialzo dello 0,4% a 9.716,65 dollari a tonnellata, e i futures sul rame COMEX saliti dello 0,2% a 4,4235 dollari la libbra.

    Dopo un picco iniziale oltre i 5 dollari la libbra in seguito all’annuncio di Trump di dazi al 50% sulle importazioni di rame, il rame raffinato è stato esentato, provocando una netta correzione nei prezzi statunitensi del metallo rosso.

    La debolezza del dollaro favorisce i metalli; cresce l’attenzione sulla successione alla Fed

    Il calo del dollaro USA ha sostenuto i prezzi dei metalli questa settimana, in mezzo a crescenti scommesse di un taglio dei tassi della Federal Reserve a settembre.

    Questo sentimento è arrivato dopo una serie di dati deboli sul mercato del lavoro USA, che indicano un raffreddamento costante del settore occupazionale.

    Nel frattempo, Bloomberg ha riferito che il governatore della Fed Christopher Waller sta emergendo come il candidato preferito di Trump per sostituire Jerome Powell, il cui mandato terminerà a metà 2026.

    Waller, che a luglio ha votato a favore di un taglio dei tassi insieme ad un altro membro della Fed, è allineato con la preferenza di Trump per una politica monetaria più accomodante.

    Questo contenuto è fornito esclusivamente a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria, d’investimento o di altro tipo professionale. Non deve essere considerato come una raccomandazione all’acquisto o alla vendita di titoli o strumenti finanziari. Tutti gli investimenti comportano dei rischi, inclusa la possibilità di perdere il capitale investito. Le performance passate non sono indicative di risultati futuri. Si consiglia di effettuare le proprie ricerche e di consultare un consulente finanziario qualificato prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.

  • Il dollaro scende mentre gli operatori monitorano l’impatto delle tariffe; la sterlina beneficia delle indicazioni restrittive della BoE

    Il dollaro scende mentre gli operatori monitorano l’impatto delle tariffe; la sterlina beneficia delle indicazioni restrittive della BoE

    Il dollaro statunitense è sceso venerdì, dirigendosi verso una perdita settimanale mentre gli investitori restano cauti riguardo alle conseguenze delle tariffe commerciali USA e alle recenti mosse del presidente Donald Trump per influenzare la politica della Federal Reserve.

    Alle 04:20 ET (08:20 GMT), il Dollar Index, che monitora il dollaro rispetto a un paniere di sei valute, è sceso dello 0,3% a 97,957, in vista di un calo settimanale intorno all’1%.

    Miran nominato al Board della Fed

    Le tariffe di Trump sono entrate in vigore giovedì, imponendo dazi dal 10% al 50% sulle esportazioni di diverse economie regionali. Sebbene molte di queste tariffe fossero state annunciate in anticipo, il calo del dollaro riflette le crescenti preoccupazioni per i potenziali danni all’economia USA.

    Gli indicatori economici hanno aumentato l’incertezza: il rapporto sull’occupazione della scorsa settimana è stato deludente, l’attività del settore dei servizi questa settimana è debole e sono aumentate le nuove richieste di sussidi di disoccupazione. I trader ora assegnano oltre il 90% di probabilità a un taglio dei tassi da parte della Fed a settembre, un netto aumento rispetto a una probabilità pari a circa il 50% una settimana fa.

    Le preoccupazioni per l’indipendenza della Fed pesano ulteriormente sul dollaro. Giovedì Trump ha annunciato la nomina di Stephen Miran, presidente del Consiglio dei Consulenti Economici, per ricoprire il posto vacante nel Board della Fed per il resto del mandato, dopo le dimissioni a sorpresa della governatrice Adriana Kugler la scorsa settimana.

    «Miran ha fatto eco alle recenti posizioni accomodanti di Trump e alle critiche alla Fed, minimizzando anche l’impatto inflazionistico delle tariffe», hanno dichiarato gli analisti di ING. «È ampiamente previsto che si unisca a Christopher Waller e Michelle Bowman nel campo dovish per le poche riunioni a cui parteciperà, con un rischio non trascurabile che possa cercare di costruire un consenso per una mossa di 50 punti base.»

    Questa nomina temporanea probabilmente rafforzerà l’influenza di Trump sulla Fed, mentre l’amministrazione cerca un successore per il presidente Jerome Powell, il cui mandato scade il 15 maggio 2026. Bloomberg News ha riportato che il governatore Christopher Waller sta emergendo come il principale candidato per guidare la banca centrale.

    Euro in lieve calo mentre cresce la speranza di pace in Ucraina

    L’euro è leggermente sceso a 1,1662 contro il dollaro, appena sotto un massimo di oltre una settimana, mentre gli investitori reagivano ai colloqui in corso per porre fine alla guerra in Ucraina.

    Il presidente russo Vladimir Putin incontrerà il presidente Trump nei prossimi giorni, dopo i colloqui tra l’inviato di Trump Steve Witkoff e Putin.

    «Ora i mercati devono valutare quanto sia realistico un cessate il fuoco», ha osservato ING. «Ci aspettiamo che procederanno con cautela, considerando che finora ci sono pochi segnali che la Russia sia pronta ad accettare un cessate il fuoco totale in Ucraina.»

    Sterlina rafforzata dalle posizioni restrittive della BoE

    La coppia GBP/USD è salita dello 0,1% a 1,3447, sostenuta da una frazione più ampia del previsto di membri della Bank of England favorevoli a mantenere i tassi invariati. Nonostante un taglio di 25 punti base, quattro dei nove responsabili politici hanno votato per la pausa, segnalando un possibile stop alle riduzioni future.

    «La forte dissidenza hawkish pone maggiore attenzione ai dati futuri sull’inflazione. Ora sembra necessaria una moderazione più convincente per rimettere pienamente in conto un altro taglio nel 2025», ha detto ING.

    Lo yen trova sostegno grazie alle rassicurazioni sulle tariffe

    USD/JPY è salito dello 0,1% a 147,23 dopo che i dati sulla spesa delle famiglie a giugno sono risultati più deboli del previsto, suggerendo un calo sostenuto della domanda dei consumatori.

    Le perdite dello yen sono state contenute dopo le rassicurazioni di Tokyo che il tasso effettivo delle tariffe USA sulle merci giapponesi sarà limitato al 15%, ha dichiarato il principale negoziatore commerciale giapponese Ryosei Akazawa.

    Ciò ha alleviato le preoccupazioni che la tariffa del 15% potesse sommarsi a quelle già esistenti, aumentando molto i costi.

    Altre valute

    AUD/USD ha guadagnato lo 0,3% a 0,6531 in vista della riunione della Reserve Bank of Australia. Il mercato si aspetta ulteriori tagli ai tassi in un contesto di inflazione in rallentamento, dopo una pausa a sorpresa a luglio.

    USD/CNY è salito leggermente a 7,1824.

    Questo contenuto è fornito esclusivamente a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria, d’investimento o di altro tipo professionale. Non deve essere considerato come una raccomandazione all’acquisto o alla vendita di titoli o strumenti finanziari. Tutti gli investimenti comportano dei rischi, inclusa la possibilità di perdere il capitale investito. Le performance passate non sono indicative di risultati futuri. Si consiglia di effettuare le proprie ricerche e di consultare un consulente finanziario qualificato prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.

  • Prezzi del petrolio stabili ma verso forti perdite settimanali tra tariffe e preoccupazioni sull’offerta

    Prezzi del petrolio stabili ma verso forti perdite settimanali tra tariffe e preoccupazioni sull’offerta

    I prezzi del petrolio sono rimasti sostanzialmente invariati durante la sessione asiatica di venerdì, ma sono destinati a subire perdite settimanali significative a causa delle crescenti preoccupazioni per un rallentamento della domanda dovuto alle misure tariffarie e a un imminente surplus di offerta.

    Il greggio ha trovato un sostegno temporaneo dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato restrizioni più severe sull’industria petrolifera russa, incluse tariffe elevate rivolte all’India. Queste nuove tariffe, entrate in vigore giovedì come parte delle azioni commerciali reciproche di Trump contro importanti partner, hanno alimentato timori di un più ampio disagio economico globale che potrebbe indebolire la domanda di petrolio.

    Un dollaro USA più forte ha inoltre esercitato pressione sul greggio, in un contesto di crescente speculazione sul prossimo presidente della Federal Reserve dopo Jerome Powell.

    Alle 21:41 ET (01:41 GMT), i future sul Brent con scadenza ottobre si sono stabilizzati a 66,43 dollari al barile, mentre i future sul West Texas Intermediate (WTI) si sono mantenuti a 63,03 dollari al barile. Entrambi i contratti hanno perso circa il 4-5% nel corso della settimana.

    Il petrolio è destinato alla sua più forte perdita settimanale dalla fine di giugno tra timori di domanda e offerta

    La pressione al ribasso sui prezzi del petrolio questa settimana è derivata dalle preoccupazioni per un indebolimento della domanda, soprattutto mentre le tariffe USA influenzano le dinamiche commerciali globali.

    I segnali di raffreddamento del mercato del lavoro statunitense hanno aumentato i timori sulla solidità della domanda, anche se i cali delle scorte hanno in parte compensato questo sentiment negativo.

    Sul fronte dell’offerta, il petrolio resta sotto pressione dopo la decisione dell’OPEC+ di aumentare le quote di produzione a settembre, proseguendo il processo di annullamento di quasi tre anni di tagli alla produzione.

    La diplomazia Russia-Ucraina introduce una nuova variabile

    La Russia ha confermato giovedì che il presidente Vladimir Putin dovrebbe incontrare a breve il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in mezzo alle richieste dei leader occidentali per una risoluzione del conflitto Russia-Ucraina, ormai prolungato da più di tre anni.

    Il conflitto ha sostenuto i prezzi del petrolio a causa delle aspettative di esportazioni russe più limitate, ma un possibile cessate il fuoco potrebbe ridurre questa pressione.

    Nonostante le severe sanzioni USA sul settore petrolifero russo, finora le forniture globali non hanno subito riduzioni significative.

    Questa settimana, Trump ha imposto tariffe fino al 50% sulle importazioni indiane di petrolio russo e ha minacciato simili tariffe per la Cina, il maggior acquirente.

    Queste misure hanno fornito solo un sostegno temporaneo ai prezzi del petrolio.

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